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Matteo Coluccia e i Funky Lemonade, anello di congiunzione tra la musica di ieri e di oggi

Si tratta di una delle band italiane più effervescenti degli ultimi anni. L’intervista al cuore e braccio del gruppo

“Nel 1974, Jon Landau scriveva: «Giovedì scorso all’Harvard Square Theater ho visto il passato del rock and roll balenarmi davanti agli occhi. E ho visto anche qualcos’altro: ho visto il futuro del rock and roll e il suo nome è Bruce Springsteen. E in una notte in cui ho avuto bisogno di sentirmi giovane, mi ha fatto sentire come se stessi ascoltando musica per la prima volta». 50 anni dopo, ieri sera, m’è capitata più o meno la stessa cosa. Solo che io non ho visto il futuro del rock ‘n roll, ma quello del pop, e non si trattava del Boss, ma di un sestetto di trentenni irrequieti chiamati Funky Lemonade che mi hanno fatto sentire come se stessi assistendo al primo concerto della mia vita”.

Sono passati sei mesi da questo mio post, e la penso ancora così. I Funky Lemonade non sono soltanto la band italiana più effervescente che mi sia capitato di sentire da anni, ma rappresentano pure un solido anello di congiunzione tra la musica di ieri e quella di oggi. In più sono la colonna sonora dei miei viaggi in macchina con mio figlio di (nemmeno) sette anni.

funky lemonade ballando di architettura

Esiste un modo più cool per sentirsi meno boomer? Ne parliamo con Matteo Coluccia, cuore, mente e braccio della band.

Quando è scoccata la scintilla della tua passione per il funky?

Tutto è iniziato con la scoperta di due giovani band americane, gli Snarky Puppy e i Vulfpeck. Fino a quel momento mi ero affacciato alla musica come qualcosa che mi piaceva, ma che non sentivo mia. Studiavo e suonavo principalmente jazz fusion (Weather Report, Chick Corea, Mike Stern, ecc), brani tecnicamente impegnativi da cui poi, forse inconsciamente, mi sono allontanato per trovare nel funk un ambiente più accogliente che mi permettesse di comunicare maggiormente con il pubblico.

Come avete cominciato a suonare assieme?

Io e mio fratello Luca (rispettivamente, chitarra e basso) abbiamo iniziato a scrivere brani e suonare live in trio. Poi, conoscendo meglio altri musicisti durante alcune jam session e grazie a Clamore Festival – uno degli eventi musicali di più ampia portata in Bergamo – abbiamo coinvolto sempre più elementi, fino ad arrivare alla line-up attuale. Mi piace l’idea che ad ogni live ci siano ospiti (musicisti, rapper, cantanti) e che i Funky Lemonade siano una sensazione condivisa, a prescindere da chi sia sopra o sotto il palco.

Quando avete deciso di incorporare una voce?

Durante la pandemia ci vedevamo solo in videochiamata. Era difficile comporre a distanza, senza jammare in sala prove. Avevamo l’idea di registrare un album con diversi cantanti, poi abbiamo conosciuto Francesco (Spinozo) tramite amicizie in comune e, dopo aver visto un suo live all’Ink Club e aver ascoltato i suoi brani, abbiamo capito che era la persona giusta. Ci ha mandato una bozza su whatsapp del brano che poi è diventato PASSERA’. Poi si è buttato di testa nell’universo funky, scrivendo, suonando e partecipando a tutti i nostri live, senza però trascurare il suo validissimo progetto solista.

Quanto tempo dedicate allo studio dello strumento?

Personalmente, vivo di rendita (ride). Non sono mai stato un grande fan dell’esercizio. Inoltre, se sei un musicista indipendente, oggi, le ore che passi a preparare tabelle, contenuti social, e-mail, e rispondere al telefono sono tantissime. Quando ho del tempo libero suono la chitarra più per diletto personale, senza pressioni, senza regole, per puro relax. Se dovessimo aumentare il numero di live, probabilmente ricomincerei ad esercitarmi perchè fisicamente inizia ad essere faticoso (ride).

Avete particolari rituali, tormentoni o inside jokes?

