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Lombardia 2ª per carceri sovraffollate, Gori: “Non è dovuto a un maggior uso di misure cautelari”

L’Associazione Luca Coscioni diffida le Asl lombarde e quelle di tutta Italia per garantire il diritto alla salute

La Lombardia è la seconda regione italiana per carceri sovraffollate. Con 8.349 detenuti e 464 detenute, il surplus si attesta dal 143%: questo dato la colloca subito dopo la Puglia, al primo posto di questa classifica, dove la percentuale arriva al 144%, con 4.037 uomini e 220 donne.

L’Associazione Luca Coscioni, attiva a tutela dei diritti, tra cui quello alla salute, ha inviato 102 diffide alle Direzioni generali delle Aziende Sanitarie Locali delle città dove si trovano i 189 istituti penali italiani. L’obiettivo è sollecitarle ad adempiere al proprio compito stabilito dalla legge: procedere a sopralluoghi nelle strutture penitenziarie di loro competenza con il fine di apprezzare le circostanze relative all’igiene e le profilassi delle stesse, della fornitura di tutti i servizi socio-sanitari e di agire di conseguenza, qualora esse non siano a norma.

“L’iniziativa – viene specificato in una nota dell’associazione – è stata lanciata alla luce della pressoché totale mancanza nel recente decreto carceri di misure strutturali volte a garantire il diritto alla salute nei 189 istituti di pena in Italia che tiene in considerazione il fatto che ai direttori generali delle aziende sanitarie spetta il compito di riferire al Ministero della Salute e quello della Giustizia sulle visite compiute e sui provvedimenti da adottare. E’ infatti onere delle ASL accertare, anche attraverso visite ispettive agli istituti di pena, che le condizioni di igiene siano rispettate e, in caso contrario, intervenire per interrompere eventuali gravi mancanze”.

La situazione è complicata e si trascina ormai da diverso tempo. L’europarlamentare bergamasco Giorgio Gori, commenta: “Carlo Nordio (ministro della Giustizia, ndr) sta provando a far passare l’idea che c’è sovraffollamento perché si fa un uso eccessivo della custodia cautelare. Cosa che in sé è anche vera, ma i dati dicono che vi si fa ricorso molto meno che in passato. Quindi è un falso, le ragioni sono altre. Sono dell’idea che la custodia cautelare in carcere vada limitata all’indispensabile. È però falso che il sovraffollamento delle carceri si debba ad un maggior utilizzo di questa misura. I detenuti in custodia cautelare erano il 26,6% del totale a fine 2023; molti di più, il 42%, nel 2010. Stesso trend per i detenuti in attesa di primo giudizio, scesi dal 22,2% del 2009 al 15,4% di fine 2023. Altre sono le cause. Si guardi alla quota dei detenuti per droga (34% del totale) o all’abnorme presenza di stranieri senza permesso di soggiorno, frutto della fallimentare gestione delle politiche migratorie”.

“L’Associazione Luca Coscioni ha deciso di lanciare questa iniziativa perché la totale mancanza di attenzione dedicata alla salute nell’ultimo decreto del Governo in materia di carceri, oltre che quanto denunciato sistematicamente dai rapporti dei Garanti cittadini e regionali, da notizie di stampa e resoconti di visite ispettive parlamentari, fanno emergere una situazione di potente violazione strutturale, tra gli altri, del diritto alla salute delle persone ristrette nel nostro Paese” – hanno dichiarato l’avvocata Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente segretaria e tesoriere dell’Associazione, insieme all’ex senatore Marco Perduca che coordina l’iniziativa, “In quanto organizzazione della società civile, pur concordando con le rare proposte di depenalizzazione e decarcerizzazione e sostenendo la necessità e l’urgenza di misure deflattive come indulto o amnistia, mai evocate nel dibattito parlamentare, potevamo ‘solo’ attivare quanto previsto dal nostro ordinamento e non restare inerti di fronte all’illegalità diffusa contro cui le istituzioni continuano a non adottare misure all’altezza della gravità della situazione. Nella speranza che le consuete visite in carcere del mese di agosto possano aumentare la consapevolezza dei trattamenti disumani e degradanti a cui vengono sottoposte oltre 61.133 persone presenti nei 189 istituti di pena – un terzo delle quali in attesa di sentenza definitiva -, nel caso in cui le nostre diffide dovessero cadere nel vuoto torneremo a interessare le autorità competenti regionali e cittadine nelle forme previste dalla legge nazionale e gli obblighi internazionali dell’Italia affinché la salute in carcere venga fatta godere pienamente come diritto”.

