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A quasi 50 anni dalla legge sull’aborto, l’Europa ne discute: in Bergamasca sono oltre mille in un anno

I dati forniti dall’ASST Papa Giovanni, ASST Bergamo Est e ASST Bergamo Ovest. Silvia Von Wunster, direttore della struttura complessa di Ginecologia dell’Ospedale di Alzano Lombardo: “Nei Paesi dove sono in vigore leggi restrittive il numero delle interruzioni volontarie di gravidanza non si riduce, ma aumentano gli aborti clandestini e la mortalità materna”

Sono passati quasi cinquant’anni dall’approvazione della Legge 194, che disciplina le modalità di accesso all’aborto, ma ancora se ne discute. La norma, entrata in vigore il 22 maggio 1978 e confermata da un referendum del 1981, consente alle donne, nei casi previsti, di poter ricorrere all’interruzione volontaria della gravidanza in una struttura pubblica (ospedale o poliambulatorio convenzionato con la Regione di appartenenza).

Prima dell’approvazione di questo provvedimento, l’interruzione volontaria della gravidanza era considerata un reato dal codice penale italiano, che lo puniva con la reclusione da due a cinque anni, comminati sia all’esecutore dell’aborto sia alla donna stessa. La legalizzazione è scaturita a fronte dell’elevato numero di aborti illegali, che causavano spesso complicazioni gravi e parecchie morti. La legge 194/78 descrive le procedure da seguire in caso di richiesta di interruzione di gravidanza, con l’obiettivo di tutelare la salute delle donne.

Periodicamente si riaccende il dibattito su questo tema, che da sempre divide le opinioni, i partiti e gli schieramenti politici. Nelle scorse settimane, per esempio, sono scoppiate accese polemiche sulla presenza di volontari Pro-Vita nei consultori e sulla cancellazione da parte del governo italiano del passaggio in cui si affermava “l’importanza di preservare e garantire un accesso effettivo all’aborto sicuro e legale” nella bozza presentata alla vigilia del G7 lo scorso giugno.

A livello continentale, lo scorso 11 aprile il Parlamento europeo ha adottato una Risoluzione che invita il Consiglio europeo ad avviare le procedure di revisione dei trattati per includere nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea l’assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva e il diritto a un aborto sicuro e legale. Tra i nuovi gruppi della destra nell’Europarlamento, però, ci sono anche eurodeputati polacchi del partito ultraconservatore Konfederacja. Nel maggio 2019, in occasione delle Europee, uno dei suoi candidati di allora, Slawomir Mentzen (che adesso siede in Parlamento a Varsavia), aveva scandito questo slogan: “Non vogliamo gli ebrei, gli omosessuali, l’aborto, le tasse e l’Unione Europea”.

Ma quante sono le interruzioni volontarie della gravidanza in Bergamasca? Dove è possibile praticarle? E fra medici e sanitari quanti sono gli obiettori di coscienza? Abbiamo chiesto queste informazioni all’ASST Papa Giovanni XXIII, l’ASST Bergamo Est e l’ASST Bergamo Ovest tracciando una panoramica completa relativa alla Bergamasca.

Va premesso che abortire sicuramente non è una decisione semplice: comporta una sofferenza a livello psicologico e bisogna tenere presente che è sempre una scelta sofferta. Non si tratta di una tematica astratta ma riguarda intimamente la persona: dietro a ogni numero c’è una storia da trattare con il massimo tatto.

ASST Papa Giovanni XXIII – Ospedale di Bergamo

All’Ospedale Papa Giovanni lo scorso anno (2023) sono state eseguite 404 interruzioni volontarie di gravidanza (IVG), di cui 125 con procedura farmacologica e 279 con procedura chirurgica. Il dato fa registrare un leggero calo rispetto all’anno precedente: nel 2022 complessivamente erano state 424, mentre nel 2021 si sono attestate a 342.

Nei consultori lo scorso anno sono state accolte 213 donne che si sono rivolte ai servizi di Bergamo e Villa D’Almè perché intenzionate ad interrompere la gravidanza. Nei consultori, dal 13 novembre 2023, è stato ampliato l’ambulatorio dedicato al percorso IVG inserendo l’offerta a prezzo calmierato della contraccezione LARC (Long-Acting Reversible Contraception) contestualmente all’effettuazione dell’interruzione volontaria della gravidanza. La contraccezione reversibile a lunga durata d’azione (LARC) include i dispositivi intrauterini e gli impianti sottocutanei e ha il potenziale di risolvere il problema delle gravidanze non programmate.

Per quanto riguarda la composizione dell’organico, su un totale di 30 medici della Ginecologia e Ostetricia, sono 9 i medici non obiettori. “Questo rapporto, così come negli anni passati, permette di rispettare il dettato della Legge 194/1978” – annotano dall’ASST Papa Giovanni.

