La ricerca
Longevità, lunga vita al Sud Europa. Ariela Benigni: “L’Italia invecchia in fretta, Bergamo compresa”
Secondo un recente studio dell’Institute for Health Metrics and Evaluation dell’Università di Washington l’aspettativa di vita nel mondo aumenterà dappertutto entro il 2050
Dai centenari dell’isola di Okinawa, in Giappone, agli anziani dei villaggi montani della Sardegna. La longevità è da tempo oggetto di studio dei ricercatori che indagano i fattori che contribuiscono a farci vivere più a lungo e in buona salute.
Secondo un recente studio dell’Institute for Health Metrics and Evaluation dell’Università di Washington l’aspettativa di vita nel mondo aumenterà dappertutto entro il 2050. Dallo studio emerge che tra una ventina d’anni in cima all’elenco dei paesi con la maggior presenza di individui longevi ci saranno paesi ricchi o molto ricchi come la Corea del Sud, il Giappone,la Svizzera o Singapore, da tempo leader in questo tipo di classifiche. Sappiamo infatti che,mediamente,più un paese è ricco e sviluppato, più a lungo vivono le persone che vi abitano. A questo ragionamento fanno eccezione un gruppo di Stati più “poveri” con livelli di PIL relativamente bassi: sono i Paesi del Sud Europa (Francia, Spagna, Italia, Grecia, Portogallo) dove pare che l’aspettativa di vita sarà altrettanto buona. Nel 2050 in Italia l’aspettativa di vita supererà gli 85 anni, sarà quindi più alta della media mondiale di 83,5 anni. E uno spagnolo vivrà in media 85,5 anni, più di un danese (83,5 anni).
Qual è il segreto della longevità dell’Europa del sud?
Non esiste una sola causa, è più probabile che dipenda da una combinazione di fattori. Come scrive l’Economist in un approfondimento dedicato allo studio intitolato “Perché gli europei che vivono al Sud diventeranno presto le persone più longeve al mondo” la dieta mediterranea, ricca di cereali integrali, verdura, frutta, legumi, frutta secca e olio extravergine di oliva, moderato consumo di pesce e basso consumo di carne rossa, potrebbe essere una delle ragioni.Che un’elevata aderenza alla dieta mediterranea fosse associata a una riduzione della mortalità da eventi cardiovascolari e da tumori era noto da uno studio del 2003 di una ricercatrice greca Antonia Trichopoulou che aveva coinvolto più di 23,000 suoi conterranei. Altri lavori hanno confermato successivamente questi risultati,ma pochi hanno considerato se l’effetto benefico fosse paragonabile negli uomini e nelle donne. Un lavoro pubblicato l’anno scorso sul British Medical Journal dimostra che l’aderenza alla dieta mediterranea riduce il rischio di malattie cardiovascolari anche nelle donne. Nonostante la positiva abitudine alimentare dei paesi del Sud Europa, chi vive in questi paesi consuma sempre più un tipo di cibo “cosmopolita” con alimenti carichi di grassi, estremamente processati e questo potrebbe essere una minaccia alla salute di abitanti della zona mediterranea dell’Europa.
La dieta non è però l’unico elemento; anche l’esercizio fisico potrebbe spiegare la longevità dei paesi del Sud Europa. Secondo uno studio del 2017 gli Spagnoli sono tra gli Europei quelli che camminano di più, con una media di 5.936 passi al giorno, trascinati anche dal fatto che le città spagnole sono molto popolate. Né la loro cultura né la disposizione urbanistica favoriscono periferie estese in Spagna.L’abitudine a camminare molto favorisce anche una maggiore vita sociale.
Quanto conta la rete familiare e amicale?
I legami familiari e sociali sono molto importanti nella vita delle persone che vivono nel Sud Europa. Nel corso di un sondaggio realizzato dall’Istituto Gallup che ha coinvolto gli abitanti di 142 paesi del mondo è stato chiesto ai partecipanti se nell’ultima settimana avessero interagito con familiari e amici. In Spagna, Grecia e Italia più dell’80% delle persone intervistate hanno risposto di sì, nei Paesi Bassi solo il 60%.Gli spagnoli sono quarti al mondo nel rispondere alla domanda: avete visto amici o familiari la scorsa settimana? I greci secondi.Tutti gli studi concordano nel confermare che i rapporti sociali innescano una serie di circoli virtuosi nelle esperienze quotidiane. Chi vive solo fa più fatica ad affrontare le malattie tipiche dell’età che avanza (ad esempio diabete o malattie neurodegenerative), comprese le malattie mentali come la depressione.
Anche la genetica influisce?
Certo. Gli individui dei paesi del Sud Europa hanno un assetto genico molto eterogeneo, il lascito di millenni di migrazioni, emigrazioni, conquiste, dominazioni ed è noto che la varietà dei geni all’interno di una popolazione si accompagna ad un minor rischio di malattie ereditarie. La diversità genetica agisce come meccanismo di protezione contro alcune malattie genetiche e non solo. Più il corredo genetico è vario, minore è la possibilità che due individui che portano la stessa mutazione si incontrino e diano origine a una prole malata.
Che differenza c’è tra una società “vecchia” e una società “longeva”?
Vivere a lungo non basta se la qualità di vita non è accettabile. Ritardare gli effetti negativi dell’invecchiamento attraverso l’educazione alimentare, la prevenzione e la scoperta di nuove terapie aiuterà a vivere gli ultimi anni di vita in salute.E’ importante che alla “medicina della longevità”abbiano accesso tutti, indipendentemente dalla condizione sociale o dalle possibilità economiche. La società longeva del futuro dovrà essere una società più inclusiva. E più giusta.
L’Italia invecchia in fretta. Negli ultimi 50 anni l’invecchiamento della popolazione nazionale è stato uno dei più rapidi in Europa: si stima che nel 2050 gli ultra 60enni rappresenteranno circa il 36% della popolazione totale. E Bergamo non fa eccezione.
Il nuovo Centro di Ateneo per la Longevità in salute (Centre for Healthy Longevity), nato da un’iniziativa dell’Università di Bergamo in collaborazione con diverse realtà del territorio, tra cui l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, è un ottimo esempio di promozione di un “invecchiamento di qualità”, che si pone l’obiettivo di garantire un’ottimale qualità di vita nella longevità.

Ariela Benigni
Segretario Scientifico e Coordinatore delle Ricerche per le sedi di Bergamo e Ranica (Bg)
Istituto di Ricerche farmacologiche Mario Negri IRCCS


