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La Bce lascia invariati i tassi d’interesse: nessun cambiamento significativo per gli investitori

Settimana che vede tutti gli indici principali chiudere in negativo: il FTSE MIB è sceso dell’1,1%, il FTSE ITALIA STAR del 2,1% mentre l’indice delle micro cap, il FTSE ITALIA GROWTH, dello 0,2%

Settimana che ha visto la BCE lasciare invariati i tassi d’interesse, come era nelle attese, dopo la riduzione di 25 bp nel meeting del 6 giugno scorso. Cosa significa questo per gli investitori? Ci sono almeno due forze che agiscono su tutto questo. La prima di breve periodo, sulla quale la riduzione dei tassi ha l’effetto massimo e la seconda dove l’effetto maggiore è giocato dal ruolo delle aspettative. Il mancato taglio non dovrebbe comportare nessun significativo cambiamento per gli investitori, visto che le attese (ecco il ruolo delle aspettative) già prevedevano il nulla di fatto. I mercati tendono infatti a muoversi in modo significativo nel momento in cui si verificano rischi non previsti.

A livello di titoli, Finecobank chiude la settimana con un progresso del 4,2%, sostenuto dalla raccolta del mese di giugno, pari a quasi 1 miliardo di euro (+30% YoY) e dal report di Jefferies che ha alzato il target price a 16.3 euro (da 12,6 euro) per azione e la raccomandazione da Hold a Buy.

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Seconda posizione per Banco BPM (+2,2%). La Banca ha annunciato di aver riacquistato integralmente il prestito obbligazionario perpetuo “€400.000.000 Additional Tier 1 Notes”, per un valore nominale complessivo di 179,49 milioni di euro e un prezzo di riacquisto di 100,5%. Il riacquisto dei titoli esistenti è stato effettuato contemporaneamente all’emissione di un nuovo titolo obbligazionario perpetuo Additional Tier 1 a tasso fisso reset denominato in euro per un importo nominale complessivo di 400 milioni di euro con una cedola del 7,25% non cumulativa.
Medaglia di bronzo per Iveco (+2%), che ha reso noto il consensus degli analisti aggiornato al 9 luglio 2024 e relativo al 2° trimestre 2024, che prevedono ricavi pari a 3,91 miliardi di euro, un risultato operativo adjusted di 283 milioni di euro e un utile netto adjusted di 125 milioni di euro.

Peggior titolo della settimana Brunello Cucinelli, che lascia sul campo l’8,2%, nonostante i risultati del primo trimestre siano risultati leggermente migliori delle stime degli analisti, che però non hanno modificato le stesse per l’intero anno. Gli investitori si aspettano una stagione degli utili delle società del lusso piuttosto difficile nei prossimi mesi e stanno rivedendo al ribasso le stime per l’intero settore. Una delle principali sfide che le aziende del settore del lusso sono chiamate ad affrontare è la diminuzione della domanda cinese a seguito del boom della spesa in uscita della pandemia.

Secondo peggior titolo Stmicroelectronics (-5,9%), che risente della flessione della società di Taiwan TSMC (maggiore produttore mondiale di Chip) e dei titoli del settore in generale.
Nexi lascia invece sul campo il 4,3% dopo che Unicredit ha venduto, tramite un accelerated book building, l’1,1% del capitale a 5,735 euro per azione.

Spesso abbiamo esaminato diversi aspetti dell’economia degli Stati Uniti. Non abbiamo però mai preso in esame l’andamento dell’economia mondiale. In altre parole, se il mondo stia crescendo o meno. Le stime del Fondo Monetario Internazione – IMF pevedono una crescita mondiale pari 3,2% nel 2024 e del 3,3% nel 2025. Il diverso slancio dell’attività tra le economie ad inizio anno ha tuttavia ridotto la divergenza nella produzione, poiché i fattori ciclici diminuiscono e l’attività meglio si allinea al suo potenziale.

La crescita dei prezzi dei servizi sta ostacolando i progressi sulla disinflazione, complicando la normalizzazione della politica monetaria. I rischi al rialzo per l’inflazione sono quindi tendenzialmente in aumento. E questo spinge le banche centrali a mantenere prospettive di tassi di interesse più elevati e più a lungo di quanto sarebbe auspicabile, in un contesto di crescenti tensioni commerciali e maggiore incertezza politica.

Il che si traduce in maggiori rischi per gestire i quali, preservando allo stesso tempo la crescita, il mix di politiche monetarie e fiscali dovrebbe essere attentamente sequenziato al fine di raggiungere la stabilità dei prezzi e ricostituire i buffer diminuiti di riserve. L’attività globale e il commercio mondiale si sono rafforzati ad inizio anno, con il commercio stimolato dalle forti esportazioni dall’Asia, in particolare nel settore tecnologico. Negli Stati Uniti, dopo un periodo sostenuto di forte sovraperformance, un rallentamento della crescita più acuto del previsto ha riflesso un consumo moderato e un contributo negativo del commercio netto. In Giappone, la sorpresa negativa sulla crescita è derivata in larga parte da interruzioni temporanee dell’offerta legate alla chiusura di un importante impianto automobilistico nel primo trimestre. Al contrario, in Europa si sono manifestati segnali di ripresa economica, trainati da un miglioramento dell’attività dei servizi. In Cina, la ripresa dei consumi interni ha alimentato l’upside positivo del primo trimestre, aiutata da quello che sembrava essere un temporaneo aumento delle esportazioni, ricollegandosi tardivamente all’aumento della domanda globale dell’anno scorso.