ASST Bergamo Est

All’ASST Bergamo Est, complessivamente, nel 2023 sono state effettuate 505 interruzioni volontarie di gravidanza (447 farmacologiche e 58 chirurgiche); nel 2022 sono state 468 (369 farmacologiche e 99 chirurgiche) e nel 2021 in totale 516 (341 farmacologiche e 175 chirurgiche).

L’organico aziendale conta 30 ginecologi di cui 9 non obiettori.

Dall’anno scorso l’ASST Bergamo Est ha accentrato le interruzioni volontarie di gravidanza all’Ospedale di Alzano Lombardo, dove è stato organizzato un servizio dedicato. La dottoressa Silvia Von Wunster, direttore della struttura complessa di Ginecologia dell’Ospedale Pesenti-Fenaroli di Alzano Lombardo, spiega: “Le pazienti possono contare su uno spazio strutturato dove sono presenti un’ostetrica e un’operatrice socio-sanitaria che si occupano esclusivamente di loro, fornendo un’assistenza personalizzata, che inizia dal momento della prima telefonata in ospedale per fissare l’appuntamento e prosegue in ogni fase, concludendosi con i controlli che vengono eseguiti dopo lo svolgimento della procedura”.

“In tutta la provincia – prosegue la dottoressa – sono presenti vari consultori, che sono centri preposti alla presa in carico della donna che sta maturando la decisione di ricorrere a un’interruzione volontaria di gravidanza. A sua disposizione ci sono diverse figure, come l’ostetrica e il ginecologo, ma anche lo psicologo e un assistente sociale. Alcune donne, invece, arrivano direttamente in ospedale: hanno già maturato la loro decisione e sono in possesso del certificato che viene redatto dal loro medico di fiducia. L’ostetrica spiega come può avvenire il procedimento e fornisce tutte le informazioni in modo che la donna possa consapevolmente scegliere tra la procedura medica e quella chirurgica. Complessivamente le interruzioni volontarie di gravidanza che sono state effettuate all’ospedale di Alzano Lombardo nel 2023 sono state 483, delle quali 433 con metodo farmacologico e 50 chirurgico, pari a poco più del 10%. In genere, la modalità farmacologica viene apprezzata maggiormente dalle pazienti perché è meno invasiva, non richiede l’anestesia totale e permette di evitare i rischi connessi all’intervento chirurgico come traumatismi di varia tipologia e consente alla donna di avere un maggiore controllo personale sulla procedura”.

“Molte donne – prosegue la dottoressa Von Wunster – arrivano alla nostra struttura molto provate psicologicamente. Il personale dedicato al percorso IVG ha una specifica preparazione ed esperienza per accompagnare le donne nel difficile percorso dell’interruzione di gravidanza, a tutela del loro benessere psichico e fisico.  Osservando i dati della letteratura internazionale si evince con chiarezza che   le leggi che regolamentano l’IVG tutelano la vita e la salute delle donne: nei Paesi dove sono in vigore leggi restrittive il numero delle interruzioni volontarie di gravidanza non si riduce, ma aumentano gli aborti clandestini e la mortalità materna. Per questo, al di là delle opinioni di ognuno, è necessario rimuovere gli ostacoli all’accesso alla Interruzione di Gravidanza e assicurare un’adeguata assistenza alle donne in ogni fase del percorso.

Un dato significativo è rappresentato dalla ripetizione dell’interruzione volontaria di gravidanza. La dottoressa Von Wunster annota: “Secondo i dati Istat, il 25% delle donne che ricorrono a questa procedura ne ha già effettuata una in precedenza. corrette sulla contraccezione dopo aver effettuato un’IVG. Le donne possono scegliere di adottare il metodo contraccettivo che più si adatta alle loro esigenze  già dal momento in cui si trovano in ospedale: fra quelli più efficaci e sicuri ci sono i metodi LARC (Long Acting Reversible Contraceptives), ossia metodi a lungo termine reversibili. A questa tipologia appartengono dispositivi intrauterini (spirali) e l’impianto sottocutaneo. Una volta inseriti non necessitano di uno schema d’assunzione e perciò vengono molto graditi. Questi dispositivi sono disponibili per l’inserimento già nel momento della IVG e nel nostro centro il 54% delle pazienti inizia a utilizzarli subito”.

La dottoressa chiarisce“Sono stati ottenuti risultati importanti, come è stato documentato in questi studi. Nel 2012-2013 nel nostro centro il 29% delle donne che hanno effettuato l’interruzione volontaria di gravidanza ne aveva già eseguita una in precedenza, mentre adesso solo il 16% si trova a ripeterla”.