Una volta Fulvio (uno dei tre chitarristi) è sparito mentre scaricavamo gli strumenti ed è tornato con un gelato in mano. Da quel giorno, ogni volta che qualcuno di noi chiede dove sia Fulvio rispondiamo “è andato a prendere il gelato”. Siamo molto fiscali con la puntualità, facciamo persino a gara a chi arriva prima agli appuntamenti. Le Converse gialle e verdi invertite mie e di Luca hanno toccato ogni palco dei nostri live. Indossare quelle scarpe e le divise ci permette di staccare prima di ogni concerto. Ultimamente lanciamo un dado, e decidiamo che ad ogni numero corrisponde una frase che uno di noi dovrà dire al microfono (ride).

Quali sono i vostri modelli di riferimento?

Sicuramente gli Snarky Puppy, di cui ancora oggi riascolto ogni album, trovando sempre qualcosa di nuovo. L’altro folle che ammiro è Jack Stratton, mente dei Vulfpeck, dal quale ho preso tantissima ispirazione, anche a livello comunicativo, sia prima che durante gli show. Il modo in cui è riuscito a brandizzare il suono, l’estetica e i numerosi side project del mondo Vulf sarebbero da studiare non solo a livello musicale ma anche a livello di marketing, C’è qualche dottorando di Economia disposto a scriverci una tesi?

Scelte impossibili: James Brown o Sly & Family Stone? Prince o Michael Jackson? Cory Wong o Louis Cole?

James Brown, Prince, Cory Wong.

I migliori solisti o band italiane under 30?

In ordine casuale: Venerus, Studio Murena, Il Mago del Gelato, Le Feste Antonacci, Nu Genea, Davide Shorty, Lucio Corsi.

I migliori 5 dischi pubblicati negli ultimi 5 anni in Italia o all’estero.

Magica Musica – Venerus (2021), Bar Mediterraneo – Nu Genea (2023), Elevate – Lettuce (2019), Empire Central – Snarky Puppy (2022), Djesse Vol. 4 – Jacob Collier (2024).

Una volta un esordiente puntava a firmare con una major, vendere dischi e suonare davanti a un pubblico sempre più ampio. È ancora così?

Le major sono molto più presenti rispetto a prima, soprattutto nei confronti di progetti piccoli, ma non sempre portano beneficio. Abbiamo affrontato il tema in due talk durante l’ultima edizione del Clamore Festival. Il nostro obiettivo rimane quello di suonare dal vivo, conoscere le persone, gli spazi e vivere esperienze. Per raggiungere questi risultati ci sono molte strade e stiamo capendo quale si sposa meglio con il nostro spirito: fare quello che ci piace e farlo PER RIDERE, come recita il titolo del nostro ultimo LP.

Vi considerate meno attuali rispetto ai trapper?

Il concetto di attuale è scivoloso, ti posso rispondere che mi sento al posto giusto nel momento giusto. Una volta dissi per scherzo ad un amico che noi facciamo “musica vecchia”, riferendomi al funk, e lui mi rispose “Se la stai facendo oggi, non può essere vecchia”. Sembra un’ovvietà, ma alla fine spesso siamo noi stessi a etichettare qualcosa come vecchio o nuovo, ma se analizzassimo davvero la musica di ieri e di oggi capiremmo che è tutto un unico flusso di generi, culture e stili che si mescolano e si influenzano a vicenda. Tutto ciò è bellissimo. Magari in futuro saremo noi a fare trap, perchè no?

Come vi vedreste a Sanremo?

Come ospiti. Anzi, se qualcuno fosse interessato, ci teniamo liberi per Febbraio 2025 (ride, ndr).

Novità in vista?

A settembre chiudiamo il GROOVEGANG tour che ha seguito il PER RIDERE tour, per un totale di circa 35 date in un anno e mezzo. Questo dimostra che è possibile girare, suonare, uscire dai propri confini e farlo con le proprie forze, senza avere necessariamente contratti, agenzie e management alle spalle. Il prossimo obiettivo è quello di scrivere/registrare nuovi brani in modo da far uscire un LP in primavera 2025. Ci sono ancora molti punti di domanda, ma è sempre così: quando siamo in tour tutte le energie vanno nei live, serve metterli in pausa per ripartire a pensare a cose nuove. Sul nostro profilo instagram trovate tutte le date e gli aggiornamenti.