Logo

Temi del giorno:

“Noi pendolari, stanchi di pagare e arrivare in ritardo a lezione, al lavoro e a casa”

Riccardo, giovane studente universitario, pendolare esprime tutta l’amarezza, lo sconforto e la delusione per i disservizi dei treni regionali. Ed interroga istituzioni. Oltre a chiedere agli altri pendolari di ribellarsi

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera di Riccardo, un giovane studente della provincia di Bergamo che sta frequentando l’università a Milano. C’è tutta l’amarezza, l’indignazione e una serie di domande rivolte alla società che gestisce i trasporti ferroviari, al Ministro dei trasporti e alla Regione Lombardia. E poi c’è un invito a ribellarsi rivolto a tutti i pendolari che con rassegnazione ogni giorno subiscono i ritardi dei treni. 

Buongiorno,
vorrei segnalare alla Redazione di Bergamonews una situazione incresciosa affinché, nel caso in cui lo ritenga utile, possa informare i cittadini.

Faccio parte del “clan” dei bergamaschi che si vedono costretti a pendolare con i treni verso Milano per studiare all’università.
La nostra giornata inizia con due assiomi:

– Chi a piedi, chi in bici, chi in macchina, chi in autobus sa a che ore arriverà in stazione;

– Nessuno di noi sa a che ore arriverà in università e a che ore tornerà a casa.

Potete trasporre perfettamente questi assiomi a quella grande fetta del “clan dei bergamaschi” che pendola con noi studenti per lavoro… e penso che possiate anche trasporla ai “clan” delle altre province Lombarde. Tre anni da pendolare, il tempo passa… ma posso garantirvi che la situazione è arrivata al limite dell’indecente.

Per chi non conosce la situazione, eccovi la giornata tipo del pendolare:
– arrivo alla stazione di Verdello-Dalmine, la prima fermata dopo la stazione di Bergamo, ore 7:00
– Treno 7:11 -> cancellato
– Treno 7:24 -> cancellato
– Treno 7:49 -> ritardo 10’

Dopo un’ora ad aspettare sulle panche all’aperto della stazione arriva il momento in cui devi salire su quello che noi chiamiamo con affetto “carro bestiame”.
Portando i passeggeri di tre treni, il povero mezzo è stipato all’inverosimile al punto che, per salire, devi spingere a forza gli altri poveri compagni di sventura… potete capire, quindi, l’origine del suo simpatico epiteto. Il treno parte da Verdello-Dalmine alle 8:00, idelamente dovrebbe metterci dai 28 ai 32 minuti per percorrere 46 km facendo una fermata intermedia (Pioltello) per poi fermarsi ancora alla stazione di Milano Lambrate (dove scendo io).

Una volta su due, il treno rallenta e si ferma in mezzo alla campagna per…? Se c’è qualcuno tra i lettori che ha capito il motivo mi mandi gentilmente una mail.
Successivamente, dopo Pioltello, si ripete lo stesso copione con la periferia di Milano come sfondo al posto dei campi.

Ore 8:45, arrivo in stazione.
Scendo dal treno e inizio a correre verso Città studi.
Entro in aula, la lezione è già iniziata.
La professoressa mi sorride: “sono pendolare pure io”. Me lo disse già alla prima lezione del corso (arrivai in ritardo pure a quella).

Finalmente mi siedo… ma so bene che la giornata non è ancora finita: ricordate il secondo assioma?
So perfettamente che mi attenderà lo stesso identico esodo quando finiranno le lezioni alle 17:30.
Oltre a noi studenti, su quelle carrozze vi sono lavoratori, insegnanti, infermieri, specializzandi, impiegati… gente che più e più volte alla settimana arriva in ritardo sul luogo di lavoro e torna a casa a orari indecenti.

Sia ben chiaro, nessuno di noi pretende che i treni siano puntuali al secondo e puliti e lindi come a Tokyo, anche se mi sembrerebbe uno standard raggiungibile da un paese occidentale che si “fregia della sua grandezza” a livello internazionale.

Regione Lombardia in particolare il presidente Attilio Fontana, che aveva fatto il trasporto su rotaia, merci e passeggeri, punto cardine di entrambe le sue campagne elettorali, ci rassicura.
Ci ricorda di quanto Regione investa sulla mobilità sostenibile.

Ci racconta delle “centinaia di milioni di euro” spesi per i nuovi treni, treni che non passano mai negli orari di punta, e ogni qual volta vi sia un problema “la rete ferroviaria è in mano a RFI, noi non ne siamo responsabili”.
Eh già, stando alle dichiarazioni del presidente della Regione Lombardia e dell’Assessora competente Claudia Terzi… sembra quasi che RFI sia sempre responsabile dei disservizi di Trenord.
Un complotto? Lascio a voi il giudizio.

Un copione già visto, ormai da più di trent’anni. Sì, mia madre era pendolare Bergamo-Milano negli Anni Novanta quando studiava alla Statale di Milano e “No”, la situazione non è migliorata è solo peggiorata.

Noi pendolari ci chiediamo, però, dove finiscano i soldi dei nostri abbonamenti: 87 euro al mese nel mio caso, da Bergamo è ancora più costoso, per arrivare in ritardo un giorno sì e uno pure, sia a lezione sia a casa.
Dove finiscono le tasse che ogni lavoratore paga profumatamente alla Regione?

Siamo stufi di vedere il rispettivo Amministratore Delegato, Assessori, Presidente etc. promettere promettere promettere… e poi lavarsi le mani alla Ponzio Pilato scaricando le responsabilità ad altri.

È colpa dello Stato?
Non vi è forse come Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture un vostro stimato collega, Lombardo tra l’altro?

Mi chiedo… ci chiediamo poi come sia possibile che accadano, con cadenza settimanale guasti:
Guasti impianti di circolazione;
Guasti alle infrastrutture informatiche;
Guasti agli impianti frenanti;
Guasti ai semafori dei treni.
(L’ultimo di questi ha, tra l’altro un incidente che ha disintegrato la circolazione dei treni per una settimana).
Vi suggerirei di cambiare fornitore a questo punto.

Il treno da Bergamo a Milano Centrale deve fare 3 fermate (esclusi i capolinea) non 275, come è possibile che ci metta sempre di più del previsto?

Siamo stufi di pagare pagare pagare e arrivare in ritardo a lezioni, agli esami, al lavoro e a casa.
I vostri rimborsi del 30%, non ci restituiscono le centinaia di ore perse ad aspettare un treno che in stazione non arriverà mai… e no, alzarsi tutti i giorni alle 5 e tornare a casa alle 21 per evitare i treni negli orari di punta non è la soluzione.

Invito tutti i pendolari a segnalare in massa i disservizi di un servizio non all’altezza della Regione in cui ci troviamo e di quanto paghiamo.
Io vi sento quando vi lamentate sul treno, che cosa vi costa mandare mail, telefonare, scrivere ai giornali?

Essere omertosi perché: “tanto che vuoi che accada” vi rende co-responsabili di questo scempio.

PS. Poi vi chiedete perché noi giovani, una volta laureati, ce ne andiamo in altri Paesi europei o non facciamo figli.
Questa è parte della risposta.

Ci vediamo sul prossimo Regionale Express delle 7:24 (V-D).
Sempre che passi.

Riccardo