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“Nel carcere il doppio dei reclusi” la visita e la denuncia Alleanza Verdi e Sinistra

Visita al carcere di Bergamo dei rappresentanti di Europa Verde, il deputato Devis Dori e i co-portavoce Oriana Ruzzini e Giuseppe Canducci

Bergamo. Ispezione alla Casa circondariale di via Gleno a Bergamo, nelle giornata di giovedì 5 settembre, dei rappresentanti di Avs, Alleanza Verdi e Sinistra, che annunciano azioni.

“Anche a Bergamo la situazione del sovraffollamento carcerario è davvero drammatica, con un numero di detenuti doppio rispetto alla capienza prevista – ha affermato l’onorevole Devis Dori -. Il sovraffollamento funge da amplificatore di tutti gli altri problemi ed è quindi una delle cause di disagio psicologico che porta ai suicidi, con un numero di suicidi che nel 2024 è così elevato come mai era avvenuto nella storia repubblicana. A fronte di questa assoluta emergenza il Governo Meloni non sa trovare soluzioni e, anzi, aggrava la situazione sfornando in media un nuovo reato al mese. Con questo trend entro la fine della legislatura avremo 50 nuovi reati. Settimana prossima avremo in Aula alla Camera dei Deputati il c.d. ddl Sicurezza, che conterrà una norma aberrante che consentirà di vedere donne incinte o bimbi neonati dietro le sbarre di un carcere anziché in case rifugio con un’assistenza adeguata. Durante la nostra visita al carcere di Bergamo la Direttrice ha rimarcato l’importanza di occuparsi dei c.d. “Giovani adulti”, cioè quei detenuti che hanno fra i 18 e i 25 anni d’età, che hanno bisogno di attenzioni specifiche e un accompagnamento personalizzato. Attualmente a Bergamo i Giovani adulti sono ben 45. Su questo tema sto depositando una mia interrogazione parlamentare al Ministro Nordio, perchè dobbiamo evitare che questi ragazzi entrati nel circuito penale non riescano più a uscirne per la recidiva”.

“È stata un’esperienza emotivamente impattante e molto istruttiva, ringrazio la direttrice che ci ha accolto e accompagnato insieme alle tirocinanti e all’ispettrice – ha sottolineato Oriana Ruzzini, consigliere comunale e co-portavoce provinciale di Europa Verde -. Tutte donne, in un luogo dove su 585 detenuti, le donne dietro le sbarre sono solo 40. Ringrazio tanto anche i detenuti del laboratorio “forno al fresco” che hanno voluto donarci i biscotti che avevano appena preparato e un ringraziamento va anche alle suore poverelle che vivono nel reparto femminile: il nostro è l’unico carcere d’Italia in cui le suore vivono all’interno e aiutano nella gestione. La direttrice ci ha spiegato che il carcere è uno specchio che anticipa quali saranno i problemi della società tra cinque anni. Il problema nel carcere oggi, ovvero il nostro problema futuro, sono i giovani uomini. Ragazzi di 25 anni che ragionano da preadolescenti. Poi tossicodipendenza e salute mentale, ovviamente. Nella farmacia ad andare per la maggiore sono le benzodiazepine. Mancano le strutture di territorio per gli psichiatrici, mancano le leggi adeguate per consentire al tossicodipendente di scontare la sua pena in comunità curandosi. Molti di questi sono uomini maltrattanti. Fino all’ anno scorso per la rieducazione degli uomini maltrattanti erano stanziate risorse ad hoc. Da quest’anno il governo ha azzerato quelle risorse, dice la direttrice. Così scopriamo che mentre Salvini sciacalla sulla povera Sharon il suo governo toglie fondi destinati a prevenire nuovi casi di violenza sulle donne”.

Devis Dori in carcere

Giuseppe Canducci, co-portavoce provinciale di Europa Verde: “Il carcere deve essere un luogo dove, oltre alla detenzione, si promuove un percorso di reinserimento sociale. Il lavoro, la formazione e le attività culturali sono strumenti essenziali per evitare che il carcere diventi solo un luogo per scontare una pena. Su questi temi quindi, la Provincia direttamente interessata, già presente e in collaborazione col carcere di Bergamo, può e deve fare di più attraverso, ad esempio un potenziamento delle attività lavorative per i detenuti: deve incentivare un network tra aziende locali, cooperative sociali, ONG, terzo settore e l’istituzione penitenziaria per creare un ponte tra il carcere e la società civile, favorendo l’inserimento lavorativo dei detenuti. È indispensabile che, alla fine del percorso detentivo, vi sia una reale possibilità di reinserimento nel tessuto sociale. Vorremmo vedere, per questo, più detenuti impegnati in attività di pubblica utilità, come il riciclo di materiali, la produzione di beni ecosostenibili, e in percorsi formativi legati all’agricoltura biologica o all’energia rinnovabile. Questi settori non solo garantiscono nuove competenze professionali, ma si inseriscono in un quadro di rispetto per l’ambiente e di economia circolare, valori che noi Verdi promuoviamo con forza. In secondo luogo, è fondamentale che anche la stessa provincia si impegni a introdurre programmi di formazione professionale e di orientamento che siano mirati a settori richiesti dal mercato del lavoro. L’istruzione e la formazione devono diventare un pilastro del sistema penitenziario, garantendo ai reclusi una reale possibilità di riscatto. Infine, ancora il nostro ente di secondo livello, deve promuovere tirocini e stage, supportare la riqualificazione professione ed incoraggiare e sostenere i detenuti che desiderano avviare una propria attività imprenditoriale attraverso corsi di imprenditoria e accesso facilitato a micro-finanziamenti o fondi di start-up”.