“L’Associazione Luca Coscioni – prosegue la nota – si è adoperata in seguito alle notizie di stampa, raccolte in particolare dal sito Ristretti Orizzonti, con gli strumenti attivabili dalle organizzazioni della società civile. Le diffide, tra le altre cose, ricordano come al 31 luglio 2024, 64 persone si siano tolte la vita negli istituti di pena con le più varie motivazioni che, stando ai resoconti delle cronache, risultano legate alle condizioni di vita in carcere dove oltre allo stress da sovraffollamento si aggiungono condizioni igienico-sanitarie fuori norma, con presenza di pulci e cimici nelle celle, nidificazione di piccioni negli spazi aperti non puliti, pessima qualità del servizi igienici, spesso condivisi con zone cottura in celle sovraffollate, scarsa o inadeguata ventilazione dei locali, scarsità d’acqua e/o mancanza di acqua calda, mancanza di docce nelle celle, docce in comune con muffe e locali insalubri, zone destinate al passeggio non adatte a creare condizioni di riparo dagli agenti atmosferici (caldo estivo, freddo invernale). A questo già drammatico dato devono aggiungersi i sette rappresentanti della polizia penitenziaria che si sono suicidati per motivi legati al loro lavoro, appesantito e reso frustrante dalla cronica mancanza di personale”.

Secondo i dati che sono pubblici sul sito del Ministero della Giustizia, al 31 luglio 2024 nei 189 istituti di pena erano presenti 61.133 detenuti, di cui 2.682 donne, 21 delle quali con 24 figli, oltre a 523 ristretti negli istituti penali per minorenni.

I numeri del sovraffollamento evidenziano:
– in Abruzzo 1.602 uomini e 88 donne, per un sovraffollamento del 101%;
– in Basilicata 460 uomini, per un sovraffollamento del 125%;
– in Calabria 2.918 uomini e 67 donne, per un sovraffollamento del 110%;
– in Campania 7.200 uomini e 331 donne, per un sovraffollamento del 120%;
– in Emilia-Romagna 3.541 uomini e 172 donne, per un sovraffollamento del 124%;
– in Friuli-Venezia Giulia 651 uomini e 27 donne, per un sovraffollamento del 140%;
– nel Lazio 6.409 uomini e 433 donne, per un sovraffollamento del 129%;
– in Liguria 1.268 uomini e 66 donne, per un sovraffollamento del 120%;
– in Lombardia 8.349 uomini e 464 donne, per un sovraffollamento del 143%;
– nelle Marche 905 uomini e 21 donne, per un sovraffollamento del 110%;
– nel Molise 355 uomini, per un sovraffollamento del 129%;
– nel Piemonte 4.186 uomini e 160 donne, per un sovraffollamento del 109%;
– nella Puglia 4.037 uomini e 220 donne, per un sovraffollamento del 144%;
– in Sardegna 2.128 uomini e 50 donne, per un sovraffollamento dell’83%;
– in Sicilia 6.497 uomini e 252 donne, per un sovraffollamento del 104%;
– in Toscana 3.059 uomini e 85 donne, per un sovraffollamento del 99%;
– in Trentino-Alto Adige 426 uomini e 46 donne, per un sovraffollamento del 91%;
– in Umbria 1.531 uomini e 69 donne, per un sovraffollamento del 119%;
– in Valle d’Aosta 146 uomini, per un sovraffollamento dell’80%;
– in Veneto 2.513 uomini e 131 donne, per un sovraffollamento del 135%.

QUI il testo predisposto dagli avvocati Francesco Di Paola, Simona Giannetti e Silvia Sole Savino coordinati da Filomena Gallo, avvocata e segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni e Marco Perduca, promotore dell’iniziativa per l’Associazione Luca Coscioni.