“Quella notte ho girato 40 minuti e scartato altre persone prima di uccidere Sharon”
Per il Gip è “un omicidio commesso da un soggetto in preda alla noia, impregnato di valori negativi trasmessi dalla musica trap”. Dopo le minacce ricevute il 31enne sarà trasferito in un altro carcere
Bergamo. “Ha accoltellato mortalmente Sharon Verzeni in assenza di qualche comprensibile motivazione, in maniera del tutto casuale, assolutamente gratuita, per non dire addirittura capricciosa”. Lo scrive il gip Raffaella Mascarino nelle 39 pagine dell’ordinanza stilata al termine dell’interrogatorio di garanzia di lunedì mattina a Moussa Sangare, il 31enne di Suisio in carcere da giovedì con la pesante accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi della 33enne di Terno d’Isola.
Secondo il giudice, che ha convalidato il fermo e disposto la misura cautelare del carcere, “non c’è alcuna motivazione che possa destrare perplessità sulla salute mentale dell’indagato”, che subito dopo il fermo era stato sottoposto ad accertamenti nel reparto di psichiatria dell’ospedale Papa Giovanni che avevano dato esito negativo.
La conferma di uno stato mentale pienamente integro, si legge nell’ordinanza, si nota anche dalla “lucidità mostrata negli accorgimenti adottati dopo il delitto, con la corsa in bici a tutta velocità percorrendo strade secondarie, il fatto che ha perso il berretto ed è tornato indietro a prenderlo, ma pure nei giorni seguenti quando si è tagliato i capelli e ha modificato alcune parti della sua due ruote”.
Emerge inoltre che quella sera ha “vagato per quaranta minuti fino a trovare il bersaglio più vulnerabile, scartando altre persone – tutti uomini – tra cui i due ragazzini minacciati, un tizio in auto con un computer, uno che fumava una sigaretta, un altro pelato, e pure inscenando uno sgozzamento a una statua in legno in un parco”.
La giudice parla anche di “un omicidio commesso da un soggetto spesso in preda alla noia non avendo una stabile attività lavorativa, impregnato di valori trasmessi dalla musica trap, un genere che esalta la violenza, il sesso estremo e l’esigenza di prevalere”. Una persona che “aveva architettato come passatempo quello di lanciare coltelli a una sagoma di cartone con un cuscino su cui aveva disegnato un volto umano”.
La premeditazione è stata riconosciuta perchè, come lo stesso indagato ha raccontato, quella sera “aveva lasciato gli amici dopo una serata in un parco in riva all’Adda a Medolago, era andato a casa e aveva preso il coltello per andare a uccidere qualcuno”. Ha detto anche di “essere stato assalito da un desiderio in grado di scatenare nel suo animo quella scarica di adrenalina seguita da uno stato di relax e benessere”.
Moussa ha svelato inoltre di aver seppellito l’arma per poi “andare a riprenderla e tenerla come ricordo”. Lunedì mattina, invece, non ha avuto alcuna parola di pentimento per la vittima come aveva fatto subito dopo il fermo perchè “è passato un mese e piangere non posso, non ti puoi buttare giù altrimenti non ti rialzi più. Due giorni e basta”, come se intonasse i versi di una canzone.
Dopo le minacce ricevute da altri detenuti del carcere di via Gleno, per lui è stato deciso il trasferimento in un altra struttura penitenziaria.






