Bergamo motore dell’economia italiana: al 20esimo posto con lo 0,62%
La conferma arriva da una nuova indagine della Cgia di Mestre, che prevede per l’anno in corso una crescita del Pil reale nazionale dello 0,7%
La provincia di Bergamo resta una delle principali motrici dell’economia italiana. La conferma arriva da una nuova indagine della Cgia di Mestre, che prevede per l’anno in corso una crescita del Pil reale nazionale dello 0,7%; un risultato migliore rispetto al +0,1% della Germania, uguale a quello della Francia ma inferiore al +2,1% della Spagna. Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, con una previsione di crescita rispettivamente dello 0,95% 0,86% e 0,80%, saranno le regioni trainanti per questo risultato, con il territorio orobico che, nella speciale classifica provinciale, si posiziona al ventesimo posto grazie ad uno sviluppo atteso dello 0,62%. A guidare la graduatoria nazionale è Milano: si stima che nel capoluogo regionale lombardo la crescita sarà dell’1,14%. Seguono Pavia con il +1,01% e Vicenza con il +0,98%, maglia nera a Vibo Valentia dove si prevede un -0,23%.
Se misuriamo la variazione del Pil reale tra il 2024 e il 2019 (anno pre pandemico), quasi tutte le regioni hanno recuperato abbondantemente il terreno perduto, in particolare nel 2020, che ha costretto tantissime attività economiche a chiudere e buona parte degli italiani a rimanere in casa. Da questo confronto la provincia di Bergamo fa registrare un +5,99%, crescita leggermente inferiore al dato regionale lombardo, pari al +6,65%.
Il report precisa come nel 2024 la crescita dell’Italia sarà comunque molto contenuta, e in massima parte sostenuta dal buon andamento dei servizi (in particolare dal turismo) e delle esportazioni. L’industria in senso stretto, invece, sembra destinata a subire un deciso ridimensionamento: in particolare nel settore della moda (tessile, abbigliamento, calzature e accessori), dell’automotive e del metallurgico (produzioni siderurgiche, di semilavorati e di preziosi). Anche gli investimenti non dovrebbero subire particolari incrementi, mentre i consumi delle famiglie sono destinati a salire nella seconda parte dell’anno, dopo la flessione registrata tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024.
Lo studio ha messo anche in fila il Pil procapite nelle diverse regioni europee, e i risultati sono sorprendenti. Con “soli” 90,900 euro, il Lussemburgo perde infatti lo scettro del territorio più ricco a favore del Southern irlandese, dove tra il 2019 e il 2022 il Pil procapite è schizzato da 64.200 a 101.200 euro. Dopo le province autonome di Bolzano e Trento, la Lombardia – con 46.000 euro è la terza delle regioni italiane più ricche, la 35ima in Europa. Il fanalino di coda? Il Severozapaden bulgaro, dove il Pil procapite è di 14.100 euro.


