Inaugura oggi al Monastero del Carmine “Dove nasce il roveto”, 7 giovani artisti si confrontano con la disciplina del disegno
Inaugura giovedì 19 settembre alle 18, al Monastero del Carmine in città alta la mostra “Dove cresce il roveto”, che presenta i lavori di sette giovani artisti in dialogo con una cinquantina di disegni giovanili di Trento Longaretti.
L’esposizione, che si inserisce nel progetto “Arte di carta” teso a valorizzare la produzione grafica del maestro bergamasco in dialettico rapporto con l’evoluzione contemporanea dell’arte visiva su carta, è curata da due studenti dell’Accademia di Belle Arti Carrara, Olmo Erba ed Eleonora Molignani, che si sono confrontati, insieme a Bianca Bonaschi, Chiara Brambilla, Filippo Cristini, Natasha Rivellini, Marta Tessaroli, con le opere dell’Archivio Longaretti. Il progetto affida alla voce autorevole di esperti del settore anche un ciclo di quattro incontri di approfondimento (27 settembre; 16 ottobre, 23 ottobre, 27 ottobre – per info e prenotazione a ingresso libero associazione.longaretti@gmail.com), incentrati sulla produzione artistica su carta nella prospettiva contemporanea del disegno – protagonisti Claudio Sugliani, Cinzia Benigni, artisti e docenti di Tecniche dell’Incisione, Francesco Pedrini vicedirettore del Politecnico delle Arti con delega alla direzione dell’Accademia di Belle Arti Carrara, Maria Grazia Recanati, insegnante di Storia dell’arte moderna e contemporanea, Enrico De Pascale, storico dell’arte.
“L’idea è nata” spiega Serena Longaretti, presidente dell’Associazione Longaretti “perché l’archivio ha ricevuto il riconoscimento di interesse storico culturale ed è stato in parte vincolato dalla Soprintendenza. Vogliamo tenerlo vivo con iniziative di vario genere, non solo sul piano archivistico, ma collaborando con enti come la Carrara. Abbiamo perciò pensato di focalizzare l’attenzione sui lavori su carta di mio padre, attivando un dialogo con le cattedre di disegno e grafica attive oggi in Accademia. L’idea è piaciuta a Pedrini, direttore e docente di disegno e di pittura, che ha coinvolto un altro docente dell’Accademia, Giovanni De Lazzari: sono stati così individuati i sette giovani artisti che sono venuti in Associazione e hanno scelto una certa quantità di disegni di mio padre a cui ispirarsi. Per noi è una bella occasione anche per tenere aperto il dialogo diretto tra l’arte di Trento e gli studenti dell’Accademia delle nuove generazioni. Per quanto riguarda gli incontri di approfondimento, sono tutti stimolanti e sono particolarmente lieta che intervenga Claudio Sugliani, che è un trait d’union tra l’Accademia dell’epoca di mio padre e quella attuale”.
“E’ davvero interessante – sottolinea Enrico De Pascale – il confronto tra ciò che significava il disegno per un giovane artista negli anni Trenta del secolo scorso e ciò che significa invece questa disciplina oggi. Ne nasce una bella riflessione sulla inattualità del disegno nella scena contemporanea e sull’evoluzione della natura e della funzione del disegno. Quando Longaretti frequenta Brera il disegno era quasi un’attività fisiologica, mentre per i ragazzi d’oggi è tutt’altro. Anche per questo c’è molto da scoprire: i giovani artisti in mostra hanno avuto la fortuna di lavorare con un docente secondo me straordinario che è De Lazzari. In mostra si potranno vedere opere in forma di disegno, collage, installazione, anche in forma scultorea, mantenendo fisso il discorso della carta. L’esposizione è quindi molto varia e dinamica, anche considerando il luogo, che è carico di segni: le sale del primo piano del Carmine raccolgono un’atmosfera di grande fascino, per via dei muri sbrecciati, degli ambienti ancora non restaurati e questo clima si combina in modo magnifico con le opere”. Enrico De Pascale è anche l’autore del catalogo, edizioni Lubrina, che sarà presentato in occasione del finissage della mostra: “Nella pubblicazione sono indagati aspetti meno noti di Longaretti. Ho potuto accedere ai suoi diari, che riguardano sia gli anni di Brera sia gli anni della guerra: sono molto ricchi di informazioni, confessioni, rivelazioni e spesso di possono leggere associandoli a quello che lui andava disegnando in quegli stessi momenti. C’è quindi questa possibilità direi rara nella storia dell’arte di studiare i disegni mettendoli a confronto diretto con i pensieri dell’artista. Negli anni del conflitto mondiale Longaretti è artista di guerra, viene mandato nei Balcani, in Sicilia, in Albania.. dopodiché il disegno lui lo lascia andare, perché si butta in pittura e diventa il Longaretti che tutti conosciamo, direttore già dai primi anni Cinquanta della scuola dell’Accademia Carrara. I disegni qui indagati vanno dal ’36 al ’43, che sono anni piuttosto inesplorati”. Il catalogo della mostra, inolter, dà spazio alla personalità artistica dei giovani coinvolti e indaga la dialettica innescata dal loro lavoro di interpretazione e rilettura dei disegni di Longaretti.
“Dove cresce il roveto” è il titolo del catalogo e dell’evento espositivo ed è stato voluto dagli artisti stessi che si sono messi alla prova con entusiasmo. Olmo Erba ed Eleonora Molignani, iscritti al biennio specialistico dell’Accademia, hanno gestito anche la parte curatoriale e di allestimento espositivo. “Abbiamo voluto concentrarci sul concetto di marginalità”, spiega Erba. “Il roveto è sempre vegetazione spontanea, indesiderata, che reclama uno spazio e lo prende. Può essere trappola, nascondiglio, limite, può essere un margine spinoso che comunque restituisce frutti e fiori. È un elemento di forte ambiguità e complessità. La mostra infatti pone attenzione su tutto ciò che è marginale, che nello specifico di Longaretti è l’appunto, il bozzetto … è anche la parte della giovinezza, quindi è insieme qualcosa di marginale e di germinale, perché è il luogo della spontaneità. Ci piaceva tracciare un confronto tra la formazione di un giovane artista negli anni Trenta e la formazione artistica oggi. A livello di suggestione della forma e dei modi ci ha colpito la leggerezza di Longaretti, è qualcosa che si ritrova molto nei lavori che abbiamo scelto, così come la condizione di marginalità, sia dei soggetti che degli oggetti.. spesso i disegni durante la guerra erano fatti su carta recuperata, si cercava di tutto per poter annotare qualcosa di quelle stagioni. Ognuno di noi convocato per questo progetto ha valorizzato aspetti diversi. La mia per esempio è una rivisitazione del tema del ritratto – quella del ritratto, del resto, è una componente molto presente in mostra . In quasi tutti i lavori, comunque, ritorna una componente di interesse del naturale e dell’animale, anche dell’animale che è nell’uomo. E’ stata una bella sfida, che ci ha molto coinvolto. Certamente un forte imprinting per questa mostra l’ha dato Giovanni De Lazzari, un professore a cui titti vogliamo bene e che ha fatto sì che gli artisti e i curatori fossimo noi ”.


