“Non so perché ho ucciso Sharon, ero in quel mood”. I Ris per 5 ore nella casa del killer
Durato all’incirca due ore l’interrogatorio di Moussa Sangare davanti al gip Raffaella Mascarino: convalidato il fermo e disposto il carcere. Altri rilievi nell’abitazione di Suisio: “Isolati reperti di interesse investigativo”
Bergamo. È durato quasi due ore l’interrogatorio di Moussa Sangare, il 30enne di origini africane da giovedì rinchiuso in una cella del carcere di Bergamo con l’accusa di omicidio premeditato aggravato dai futili motivi per avere ucciso Sharon Verzeni la notte tra il 29 e 30 luglio scorsi a Terno d’Isola.
L’interrogatorio davanti al gip RaffaellaMascarino (che ha convalidato il fermo e disposto il carcere) è iniziato intorno alle 9 ed è terminato verso le 11. Sangare ha risposto alle domande, confermando di fatto quando già raccontato ai carabinieri dopo l’arresto. Ovvero di avere ucciso Sharon, senza un perché.
Per esprimersi usa termini inglesi, uno slang da rapper: “Sentivo un feeling”, “un mood”. Il suo avvocato, Giacomo Maj, prova a tradurre per lui all’uscita dal carcere: “Sentiva dentro di sé un impulso a farlo”. A fare che cosa? Uccidere? “Non è uscito con l’obiettivo di uccidere qualcuno – sostiene il legale -. Era uscito con queste queste sensazioni che aveva e che lo costringevano a fare del male”. Probabilmente a qualcuno di vulnerabile come Sharon, visto che prima aveva ‘scartato’ alcuni soggetti di sesso maschile.
Sulla richiesta di un’eventuale perizia psichiatrica l’avvocato Maj non si sbilancia. “È un tema, non sono un medico ma la mia opinione è che il mio assistito abbia dei problemi”. Compresa la dipendenza dalle droghe, anche se quella sera dice di non averne fatto uso.
Nel primo pomeriggio, l’attenzione si è spostata dal carcere a Suisio. Qui i Ris hanno fatto tappa nell’abitazione occupata abusivamente da Sangare in via San Giuliano. Entrati intorno alle 13.30, gli uomini del Reparto Investigazioni Scientifiche dei carabinieri non sono usciti prima delle 18.
Nel piccolo appartamento i militari avevano già sequestrato una sagoma di cartone a forma di essere umano che l’assassino di Sharon utilizzava per esercitarsi a lanciare coltelli. In un breve comunicato, l’Arma ha fatto sapere che “nel corso dell’attività sono stati isolati alcuni reperti giudicati d’interesse investigativo, che saranno successivamente esaminati presso i laboratori del Ris di Parma”. Sono state campionate alcune tracce e per i rilievi è stato usato anche il luminol, un composto chimico che serve a determinare e rilevare tracce di sangue, anche lavato o rimosso.
Piccola nota a margine: chi è entrato nell’abitazione, si augura che il disordine trovato all’interno non sia riflesso di un altro disordine, ben più preoccupante: quello mentale dell’assassino.















