Omicidio di Sharon, il testimone: “Potrei riconoscere l’uomo che non si è più visto da quella sera”
Mohamed, titolare di una pizzeria vicina alla zona del delitto, tre giorni dopo era stato dai carabinieri di Calusco: “Ho ricevuto minacce per questo, ma non ho paura”
Terno d’Isola.“Non si è più visto in giro e potrei riconoscerlo”. Mohamed non ha paura a riportare la testimonianza che ha rilasciato ai carabinieri di Calusco tre giorni dopo l’omicidio di Sharon Verzeni.
L’uomo, titolare di una pizzeria che si trova a trecento metri dal punto in cui la 33enne è stata accoltellata a morte, si era presentato in caserma insieme al fratello, che abitando lì vicino era stato convocato come persona informata dei fatti. A fornire la dichiarazione più importante è stato invece Mohamed, che ha parlato di un uomo di origini nordafricane che frequentava piazza Sette Martiri a Terno e “non si vede più in paese proprio dalla notte del delitto”, spiega il trentenne anche davanti ai microfoni.
Secondo le sue parole, del gruppo di una decina di nordafricani che di solito “bevono e fanno casino sia di notte sia di giorno, solo uno, che intorno a mezzanotte di quella sera si sarebbe trovato in piazza, non si è più visto in giro”.
“So chi è di vista. È un marocchino sui 35 anni, ha i capelli corti. Però non lo conosco di persona. L’ho detto ai carabinieri ma loro non hanno una sua immagine. Ho chiesto di farmi vedere delle foto perché io lo saprei riconoscere”, aggiunge il trentenne.
Per questa sua accusa il pizzaiolo ha raccontato anche di essere stato minacciato: “Tre o quattro giorni fa è venuto qui un uomo ubriaco dicendo ‘ti spacchiamo tutto perché abbiamo visto gli sbirri in borghese da te, sappiamo che ci stai infamando’. Mi ha insultato con tante parolacce, poi è scattato l’allarme e sono arrivati i carabinieri. Ma a me di loro non interessa, quello che è successo è troppo grave per restare impunito. Io non ho paura. Anzi, spero che dopo questa vicenda la piazza sia liberata da certe persone”, conclude Mohamed.
Una testimonianza, quella del pizzaiolo, che ha riacceso i riflettori sull’ipotesi che a uccidere la barista sia stato proprio uno sbandato, uno di quelli che bazzicano di giorno e di notte nella zona del delitto.
Non a caso le ricerche dell’arma da parte dei carabinieri si sono concentrate soprattutto nel parco a ridosso del torrente Buliga: un punto facilmente raggiungibile da via Castegnate attraverso un passaggio non coperto dalle telecamere. Un particolare noto soprattutto a chi frequenta il paese per delinquere.







