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Referendum cittadinanza, Gori: “Consolida cambiamento e diritti”. Frassini: “Incoraggia solo nuovi sbarchi”

Promosso da Riccardo Magi di +Europa, punta a dimezzare da 10 a 5 gli anni di residenza legale in Italia richiesti per poter avanzare la domanda di cittadinanza italiana che, una volta ottenuta, sarebbe automaticamente trasmessa ai figli minorenni

Bergamo. Il referendum sulla cittadinanza promosso da Riccardo Magi di +Europa e sostenuto da sostenuto da Radicali Italiani, Partito Socialista Italiano, Rifondazione Comunista e da numerose associazioni.  ha già raggiunto quota mezzo milione di firme. Una proposta lanciata agli italiani lanciata dall’alveo del centrosinistra anche se non tutti i partiti dell’opposizione hanno sottoscritto la proposta, a partire dal leader M5s Giuseppe Conte, convinto che sia importante che il Movimento porti avanti la propria proposta di legge. Contraria la maggioranza, con Fratelli d’Italia in testa. Il partito della premier si è infatti espresso per voce della sua stessa leader che ha chiuso ad ogni possibile proposta o modifica dell’attuale normativa così, “in Italia abbiamo già una ottima legge. Non vedo quindi la necessità di cambiarla”. Anche la Lega del vice premier Matteo Salvini respinge la proposta al mittente. Diversa la posizione di Forza Italia, da sempre aperta al dialogo sui temi come questi, come insegna anche la questione relativa allo Ius Scholae portata avanti dal segretario nazionale Antonio Tajani: gli azzurri, pur non cavalcando l’onda del referendum, pensano piuttosto a costruire un disegno di legge specifico sull’argomento.

L’obiettivo delle 500mila firme, numero che sembrava difficile da raggiungere, in realtà è stato centrato in poco meno di tre giorni. Per un testo che propone di dimezzare da 10 a 5 gli anni di residenza legale in Italia richiesti per poter avanzare la domanda di cittadinanza italiana che, una volta ottenuta, sarebbe automaticamente trasmessa ai propri figli e alle proprie figlie minorenni. Il quesito posto alla cittadinanza mira, quindi, a modificare l’articolo 9 dell’attuale legge sulla cittadinanza, la numero 91/1992, che si basa sul cosiddetto ius sanguinis, il ‘diritto di sangue’. La legge attuale stabilisce che acquista di diritto la cittadinanza alla nascita chi è nato da madre o padre cittadini italiani. Sono previste modalità agevolate di acquisto della cittadinanza per gli stranieri di origine italiana. Discorso a parte, per coloro che dalla legge vengono definiti “stranieri”. “Lo straniero che sia nato in Italia – si legge nel testo – può divenire cittadino italiano a condizione che vi abbia risieduto legalmente e ininterrottamente fino al raggiungimento della maggiore età e dichiari, entro un anno dal compimento della maggiore età, di voler acquistare la cittadinanza italiana”.  Ai fini della concessione della cittadinanza, il referendum prevede invariati gli altri requisiti richiesti, tra i quali la conoscenza della lingua italiana. Secondo le stime, la modifica dei termini per richiedere la cittadinanza italiana riguarderebbe 2,5 milioni di persone.

Il referendum cittadinanza allineerebbe l’Italia alla maggioranza delle normative europee. La Germania all’inizio del 2024 ha approvato una legge che coincide con le richieste di questo referendum e che ha stabilito il termine di 5 anni di residenza per l’ottenimento della cittadinanza.

“Cinquecento mila firme in poche settimane: certamente un grande risultato, forse inaspettato ma che dimostra quanto il tema sia sentito – così l’europarlamentare Giorgio Gori –. E quante siano convinte che la legge italiana vada cambiata. Oggi ci vogliono non meno di 10 anni per chi vive regolarmente nel nostro Paese, e sottolineo regolarmente, per sottoporre la richiesta di cittadinanza. Il quesito referendario propone invece di riportare la legge a come era prima, nel 1992, ovvero alla possibilità di poterla acquisire dopo 5 anni e di trasmetterla automaticamente ai propri figli. Sono 2 milioni e 300mila le persone interessate da questo referendum: sono tantissimi i cittadini che vivono, lavorano e pagano regolarmente le tasse nel nostro Paese e che non hanno il diritto di sentirsi italiani. La premier Meloni ha detto che il problema non si pone e che dieci anni sono un periodo congruo e che sostanzialmente si opporrà. A me pare che la risposta popolare l’abbia già avuta dalle 500mila persone che hanno scelto di sottoscriverlo. E non solo da loro, anche da tutte quelle che decideranno di farlo. Diamoci come obiettivo il milione di firme per consolidare il cambiamento sulla strada dei diritti e della cittadinanza. Andiamo a cogliere questo ulteriore obiettivo”.

