La storia
|Maurizio Agazzi, l’ambasciatore delle Orobie innamorato delle ‘sue’ vette
‘Aga’ ha scalato oltre 530 tra le cime presenti nel territorio bergamasco per sottolineare il suo amore viscerale: “E’ stato un colpo di fulmine, ogni salita dona un’emozione diversa”
Il territorio bergamasco gode di un panorama montuoso invidiabile in tutto l’arco alpino grazie alle sue tanto decantate Orobie. Dal Pizzo Coca alla Presolana, sono oltre 530 le vette presenti, tra percorsi per famiglie e avventure per i più temerari, oppure anche per chi… le ha fatte tutte! Maurizio Agazzi, 54enne originario di Boltiere, è conosciuto da tutti come ‘Aga’ ed è un vero e proprio ambasciatore bergamasco delle Alpi Orobie, nonché il primo a riuscire in quest’impresa. Il suo obiettivo di riscoprire altezze ormai dimenticate e la sua grande passione per la scrittura l’hanno portato anche realizzare ‘Lo scrigno delle Alpi Orobie. Racconti di storie e storie da raccontare’, non una classica raccolta di parole e immagini, ma un vero e proprio viaggio alla scoperta del nostro territorio. Definirla una passione è riduttivo, infatti il suo amore per la montagna lo ha portato anche ad ottenere grandi riconoscimenti, come la Medaglia d’oro al valore atletico assegnata dal Coni di Bergamo nel 2010.
Quando nasce questo amore per le vette?
“È nato casualmente durante un giro delle Orobie nei primi anni ’90. Ero “squattrinato” perciò volevo fare qualcosa di sobrio; in quel periodo giocavo a calcio e fisicamente ero già preparato per quel tipo di esperienza. È stato letteralmente un colpo di fulmine e infatti dopo quell’esperienza è nato tutto il lungo percorso dedicato alle Alpi Orobie”.
Quante vette ha scalato nella sua vita?
“Difficile contarle, anche perché parecchie volte sono uscito dall’arco orobico. Il mio piccolo sogno era salire, in certi casi scalare, tutte le vette, i picchi, i torrioni e le quote delle Alpi Orobie; dopo un’attenta ricerca con cartine e libri storici vent’anni fa sono partito per questa grande avventura di vita che m’ha regalato un’esperienza fantastica che non scambierei con nient’altro, neppure con la cosa più preziosa e importante che esiste sulla faccia della terra. Alla fine, anche se la ricerca non è ancora terminata, ho contato quasi 530 cime sopra i 2000 metri in tutto l’arco orobico tra Alpi Orobie e Prealpi Bergamasche. È un numero pazzesco e inimmaginabile che fa comprendere la grandezza di questo gruppo montuoso! Ricordiamoci che le Alpi Orobie coprono ben quattro province: Bergamo, Lecco, Sondrio e Brescia”.
Quella della quale va più orgoglioso?
“Non ce n’è una in particolare. Tendenzialmente cerco di non ripetere le salite più grandiose e difficili per tenere quel ricordo intatto per sempre, anche perché ripetendole questa magia verrebbe un po’ a mancare. Comunque ce ne sono molte sulle Alpi Orobie: la cresta Corti alla Punta di Scais, la traversata integrale dei Corni di Sardegnana, la cresta dei Corni Neri al Pizzo Recastello, la traversata integrale del gruppo del Tronella, il Torrione di Mezzaluna, le 4 Matte sopra Colere, la cresta sud-est del Pizzo di Scotes, la traversata delle 6 cime, il Torrione Sant’Ambrogio; ecco quest’ultima resterà per sempre indelebile in quanto la prima salita era stata fatta negli anni ‘30 da Agostino Parravicini (alpinista morto all’età di 20 anni, ndr) e fino al 2010 non si era a conoscenza di nessuna ripetizione; insomma, ogni salita dona un’emozione diversa”.
È un solitario o si muove sempre in gruppo?
