Omicidio di Stefania Rota: ecco perché il cugino è stato condannato a 15 anni e 8 mesi
Caduta l’aggravante dei motivi abbietti: “Era convinto di essere stato truffato”. Non concesse le attenuanti: “Reato feroce e condotta deplorevole”
Mapello. Era convinto di essere stato truffato dalla cugina, in combutta con il geometra che si era occupato della pratica catastale, per sottrarre 35 metri quadrati di sua proprietà dal capannone che i due parenti avevano in comune.
Per la Corte d’Assise del tribunale di Bergamo, che ha condannato Ivano Perico a 15 anni e 8 mesi per l’omicidio di Stefania Rota, ad armare la mano dell’assassino non furono quindi motivi abbietti, come ritenuto invece dalla Procura. L’uomo, 65 anni, era profondamente convinto di aver subito un torto, in realtà mai avvenuto. Tant’è che qualche giorno dopo aver fratturato il cranio della cugina con un batticarne, ha cercato di incendiare lo studio del professionista.
Il suo fine, secondo quanto si legge nelle motivazioni della sentenza, era quello “di ammazzare tutti e due” e poi farla finita. La sera dell’incendio allo studio aveva infatti portato con sé due taniche di benzina, una l’ha usata come accelerante, l’altra la voleva riservare a se stesso, ma non ha avuto il coraggio di uccidersi.
Caduta l’aggravante, l’imputato ha potuto accedere al rito abbreviato, che gli ha permesso di ottenere lo sconto di un terzo della pena. L’incendio è stato ritenuto dalla Corte come tentato. Le attenuanti generiche sul reato di omicidio non sono state riconosciute ed hanno inciso sulla pena finale.
“Non è sufficiente la confessione, avvenuta a tre mesi di distanza dal delitto, quando gli inquirenti si erano recati da Perico perché avevano già raccolto un solido compendio investigativo a suo carico” scrivono i giudici. E il carattere meritorio della confessione viene “negativamente assorbito dalla ferocia del reato e dalla deplorevole condotta successiva ad esso serbata dall’imputato”.
Il quale “non solo ha abbandonato in casa per mesi il cadavere della cugina dopo essersi sbarazzato dei suoi effetti personali ma, per nascondere il decesso, ha sciorinato una serie di menzogne alle amiche che gli avevano chiesto informazioni ed ha spostato più volte la Ford Fiesta per depistare le indagini. Inoltre, dopo la condotta omicida l’imputato ha rimuginato per giorni sulla sua rabbia e, anziché controllarla e assumere iniziative sintomatiche di un pentimento, ha tentato di completare la propria vendetta appiccando l’incendio allo studio del geometra”.
Il ritrovamento del corpo di Stefania
Il 21 aprile 2023 un’amica di Stefania Rota si reca dai carabinieri di Ponte San Pietro perché preoccupata della sua scomparsa: dal mese di febbraio risulta irreperibile. I militari raggiungono la villetta di via XI Febbraio, dove la donna abitava e, con l’aiuto dei vigili del fuoco, forzano la porta d’ingresso. Il corpo della 65enne, che viveva sola e non aveva figli, è riverso a terra nell’ingresso, in avanzato stato di decomposizione e con lesioni alla testa.
Il decesso della donna viene fatto risalire agli inizi di febbraio: in frigo c’è una confezione di carote con scadenza il 5, ci sono degli scontrini di una spesa fatta al supermercato che risalgono a quel periodo.
Sembra che la morte sia dovuta a un malore, ma alcuni elementi non tornano: non si trovano le chiavi di casa della 65enne, anche se la porta d’ingresso era chiusa; non c’è traccia del cellulare, della borsetta, del portafogli e della sua “inseparabile” Ford Fiesta blu. C’era anche un’agenda dove la donna annotava ogni circostanza delle sue giornate. Una delle ultime frasi è “Ivan attenta – lo sei già Ste”.
Viene così disposta l’autopsia che evidenzia 9 colpi sferrati alla testa con un corpo contundente: Stefania Rota è stata assassinata.
L’auto della vittima
La macchina di Stefania viene ritrovata parcheggiata in un posteggio pubblico di via Foscolo a Mapello, a circa 300 metri dalla sua abitazione. Dagli esami del conto corrente della donna, gli inquirenti risalgono all’acquisto di un Gps per la sua vettura e da quello agli spostamenti del veicolo avvenuti dopo la sua morte.
Fino all’11 febbraio la Fiesta compie i percorsi abitudinari compatibili con la vita della 65enne. Dal 12 febbraio l’auto risulta essersi spostata tra la casa di Ivano Perico, la via adiacente alla sua abitazione e il parcheggio di via Foscolo.
Nella macchina vengono trovati tre capelli bianchi, compatibili con quelli di Perico, tracce ematiche sul lato conducente e due sacchetti contenenti cocaina, della quale la donna non faceva uso.
I tabulati telefonici
Dagli inizi di luglio 2022 al febbraio 2023 sono 130 i contatti telefonici tra il cugino e la vittima. Dall’11 febbraio il cellulare di Stefania risulta spento. Diverse persone l’hanno cercata dopo quella data, ma non Perico. I tracciati del telefono di Ivano sono inoltre compatibili con quelli del Gps dell’auto della donna.
La perquisizione dell’abitazione dell’imputato
In occasione della perquisizione della sua abitazione, Ivano consegna spontaneamente il cellulare di Stefania, una tanica di benzina, scarpe sporche di sangue, indumenti e fogli manoscritti. Le chiavi dell’auto dichiara di averle buttate nel bosco, la borsetta e il batticarne con la quale ha ucciso la cugina le ha gettate nella spazzatura.
La perizia psichiatrica
Il 3 marzo 2023 Perico tenta di suicidarsi assumendo farmaci. Soccorso in tempo dalla figlia e dalla moglie, viene ricoverato in Psichiatria per un paio di settimane. Il tribunale dispone per l’imputato una perizia psichiatrica che stabilisce la capacità di intendere e volere e l’idoneità a partecipare al processo.
Perico soffrirebbe “di un disturbo narcisistico della personalità con tratti di tipo istrionico”. Vengono segnalati tre momenti fondamentali della vita dell’imputato: la scoperta di essere affetto da una malattia, la separazione dalla moglie nonostante il prosieguo della convivenza, la perdita del lavoro di rappresentante di una nota casa di produzione di birra. È qui che inizia a coltivare un rapporto con la cugina, che vede come una donna sola e bisognosa di un punto di riferimento: lui vuole essere una figura di supporto per lei, si sente così gratificato e utile. Ed è proprio quando Stefania, sollecitata rispetto alla questione del capannone, risponde “Adesso ti arrangi”, che l’impeto omicida di Perico si scatena.