“Questo referendum, è bene che gli italiani lo sappiano, regalerà di fatto la cittadinanza agli stranieri – spiega Rebecca Frassini, deputata della Lega -. Indistintamente. E incoraggerà nuovi sbarchi. Proprio quello che dobbiamo evitare in questo momento storico in cui l’immigrazione incontrollata sta creando non pochi disagi in Italia come in altri Paesi europei sul fronte della sicurezza e dell’ordine pubblico. I nostri studenti che tutte le mattine si recano da ogni parte della provincia a Bergamo per frequentare gli Istituti superiori e l’Università non si sentono sicuri nelle stazioni e nel piazzale delle autolinee, zone della città ormai in stato di degrado e terra di spaccio e risse tra immigrati. Se i nostri ragazzi non si sentono sicuri nell’andare a scuola significa che non si sentono sicuri e liberi nel loro Paese, liberi di prendere i mezzi, di uscire la sera, di frequentare locali.
Concedere la cittadinanza dopo soli 5 anni significa dare impulso a questo tipo di immigrazione, quella che ci hanno portato i governi di sinistra, l’immigrazione di chi sceglie l’Italia per delinquere proprio adesso che il Governo è riuscito a limitare gli sbarchi grazie agli accordi con altri Paesi. La Lega resterà ferma sulle sue posizioni, l’Italia ha già una legge sulla cittadinanza ed è tra i Paesi europei che ne concede di più. Non c’è motivo di cambiarla. Questa è l’ennesima sceneggiata della sinistra che non sa più come attaccare il Governo di centrodestra, un governo che lavora e sta dando impulso alla crescita economica di famiglie e imprese. Il referendum è uno strumento della democrazia che noi rispettiamo, ma la Lega dirà sempre no a questa nuova e inutile legge sulla cittadinanza scritta per gli immigrati e non certo per gli italiani”.
“La raccolta delle firme per il referendum sulla cittadinanza ha ottenuto un risultato straordinario in pochi giorni. Ora si tratta di garantire che più del 50% di italiani vada al voto per quel referendum così come per quello sull’autonomia differenziata e per quelli sociali contro il Jobs Act e i diritti dei lavoratori – così Devis Dori, deputato di Alleanza Verdi Sinistra Italiana – . Noi saremo impegnati in questa direzione. La cittadinanza definisce il rapporto tra cittadino e Stato e trova nella nostra Costituzione antifascista un significato grande, combinato con quello di uguaglianza. La filosofa Hannah Arendt, apolide per 18 anni fino al ‘51 a causa dei nazisti, scrisse: ‘Privati dei diritti umani garantiti dalla cittadinanza, si trovarono ad essere senza alcun diritto, la schiuma della terrà. Non si possono lasciare bambine e bambini che crescono insieme ai nostri figli senza diritto di cittadinanza mentre chi ha una lontana discendenza italiana, ma vive all’estero, ha diritto ad averla, magari solo per viaggiare liberamente nell’area Schengen. Una riforma della legge sulla cittadinanza non è solo necessaria, non solo è urgente, ma è anche è soprattutto giusta. In Italia ci sono tanti ragazzi e ragazze che parlano la nostra lingua, studiano, si sono laureati, hanno relazioni sociali, ma non sono cittadini italiani. Noi dobbiamo porre rimedio a questa grande ingiustizia. Il referendum è la strada che abbiamo intrapreso, e ora spetta agli italiani decidere. L’apertura di Forza Italia? Vogliamo capire se è la solita manfrina, come è avvenuto questa estate, con un passo avanti e cinque indietro”.
“Quello della riforma della legge sulla cittadinanza è un tema molto sentito ma delicato, che deve essere affrontato con un dibattito serio e non strumentale, nè può risolversi con un referendum o un emendamento a un qualsiasi provvedimento – così Stefano Benigni, parlamentare e vice segretario nazionale di Forza Italia -. Ci accusano di non avere coraggio e di avere fatto passi indietro, ma non è così. A differenza del campo largo, che si è spaccato nuovamente sul tema presentando quattro mozioni diverse, stiamo lavorando a una proposta di legge seria, che discuteremo prossimamente con i nostri alleati. Noi abbiamo le nostre idee e non inseguiamo quelle degli altri, né accettiamo proposte altrui, che peraltro non condividiamo, come quella del referendum. Il nostro obiettivo è migliorare e correggere l’attuale legge che ha delle lacune strutturali e soprattutto è basata su un automatismo. Siamo convinti che la cittadinanza debba essere una conquista: la merita chi ha studiato nelle nostre scuole, chi ha imparato bene la nostra lingua, chi ha dimostrato di volersi integrare, facendo proprie le nostre tradizioni e la nostra cultura. Vogliamo arrivare ad una legge ampiamente condivisa con i nostri alleati e libera da visioni ideologiche”.
L’europarlamentare di Fratelli d’Italia Lara Magoni sposa perfettamente la linea della sua leader: “Non sono d’accordo con la proposta della sinistra ed in particolare di + Europa che punta a dimezzare i tempi per l’ottenimento della cittadinanza italiana- dice l’On. Lara Magoni, eurodeputata di Fratelli d’Italia. In Italia é in vigore una legge che stabilisce i criteri per la concessione della cittadinanza che funziona e  siamo uno dei Paesi europei che rilascia il maggior numero di cittadinanze ogni anno. Basti pensare che nel 2022 sono state più di 213mila le persone che hanno ottenuto la cittadinanza italiana, in incremento rispetto al 2021. Quindi non vedo il motivo per una tale modifica; ritengo anche che dieci anni sia un periodo di tempo corretto. La cittadinanza italiana non va regalata ma va concessa solo alle persone meritevoli, coloro che dimostrano di conoscere la nostra lingua, rispettare le nostre leggi, i nostri valori e la nostra cultura”.