L’estate di GAMeC tra arte diffusa e partecipata: un tuffo nell’opera immersiva di Sonia Boyce
Fino al 22 settembre il Palazzo della Ragione ospiterà “Benevolence” la videoinstallazione della vincitrice del Leone d’oro all’ultima Biennale di Venezia. L’artista ha regalato alla città un progetto site-specific pensato per la Sala delle Capriate
Bergamo. Bisogna amare Sonia Boyce, artista inglese di origini afrocaraibiche, semplicemente per la curiosità che ha dimostrato di avere per il popolo bergamasco e la città. Da Londra, dove vive e lavora come artista e professoressa di Black Art and Design alla University of the Arts, è arrivata a Bergamo chiamata a prendere parte del programma biennale “Pensare come una montagna” promosso dalla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo (GAMeC).
Si tratta di un progetto speciale e diffuso, sul territorio di Bergamo e provincia: una dimensione culturale e sociale creata per rendere partecipi e protagoniste le comunità locali, chiamate a riflettere sui temi della sostenibilità e della collettività, insieme ad artisti internazionali. Tra questi c’è Sonia Boyce, rara perla di sensibilità umana e artistica, che sin dagli anni Ottanta ha affrontato temi quali l’identità, le dinamiche sociali e la marginalizzazione razziale e di genere. Con alle spalle una lunga carriera di successo, ora Boyce riflette sulle dinamiche di relazione, collaborazione e partecipazione, anche politica, attraverso opere che ripercorrono la storia e la memoria acustica.
La tradizione dei canti popolari della Resistenza, la bellezza di Piazza Vecchia, il desiderio di ritrovarsi insieme all’aperto. Tutto questo fiorisce in “Benevolence”, l’installazione pensata da Boyce ad hoc per la Sala delle Capriate di Palazzo della Ragione, in Città Alta. Arrivando nella Sala si viene avvolti da diverse proiezioni in cui compaiono volti di persone comuni che cantano brani tratti dal repertorio popolare bergamasco. I loro sguardi e le loro voci diventano il soggetto principale di una rappresentazione, dove, a fare da sfondo, ci sono paesaggi montani e scene di vita quotidiana.
“Sonia Boyce è una figura chiave dell’arte contemporanea – commenta Lorenzo Giusti, direttore di GAMeC –. Leone d’oro all’ultima Biennale di Venezia, dall’Inghilterra, dove ha sempre vissuto, ha giocato un ruolo fondamentale nell’affermazione del contributo femminile e nel riconoscimento delle identità black nel campo artistico”. Nel 2021 l’artista è stata la prima donna di colore a rappresentare la Gran Bretagna alla Biennale di Venezia.
Per la realizzazione dell’opera, Boyce si è avvalsa della collaborazione di tre studenti dell’Istituto Superiore di Studi Musicali “Gaetano Donizetti” di Bergamo, che nell’autunno 2023 si sono esibiti in Piazza Vecchia, improvvisando temi popolari. Per “Benevolence”, l’artista inglese ha scelto Bella Ciao, quale simbolo di resistenza globale transgenerazionale. Con Boyce la produzione contemporanea diventa una continua sperimentazione dell’incontro tra e la vita civile. “Il suo lavoro nasce dall’incontro, dalla relazione, sfruttando le capacità simboliche, evocative e aggregative della voce e del canto – aggiunge il direttore artistico –. È davvero un grande onore aver potuto produrre una sua opera dedicata alla città”.

“L’offerta estiva di GAMeC è davvero ricca quest’anno. Si può iniziare a Palazzo della Regione con la potente videoinstallazione di una leggenda dell’arte contemporanea, Sonia Boyce, per poi scendere alla GAMeC, dove ad accogliere i visitatori c’è una hall completamente rinnovata e trasformata in un’opera d’arte grazie all’intervento di Studio Ossidiana. Con un unico biglietto (ridotto, se si arriva da Piazza Vecchia) si possono poi visitare la mostra retrospettiva dedicata a Lin May Saeed e il nuovo percorso nelle collezioni del museo. Per chi volesse raccogliere l’invito di GAMeC a scoprire le valli e le montagne Bergamasche, c’è anche la possibilità di recarsi a Castione per vedere l’opera di Chiara Gambirasio e da lì, con una passeggiata nel bosco di dieci minuti, raggiungere il borgo di Rusio, dove c’è una seconda opera”, conclude Giusti.