Nel frattempo, lo slancio della disinflazione globale sta rallentando, segnalando ostacoli lungo il percorso. Ciò riflette diverse dinamiche settoriali: la persistenza di un’inflazione superiore alla media nei prezzi dei servizi, attenuata in qualche misura da una disinflazione più forte nei prezzi dei beni. La crescita dei salari nominali rimane vivace, sopra l’inflazione dei prezzi in alcuni paesi, riflettendo in parte l’esito delle trattative salariali di quest’anno e la reazione all’inflazione a breve termine.

L’aumento dell’inflazione negli Stati Uniti durante il primo trimestre ha ritardato la normalizzazione della politica monetaria. Questo ha messo altre economie avanzate, come l’area euro e il Canada, dove l’inflazione di fondo sta raffreddandosi in linea con le aspettative, davanti agli Stati Uniti nel ciclo di allentamento. Allo stesso tempo, un numero di banche centrali nelle economie emergenti rimane cauto riguardo alla riduzione dei tassi a causa dei rischi esterni innescati dalle variazioni dei differenziali dei tassi di interesse e dal conseguente deprezzamento delle valute di queste economie rispetto al dollaro.

Il mondo continua quindi a crescere. Questo non significa tuttavia che siamo del tutto fuori pericolo. Anche se nel complesso crediamo che i rischi per le prospettive rimangono ben bilanciati, nel breve termine alcuni di questi stanno acquisendo una crescente rilevanza. Rischi che includono per esempio il rialzo dell’inflazione derivante da una mancanza di progressi nella disinflazione dei servizi e pressioni sui prezzi derivanti dal rinnovato commercio o dalle tensioni geopolitiche.

I rischi di inflazione persistente nel settore dei servizi sono legati sia alla determinazione dei salari che dei prezzi, dato che il lavoro rappresenta una quota elevata dei costi in quel settore. Una maggiore crescita nominale dei salari, che in alcuni casi riflette il recupero dei salari reali, se accompagnata da una debole produttività, potrebbe rendere difficile per le imprese moderare gli aumenti dei prezzi, soprattutto quando i margini di profitto sono già ridotti. Questo potrebbe portare ad una maggiore rigidità dell’inflazione salariale e dei prezzi.

Da non sottovalutare l’escalation delle tensioni commerciali, che potrebbe aumentare ulteriormente i rischi a breve termine per l’inflazione aumentando il costo dei beni importati lungo tutta la catena di approvvigionamento. Irregolarità lungo il restante percorso di disinflazione potrebbero destabilizzare il ritorno alla stabilità dei prezzi se le aspettative a breve termine aumentassero a causa di dati sull’inflazione deludenti.

Il rischio di un’inflazione che rimane elevata ha alimentato le prospettive di tassi di interesse più alti per un periodo più lungo, il che a sua volta aumenta i rischi esterni, fiscali e finanziari. Inoltre, un apprezzamento prolungato del dollaro derivante dalle disparità dei tassi potrebbe interrompere i flussi di capitali e ostacolare l’allentamento della politica monetaria pianificata, che potrebbe avere un impatto negativo sulla crescita. Tassi di interesse persistentemente alti potrebbero aumentare ulteriormente i costi di finanziamento e influenzare la stabilità finanziaria se i miglioramenti fiscali non compensassero i tassi reali più alti in un contesto di minore crescita potenziale.

Come rendere l’economia a prova di futuro? Man mano che i divari di output si chiudono e l’inflazione diminuisce, i responsabili delle politiche economiche sono chiamati ad affrontae due compiti: perseverare nel ripristino della stabilità dei prezzi e affrontare le eredità delle recenti crisi, tra cui il ripristino dei buffer persi e il rafforzamento duraturo della crescita. Nel breve termine, questo richiederà una calibratura e una sequenza attente del mix di politiche economiche. Nei paesi in cui si sono materializzati rischi al rialzo per l’inflazione, inclusi quelli derivanti da canali esterni, le banche centrali dovrebbero astenersi dall’allentare le politiche troppo presto e rimanere aperte a ulteriori inasprimenti se necessario. Dove viceversa i dati sull’inflazione segnalano un incoraggiante ritorno duraturo alla stabilità dei prezzi, l’allentamento della politica monetaria dovrebbe procedere gradualmente, fornendo contemporaneamente spazio per il necessario consolidamento fiscale.

Al di là delle sfide a breve termine, i responsabili delle politiche economiche devono agire ora per rivitalizzare le prospettive di crescita a medio termine in declino. Le marcate differenze nei trend di produttività tra i paesi suggeriscono che non tutti i fattori sono ciclici e che è necessario un’azione politica decisiva per migliorare il dinamismo delle imprese e ridurre la disallocazione delle risorse per arrestare le debolezze.

Antonio Tognoli testinaAntonio Tognoli

Ho iniziato a lavorare come analista finanziario nel 1983, occupandomi di economia e politica economica e nel frattempo mi sono laureato in scienze bancarie, finanziarie e assicurative. Oggi mi occupo di analisi macroeconomica all’interno di Corporate Family Office – CFO SIM. Giornalista pubblicista, docente ai corsi post laurea de “24Ore Business School” e dell’Associazione Italiana per l’Analisi Finanziaria – AIAF e co-autore del libro Analisi Finanziaria e Valutazione Aziendale, a cura di Franco Pedriali.