Mercati finanziari, Tenaris tra i migliori titoli della settimana
L’azienda in crescita grazie soprattutto alle tensioni geopolitiche internazionali che creano volatilità al prezzo del petrolio

I dati macro economici costruttivi degli Stati Uniti delle scorse settimane hanno offerto l’opportunità di tirare un sospiro di sollievo e valutare meglio se la Fed riuscirà a evitare un atterraggio duro dell’economia. Noi siamo sempre stati orientati più ad un atterraggio morbido. Qualche settimana fa, l’impennata della volatilità è stata un’opportunità per gli investitori di considerare l’impiego di liquidità in eccesso e di creare un migliore equilibrio nei loro portafogli.
La crescita economica sta certamente rallentando e ci sono inoltre alcune crepe che stanno emergendo nel mercato del lavoro, ma la totalità dei dati non indica certamente un rapido rallentamento. Gli ultimi dati di CPI e PPI mostrano che la tendenza disinflazionistica rimane intatta (tendenza confermata da Powell a Jackson Hole). Le continue basse richieste di sussidi di disoccupazione e un solido rapporto sulle vendite al dettaglio potrebbero ulteriormente placare i timori di recessione. Inoltre, crediamo che gli investitori non debbano ignorare la forza dei recenti utili, i robusti margini aziendali e le indicazioni generalmente ottimistiche.
Tuttavia, il percorso di rialzo del mercato non è mai una linea retta. Le aspettative per un taglio dei tassi di 50 bp e un aggressivo ciclo di tagli sono attualmente prezzate nel mercato: non crediamo tuttavia che i dati lo giustifichino. Siamo convinti che qualsiasi normalizzazione dei tassi probabilmente si riverserà sulle azioni, con gli investitori che potrebbero vedere qualche opportunità in più per impiegare il capitale su flessioni di mercato di breve durata.
A livello di titoli, la medaglia d’oro spetta questa settimana a Tenaris (+3,99%), in crescita grazie soprattutto alle tensioni geopolitiche internazionali che creano volatilità al prezzo del petrolio. In seconda posizione troviamo Erg (+3,96%), in parte per le stesse ragioni di Tenaris e in parte per il riaccendersi della speculazione legata al progressivo disimpegno della famiglia Garrone (lo scorso maggio la San Quirico Renewables, holding che controlla il 62,5% della società delle rinnovabili, ha visto ad aprile un aumento dal 35% al 49% della partecipazione del fondo australiano Ifm. Medaglia di bronzo per Finecobank (+3,67%) sul riaccendersi delle indiscrezioni, riportate dal Messaggero il 22 luglio scorso, dell’interesse di Zurich.
Peggior titolo della settimana Saipem (–2,28%). Dopo una crescita di oltre il 30% negli ultimi 12 mesi, gli investitori stanno prendendo profitto in attesa dei risultati del 3Q24 attesi per il 23 ottobre prossimo. Frazionali flessioni derivanti da minime prese di beneficio degli investitori, per Brunello Cucinelli (-0,90%) e Moncler (-0,60%), in attesa di meglio capire l’andamento del settore del lusso alla luce del rallentamento macroeconomico generale.
Mai come negli ultimi anni le banche centrali hanno dominato la scena economica. Prima portando i tassi ufficiali prossimi allo zero a seguito della pandemia e in seguito, di fronte ad una ripresa inattesa dell’inflazione, attuando una politica monetaria restrittiva come non si vedeva dal dopoguerra. L’intendo era ovviamente quello di ridurre l’inflazione, che negli Stati Uniti ha raggiunto il 9,1% nel giugno del 2022.
Esistono però diverse definizioni di inflazione. Quella più seguita dalla Fed è l’inflazione di base, definita come quella associata ad una particolare misura dell’inflazione, ovvero le variazioni dei prezzi di tutti i beni esclusi alimenti ed energia (abbreviato xFE). Negli Stati Uniti, questa misura viene riportata nelle pubblicazioni mensili sia dell’Indice dei Prezzi al Consumo (CPI) che dell’Indice della Spesa per Consumi Personali (PCE), insieme alla misura per “tutti i beni”.
L’inflazione di base viene frequentemente menzionata dalla stampa e nei commenti economici ed è strettamente monitorata dai responsabili delle politiche economiche. Infatti, anche se l’obiettivo di inflazione di lungo periodo del FOMC è definito in termini di indice dei prezzi complessivo, le proiezioni per l’inflazione di base del PCE sono riportate nel Summary of Economic Projections (SEP) trimestrale, che raccoglie quattro volte l’anno le previsioni dei partecipanti del FOMC sulla crescita dell’output, sull’inflazione e sulla disoccupazione per i prossimi tre anni. La maggior parte delle banche centrali nel mondo monitora misure di base simili per l’indice dei prezzi.
Perché l’inflazione di base è così interessante? L’indice nasce per la necessità di soppesare fattori meno volatili e probabilmente transitori che, specialmente quando ampi, rendono difficile la valutazione delle pressioni inflazionistiche (pensiamo alle variazioni di prezzo del gas e dell’energia elettrica degli ultimi tre anni). Pertanto, le misure dell’inflazione di base sono di estrema rilevanza per le banche centrali che, con un obiettivo esplicito o implicito di inflazione (o una gamma di obiettivi), gestiscono la politica monetaria per raggiungere tale obiettivo nel tempo: l’inflazione di base può aiutare a valutare la misura in cui le inflazioni osservate si dissiperanno relativamente in fretta o se persisteranno per un po’ di tempo.
Il grado di persistenza è quindi l’aspetto rilevante per tale valutazione: più persistenti sono le pressioni inflazionistiche, maggiore è il rischio che esse diventino radicate nelle aspettative di consumatori, imprese e mercati. A sua volta, il disancoraggio delle aspettative di inflazione renderebbe più difficile per i responsabili delle politiche economiche mantenere il controllo sull’inflazione. Una misura di inflazione di base che elimini le variazioni ad alta frequenza dalla misura complessiva cattura meglio il livello al quale l’inflazione probabilmente si stabilizzerà nel medio termine.
Sebbene il termine inflazione di base sia spesso usato in modo intercambiabile con inflazione sottostante nella letteratura evitiamo tuttavia di usare quest’ultimo termine, poiché non sembra avere una definizione univocamente compresa. Per alcuni infatti il termine inflazione sottostante concettualmente riflette gli sviluppi inflazionistici di medio termine legati al ciclo economico e l’insieme delle misure per tracciarla comprende molte delle misure di base. Per altri, invece, il termine inflazione sottostante è usato per indicare il livello di inflazione che prevalente in assenza di fluttuazioni economiche, shock di offerta, cambiamenti idiosincratici dei prezzi relativi o altre perturbazioni.
Antonio Tognoli*Ho iniziato a lavorare come analista finanziario nel 1983, occupandomi di economia e politica economica e nel frattempo mi sono laureato in scienze bancarie, finanziarie e assicurative. Oggi mi occupo di analisi macroeconomica all’interno di Corporate Family Office – CFO SIM. Giornalista pubblicista, docente ai corsi post laurea de “24Ore Business School” e dell’Associazione Italiana per l’Analisi Finanziaria – AIAF e co-autore del libro Analisi Finanziaria e Valutazione Aziendale, a cura di Franco Pedriali.