“Mi muovo sia da solo che in gruppo. Solitamente in compagnia di due amici per me storici: Filippo e Luca. Naturalmente la regola dice che non bisognerebbe andare da soli; la cordata è sinonimo di aiuto reciproco, ma ogni tanto ho bisogno di ritagliarmi i miei spazi, di stare solo con me stesso: tutto si amplifica quando sono in giro da solo. Molti dei miei scritti sono nati durante i miei giri in solitaria, ogni tanto porto un taccuino dove annoto idee, emozioni e aneddoti. Alcune leggende dedicate alle Alpi Orobie e che sono state pubblicate su notiziari CAI sono nate così, una sorta di ‘panismo’ dannunziano laddove è proprio la natura che mi suggerisce cosa scrivere. Inoltre, mi piace molto muovermi col buio: ogni tanto, spesso ultimamente, arrivo in cima ad una vetta accompagnato dal ‘freddo respiro’ della notte, godendomi l’attimo più bello: la nascita del nuovo giorno. È proprio in quel frangente che comprendi la bellezza del creato, di quanto siamo fortunati a vivere in questo mondo”.
Ci sono mai stati dei momenti in cui ha pensato di non riuscire a raggiungere l’obiettivo prefissato?
“Ci sono stati momenti difficili dove ho rinunciato, ma, come dicevo prima, la rinuncia non è sinonimo di sconfitta, bisogna cercare sempre di prendere il lato positivo della delusione; se vuoi avere molta esperienza serve anche molta rinuncia. Ultimamente ho subito parecchi interventi chirurgici che hanno minato il mio grande amore, ma è proprio dalle ‘mie’ Orobie che ho trovato la forza per rialzarmi. Amore, passione e dedizione: tre paroline che racchiudono molto, se non tutto”.
Molto spesso si sente parlare di vittime in montagna, quanto è importante essere preparati per evitare il peggio?
“È fondamentale. Allenamento, esperienza e materiali sono imprescindibili, ma altresì la pianificazione dell’itinerario, uno sguardo al bollettino meteo e soprattutto saper rinunciare quando le condizioni non ci sono. Quest’ultima non è sinonimo di sconfitta, tutt’altro: chi rinuncia è saggio; la montagna è sempre lì che ci aspetta, non scappa. La preparazione comunque è importantissima, riconoscere i propri limiti pure. Il rischio zero non esiste in montagna, perciò, bisogna sempre cercare di abbassarlo. Spesso, ahimè, ci si mette pure la sfortuna, però quello è un altro discorso”.
Perché le Orobie sono più belle delle altre vette?
“Le Orobie, per me, sono bellissime perché sono uno scrigno di natura e bellezza. Non a caso il mio progetto di vita l’ho chiamato ‘lo scrigno delle Alpi Orobie’. Non hanno nulla da invidiare ad altre montagne sotto tutti gli aspetti: panorami, flora, fauna, storia e cultura. Sono adatte a tutti: famiglie, escursionisti ed alpinisti, offrendo un ventaglio di possibilità incredibili, dalla semplice camminata alla difficile scalata. Hanno una roccia per certi versi un po’ delicata rispetto ad altre zone, che richiede esperienza e dimestichezza, ma se impari su quella poi vai dappertutto. Ce n’è di tutti i tipi: sia la roccia chiara tipica delle Dolomiti, come per la Presolana, Arera o Pizzo Camino, ma anche la roccia scura tipica delle Alpi occidentali, la linea spartiacque con le vette più alte, quali Coca, Redorta e Diavolo. Ci sono molteplici sentieri che offrono scorci meravigliosi e altrettanti rifugi pronti ad accogliere ogni viaggiatore avventuriero. Insomma, cosa volere di più?”.
Una volta che si arriva in cima qual è la prima sensazione che si prova?
“Quando si arriva in cima, parlo per me naturalmente, mi sento bene, sono felice. Le Orobie per me sono sinonimo di felicità, poi da lassù tutto ha un sapore diverso; capisci veramente quanto siamo fortunati a vivere questa vita in questo meraviglioso mondo”.
Rifarebbe tutte queste esperienze legate alla montagna?
“Rifarei tutto anche perché le Orobie mi hanno letteralmente cambiato la vita, in bene naturalmente. Sono state il mio primo amore e come dice il detto: ‘il primo amore non scorda mai’”.


