Sinistra Italiana Bergamo
|“L’autonomia differenziata aumenta i divari tra territori e punta ribasso sui diritti e salari”
Una serata dedicata a discutere dell’impatto negativo dell’autonomia differenziata e delle ragioni della contrarietà di Sinistra Italiana a questa legge
Bergamo. “Una e indivisibile. Contro l’autonomia differenziata”. Questo il tema dell’appuntamento che si è svolto sabato 14 settembre nella Sala Galmozzi ed è stato promosso da Sinistra Italiana Bergamo, uno dei soggetti promotori della raccolta firme per il referendum contro l’autonomia differenziata.
Una serata dedicata a discutere dell’impatto negativo dell’autonomia differenziata e delle ragioni della contrarietà di Sinistra Italiana a questa legge.
Invitati a parlarne c’erano Maria Agostina Cabiddu, costituzionalista e docente di diritto pubblico al Politecnico di Milano, Tino Magni, senatore di Alleanza Verdi Sinistra, e Marco Toscano, segretario generale della CGIL di Bergamo.
Il dibattito è stato moderato da Giulia Esposito, della segreteria provinciale di Sinistra Italiana Bergamo.
La legge, definita “Spacca Italia”, aumenterà i divari tra le regioni più ricche e quelle più povere, tra cittadini che potranno accedere a servizi di qualità e altri che non lo potranno fare: cresceranno di conseguenza le già insopportabili diseguaglianze tra territori più ricchi e quelli più poveri. L’autonomia voluta dal ministro leghista Roberto Calderoli trasferisce infatti alle Regioni, in maniera ampia e incontrollata, competenze non solo quelle concorrenti (tra Stato e Regioni), ma anche tre materie di competenza esclusiva dello Stato: giustizia di pace, norme generali sull’istruzione, ambiente e beni culturali.
L’autonomia differenziata di fatto mina il principio di eguaglianza e l’unità nazionale perché devolve alle Regioni materie fondamentali per la qualità della vita delle cittadine e dei cittadini: la sanità, la scuola, l’ambiente e la sicurezza sul lavoro. Rischiamo di avere venti “piccole patrie” con differenti politiche scolastiche, sanitarie, ambientali e sulla sicurezza sul lavoro. Significherebbe smantellare l’istruzione pubblica, la sanità pubblica, indebolire la transizione ecologica e colpire la sicurezza sul lavoro in un Paese con tre morti sul lavoro al giorno.
Ci preoccupa inoltre la competizione territoriale al ribasso, che si potrà creare su sicurezza, diritti e salari sulla pelle dei lavoratori e delle lavoratrici. In risposta all’approvazione della legge sull’autonomia differenziata da mesi si sono mobilitate cittadine e i cittadini per firmare il referendum abrogativo promosso dalle forze politiche di opposizione al governo Meloni e da molte forze civiche, a partire dalla CGIL.
Una raccolta firme che ha visto sin da subito un grande successo in termini di partecipazione, con uno straordinario numero di adesioni raccolte in pochissimi giorni, sulla piattaforma online e nei banchetti, anche in Lombardia. Marco Toscano ha affrontato il tema delle conseguenze negative in materia di competitività rispetto alle sfide della transizione digitale ed ecologica e al lavoro di
qualità.
Maria Agostina Cabiddu ha trattato i profili di legittimità costituzionale della legge sull’autonomia differenziata e sui livelli essenziali delle prestazioni definiti dalla legge che non assicurano in modo uniforme diritti sociali e civili. L’impianto della legge è fatto per favorire i territori più forti.
Tino Magni, che è anche presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, ha illustrato di come si indeboliranno i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici con l’abolizione di fatto del contratto di lavoro nazionale: la competizione tra le regioni si scaricherà inevitabilmente sui salari.
Cabiddu e Magni hanno inoltre fatto notare le contraddizioni del governo Meloni, che vuole il centralismo con il premierato e poi, allo stesso tempo, vuole l’autonomia differenziata. Il premierato è potere politico conferito all’esecutivo a scapito del Parlamento e della partecipazione democratica. In questo senso desta molta preoccupazione la nuova proposta di legge elettorale in
discussione, che prevede uno spropositato premio di maggioranza. Tra l’altro, come ha sottolineato Cabiddu, la legge Calderoli è di dubbia legittimità costituzionale.
Cabiddu e Magni hanno anche messo in rilievo come l’autonomia differenziata sia un allegato della legge di Bilancio: un “trucco” per mettere in difficoltà la legittimità della richiesta di referendum, perché la Finanziaria non può essere soggetta a referendum. La costituzionalista fa però notare che non prevedendo scostamenti di bilancio, l’autonomia differenziata non può essere considerata parte della legge finanziaria. La Corte costituzionale in altri casi si era già espressa dichiarando legittimo il referendum se la legge, anche se in allegato alla Finanziaria, non ha effetti sul bilancio dello Stato.
Da questo punto di vista, il senatore e la costituzionalista rilevano che con la legge sull’autonomia differenziata le Giunte delle Regioni faranno accordi direttamente con il governo nazionale per definire le proprie forme e condizioni di autonomia. Il Parlamento si limiterà alla ratifica di queste intese. Una impostazione che dimostra che l’autonomia differenziata e il premierato minano i principi della democrazia e della centralità del Parlamento voluta dai Costituenti.



