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Alla Sala Manzù una mostra accende i riflettori sull’arte di Luigi Monti

L’esposizione si potrà visitare fino al 7 settembre

Bergamo. La stagione espositiva in città riapre con una riscoperta d’autore. La mostra “Luigi Monte, il ritorno dell’artista”, allestita nella Sala Manzù della Provincia di Bergamo (Passaggio Sora, 4) accende i riflettori su un autore interessante e poliedrico, versatile e prolifico, nato a Stezzano nel 1928 e scomparso nel 2019. Luigi Monti, detto Monte, appartiene a pieno titolo alla storia dell’arte orobica, ma il suo profilo artistico è rimasto a lungo sullo sfondo, per riemergere con questa prima retrospettiva frutto di un lavoro serio e articolato condotto da storici dell’arte, critici d’arte, ricercatori culturali e conoscitori dell’artista.

Dopo una prima tappa conclusasi al Museo d’Arte contemporanea di Luzzana, l’attuale progetto si articola su più sedi, oltre alla Sala Manzù, gli spazi delle collezioni di Palazzo della Provincia (via Tasso 8, Bergamo) e Villa Grumelli Pedrocca- Palazzo del Comune di Stezzano.

Fino al 7 settembre si potrà visitare la mostra diffusa, in Passaggio Sora giovedì e venerdì 15.00-19.00, sabato e domenica 10.00-12.30 e 15.00 – 19.00, in Palazzo della Provincia su prenotazione e nella sede stezzanese di Villa Grumelli Pedrocchi con visite guidate programmate. In particolare, per sabato 7 settembre è prevista la visita guidata con lo storico dell’arte Rolando Bellini alle ore 11 nel Palazzo del Comune di Stezzano (per informazioni e prenotazioni: ufficio.cultura@comune.stezzano.bg.it) e alle ore 15 in Sala Manzù a Bergamo.

Allievo di Achille Funi, il maestro che contribuì a integrare gli stimoli e la creatività dell’Accademia con la vita culturale della città, Monte fu interprete della lenta ma fervida ripresa dell’arte nel secondo dopoguerra, sperimentando le molte forme del fare artistico, dallo studio di pittura alla ceramica, dalle committenze d’affresco alle vetrate, dai bronzi ai mosaici alle medaglie.
Monte divenne presto una voce consapevole, sempre schiva e riservata, impegnata tanto nella ricerca di un linguaggio personale di libera ispirazione quanto nella realizzazione di opere sacre e civili, di carattere anche monumentale. “In pittura funiano osservante, in scultura primitivista e classicista all’unisono” lo definisce Rolando Bellini “nelle altre sperimentazioni artistiche uno sperimentatore assiduo dialogante, compunto, con la tradizione, ma intento sempre a romperne i paradigmi”. Bilanciandosi tra il fedele magistero di Funi e il consolidamento di una propria cifra stilistica, Monte operò con tenace passione in stretto legame con la terra e la tradizione culturale bergamasca ma confrontandosi con l’attualità della ricerca e del dibattito artistico del suo tempo.
In mostra sono esposte oltre cinquanta opere grafiche, pittoriche e scultoree, tra cui disegni, progetti, bozzetti, incisioni, dipinti, sculture in gres, vetrate.
Tra i molti cartoni d’affresco spiccano quattro inediti realizzati con il maestro Achille Funi, riscoperti in questa mostra: si tratta de “I grandi bergamaschi” ove per l’architettura e la matematica vengono rappresentati Mauro Codussi e Lorenzo Mascheroni sotto forma di autoritratto degli stessi Funi e Monte in atteggiamento maestro-allievo e “Il teatro greco” concepito per il Cinema San Marco di Bergamo.
La mostra, che vede la partecipazione di numerose associazioni ed enti del territorio, si avvale della competente collaborazione della critica d’arte Elisabetta Calcaterra ed è curata dallo storico dell’arte Rolando Bellini, dal conoscitore dell’artista Luigi Cortesi, dalla direttrice del Museo di Luzzana Roberta Mazza e dallo scultore Gianpaolo Corna dell’associazione luzzanese.
Sabato 7 settembre 2024 alle 17.00 nello Spazio Viterbi di Palazzo della Ragione si terrà il finissage della mostra con tavola rotonda di enti, associazioni e sodalizi “per iniziare a costruire un progetto di rete coordinata delle realtà culturali bergamasche”. Interverranno tra gli altri la consigliera con delega alla Cultura della Provincia di Bergamo Romina Russo e lo storico dell’arte Rolando Bellini.