Solza fu il primo Comune ad adottare un Pgt a consumo di suolo zero: “Scelta lungimirante”
L’ex sindaca Carla Rocca: “Volevamo dare un segnale e ci siamo riusciti, oggi i cittadini sono più attenti ai temi legati all’ambiente”
Solza. Essere green non è un ideale astratto. L’attenzione all’ambiente implica l’attuazione di azioni concrete, in grado di andare controcorrente e di guardare al futuro oltre che all’immediato presente. Con questa lungimirante visione, nel dicembre 2011, l’amministrazione comunale di Solza ha adottato in via definitiva un Piano di Governo del Territorio a consumo zero di suolo.
Quello all’ombra dell’antico castello colleonesco è stato il primo Comune a compiere questa decisione che tredici anni fa, ai più, sembrava rivoluzionaria o utopistica. Richiedeva molto coraggio, quella capacità di superare schemi consolidati, come ha dimostrato di fare l’allora sindaca Carla Rocca, che ha guidato il paese per tre mandati, dal 2006 al 2021, affiancata dalla sua brillante compagine di governo.
Il consumo di suolo era un tema poco considerato, se non completamente ignorato, dall’opinione pubblica, ma la decisione dell’ente lo portò all’attenzione di tutti. Rivelandosi una scelta virtuosa fece scuola, ispirando tanti altri Comuni e la Regione a prendere provvedimenti per ridurre la cementificazione. I danni causati dal maltempo, che nei giorni scorsi ha colpito in modo significativo varie zone di Bergamo e provincia, invitano a riflettere sulla necessità di sviluppare una maggior consapevolezza dell’impatto dell’uomo sull’ecosistema, proprio come aveva fatto l’amministrazione Rocca varando un Pgt all’avanguardia per sensibilità ecologica.
“L’adozione del Piano di Governo del territorio – spiega l’ex prima cittadina, oggi delegata all’ambiente del PD bergamasco – è sempre un percorso complesso e articolato. Considerando che Solza è un Comune piccolo e non deve far fronte a costi derivanti per esempio da strutture come scuole superiori o ospedali, siamo stati piuttosto facilitati nell’intraprendere una decisione come questa. A fare la differenza, ovviamente, è stata la volontà politica: io e gli altri componenti dell’amministrazione comunale abbiamo sempre avuto un forte spirito ambientalista. In quegli anni si stava cominciando a parlare dell’importanza di prestare attenzione all’ecosistema, ma per gran parte della popolazione si trattava di una tematica di nicchia o lontana dalla quotidianità delle persone. Volevamo dare un segnale, lanciare una provocazione e abbiamo raggiunto il nostro obiettivo: si può discutere se il singolo Comune o la Regione agiscano in maniera adeguata ed efficace a tutela del territorio, ma la cittadinanza è più attenta rispetto a quanto non lo fesso in passato. Generalmente si discuteva dell’inquinamento dell’aria e dell’acqua, ma non si prendeva mai in considerazione il terreno, che è legato all’economia e per gli enti locali è fonte di entrate attraverso gli oneri di urbanizzazione. Il verificarsi di eventi climatici estremi come quelli che hanno colpito ln Bergamasca in questi giorni ci invita a non sottovalutare il problema perché dal consumo di suolo dipendono le isole di calore che si formano nei centri urbani”.
“Oggi – aggiunge Carla Rocca – sono stati compiuti ulteriori passi su questo fronte. Non serve più solo lo stop alla cementificazione, ma gli esperti parlano della necessità di operare la depavimentazione. Non basta, cioè, implementare il verde, che comunque resta essenziale, ma bisogna liberare terreno. Il suolo consumato è quello agricolo pregiato e penso che sia folle continuare a costruire poli logistici come accade in alcune aree della Bassa Bergamasca. Non esserne consapevoli non è lungimirante né per gli amministratori né per i cittadini, tenendo presente che i politici non sono dei marziani ma vengono eletti, quindi la popolazione ha un ruolo determinante nel decidere quale proposta politica e quali idee sostenere. Il negazionismo che tanto serpeggia ancora tra la gente è sicuramente frutto di chi vuole mantenere lo status quo”.
Serve un approccio complessivo nel prendere ogni decisione, grande o piccola che sia. “Conservare le piante ad alto fusto – annota l’ex sindaca – non è un vezzo, perché è stato dimostrato da diversi studi che significa avere 2-3 gradi in meno in città”.
“Le scelte che facciamo – conclude Rocca – sono sempre il frutto di un pensiero. I cambiamenti climatici rendono necessario modificare il nostro stile di vita così come il modo di produrre delle nostre aziende, di coltivare i campi per i contadini e di costruire le case per le imprese edili. Riguardano il lavoro, l’economia e ogni ambito della nostra esistenza, ma non si può fare diversamente: non è possibile ignorare la situazione altrimenti non ci resterà che subirne le conseguenze con tutti gli effetti negativi che ne scaturirebbero in termini di salute e benessere”.