Queste informazioni sono state pubblicate su riviste scientifiche: un articolo è uscito su ‘The European Journal of Contraception & Reproductive Health Care’ e un altro sul ‘Journal of Gynecology Obstetrics and Human Reproduction’. Quest’ultimo è stato incentrato su uno studio dedicato a un progetto multicentrico italiano che ha coordinato la dottoressa Von Wunster: il lavoro si è focalizzato sulla qualità percepita sul counselling contraccettivo post interruzione volontaria di gravidanza. Un terzo articolo, intitolato “LARC after surgical abortion. A single center successfull experience, with high rate of continuation and patient satisfaction”, è stato accettato per la pubblicazione dalla rivista “Journal of Family and Reproductive Health”.

Infine, la dottoressa Von Wunster, conclude: “Per chi volesse ricorrere ad altri metodi anticoncezionali, come la pillola, l’anello o il cerotto, per evitare la ripetitività dell’interruzione volontaria di gravidanza, è utile chiedere la prescrizione e cominciare a utilizzarli dal giorno stesso in cui è stata eseguita la procedura”.

ASST Bergamo Ovest

I dati relativi alle interruzioni volontarie di gravidanza, nell’area dell’ASST Bergamo Ovest, riguardano gli ospedali di Treviglio e Romano di Lombardia. Dal punto di vista organizzativo, le IVG sono state concentrate sull’Ospedale di Romano di Lombardia, mentre a Treviglio vengono effettuati solo i casi più complessi.

Considerando entrambe le strutture, complessivamente il numero delle IVG praticate nel 2023 sono state 135. Di queste, 9 sono state effettuate a Treviglio e 126 a Romano di Lombardia.

Nel dettaglio, a gennaio sono state 15 (1 a Treviglio e 14 a Romano), a febbraio 12 (2 a Treviglio e 10 a Romano), a marzo 8 (tutte a Romano), ad aprile 8 (tutte a Romano), a maggio 14 (1 a Treviglio e 13 a Romano), a giugno 7 (1 a Treviglio e 6 a Romano), a luglio 11 (1 a Treviglio e 10 a Romano), ad agosto 13 (1 a Treviglio e 12 a Romano), a settembre 10 (tutte a Romano), a ottobre 16 (2 a Treviglio e 14 a Romano), a novembre 9 (tutte a Romano) e a dicembre 12 (tutte a Romano). Di queste, le IVG praticate con metodo farmacologico nell’anno 2023 sono state 32 (5 a Treviglio e 27 a Romano), ripartite così mese per mese, nei due presidi: a gennaio nessuna, a febbraio 2 a Romano, a marzo 3 a Romano, ad aprile 5 a Romano, a maggio 3 a Romano, a giugno 1 a Treviglio e 3 a Romano, a luglio 3 a Romano, ad agosto 1 a Treviglio, a settembre 1 a Romano, a ottobre 2 a Treviglio e 2 a Romano, a novembre 3 a Romano, a dicembre 1 a Treviglio e 2 a Romano.

Guardando l’organico aziendale, considerando entrambi i presidi, nel 2023, sono obiettori 11 ginecologi, 10 anestesisti e 37 addetti ad altre professioni sanitarie. Non sono obiettori, invece, 6 ginecologi, 8 anestesisti e 35 addetti ad altre professioni sanitarie. Nell’ASST è attivo un percorso dedicato per le donne che chiedono l’interruzione di gravidanza.

“A tutte le pazienti – spiegano dall’ASST Bergamo Ovest – viene proposta la contraccezione post IVG mediante terapia estro-progestinica o metodi LARC (Dispositivo intra-uterino o sottocutaneo), che nel 2023 sono stati applicati a 70 pazienti. Per tutto il 2023, tali dispositivi, sono stati acquistati direttamente dalle pazienti”.

Con delibera n. 503 del 07/03/2024, il direttore generale, dato atto che un intervento efficace per la riduzione delle gravidanze inaspettate, soprattutto nelle fasce più deboli della popolazione, è l’offerta di accesso facilitato alla contraccezione e a metodi contraccettivi a costi ridotti, ha approvato la proposta del “Progetto Sperimentale ‘Prevenzione delle gravidanze inaspettate’ dell’ASST Bergamo Ovest, presentato dal direttore SC Ostetricia e Ginecologia e dal direttore SC Farmacia Territoriale e Ospedaliera. “L’obiettivo di tale progetto – aggiungono dall’ASST Bergamo Ovest – è quello di ridurre le interruzioni di gravidanze ripetute, promuovendo ed incentivando l’utilizzo della contraccezione a lunga durata di azione reversibile (LARC), offrendola al prezzo di acquisto riservato alle strutture ospedaliere, considerando che i LARC presentano un’efficacia contraccettiva significativamente più alta rispetto ad altri metodi reversibili, oltre che una maggiore continuità di utilizzo nel tempo”.