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Valle Imagna, più di 12mila firme alla petizione lanciata dalle famiglie contro il rimpatrio degli orfani ucraini
Foto d'archivio

Grande preoccupazione per il possibile rientro dei ragazzi, previsto entro la fine dell’estate: “Garanzie approssimative sulle future strutture ospitanti e incertezza del mantenimento dei contatti con i famigliari”

Rota d’Imagna. In 48 ore ha superato quota 12mila firme la petizione online lanciata su Change.org dalle famiglie affidatarie di alcuni bambini ucraini scappati dall’orfanotrofio di Berdyansk in Ucraina a marzo 2022 e che in questi anni hanno trovato ospitalità tra Rota d’Imagna, Bedulita e Pontida; obiettivo dell’appello è scongiurare il rimpatrio degli orfani, previsto entro la fine dell’estate, con garanzie approssimative riguardo le future strutture ospitanti e l’incertezza del mantenimento dei contatti con fratelli e sorelle.

“A settembre del 2022 i bambini hanno iniziato a frequentare le scuole del nostro territorio e a dicembre è partito un progetto di accoglienza nelle famiglie disponibili ad accogliere i bambini nelle loro case”, scrivono i promotori.

“Siamo molto preoccupati per il futuro di questi bambini”, il commento di Michela Noris, che pubblicando la petizione si è fatta portavoce di tutte le famiglie affidatarie. “La guerra in Ucraina purtroppo non è terminata, il trasferimento dei ragazzi in questo momento di totale insicurezza è davvero necessario? Possibile che non ci sia una soluzione alternativa?”, si domanda Noris.

Per questo motivo scopo della petizione è “arrivare al cuore delle persone e delle istituzioni. (…) Fermo restando che nessuno di noi vuole sostituirsi agli organi competenti o proporre soluzioni insostenibili, siamo tutti pienamente consapevoli che la questione logistica esiste e va affrontata con i dovuti modi, ma ci rivolgiamo a chi può fare qualcosa di concreto per loro”.

“Siamo partiti con qualche pomeriggio insieme fino a dicembre 2023 quando la forma di accoglienza si è ulteriormente ampliata con la possibilità di far trascorrere la notte nelle nostre case, ricordiamo ancora la felicità dei due fratellini accolti da noi quando al mattino hanno potuto fare colazione in pigiama o quando ci hanno svegliati con il solletico. Piccoli momenti di quotidianità familiare che significano tanto per chi una famiglia non ce l’ha. Aprendo le porte delle nostre case non è sempre stato facile capire quale fosse la cosa migliore da fare, ma insieme abbiamo costruito rapporti sani, i bambini aspettano con ansia di stare nelle varie famiglie perché nonostante il tempo trascorso insieme sia poco, percepiscono e vivono le nostre case come un posto sicuro dove qualcuno li ha accolti, difesi, guardati, corretti, aiutati. Hanno nuovamente sperimentato il concetto di famiglia”.

“Pensiamo che il rapporto che si è creato con loro in questi mesi di accoglienza ci dia il diritto di esprimere perplessità su questa decisione. L’idea di rimpatriare tutti indistintamente senza considerare le specificità e i percorsi vissuti in questi ultimi 30 mesi, da ognuno di loro, ci sembra una soluzione semplicistica che non fa bene a nessuno”, affermano gli organizzatori.

E suggeriscono possibili soluzioni alternative: “perché non incentivare uno ‘svuotamento dal di dentro’ di questa esperienza, come già sta avvenendo. Diversi bambini e ragazzi si sono trasferiti in Usa o sono rientrati in Ucraina attraverso progetti di affido temporaneo o di adozione internazionale (con famiglie Ucraine). Altri sono divenuti maggiorenni e hanno potuto scegliere percorsi di accompagnamento all’età adulta e di ricerca dell’autonomia. Non sarebbe forse più utile consentire a questa esperienza di continuare per i prossimi 12/24 mesi, allo scopo di trovare una soluzione familiare o altro, per ognuno di questi bambini e ragazzi, in Ucraina o anche fuori dall’Ucraina, mantenendo sempre la predilezione per famiglie Ucraine, se questa è la volontà del governo nazionale? Perchè non provare a lavorare tutti insieme, Italia e Ucraina, per il bene di questi minori? Perché non ipotizzare di utilizzare gli istituti della ‘protezione’ garantiti dal diritto internazionale che possa assicurare sicurezza per loro e per chi li accoglie?”.

“Per noi famiglie la loro partenza rappresenta un colpo di spugna dopo due anni e mezzo di sforzi da parte dell’intera comunità: la scuola, gli educatori Ucraini e Italiani, i compagni di classe, i nuovi amici, tutte le persone che in diverse forme si sono prodigate per integrarli nel miglior modo possibile. Qualcuno si è chiesto quale sia l’opzione migliore per i ragazzi? Qualcuno ha chiesto loro cosa ne pensano? Converrete con noi che questi ragazzi hanno già pagato tanto, forse è arrivato il momento di rendergli qualcosa”, conclude l’appello.

profughi ucraini roncolaProfughi ucraini a Roncola in una foto d'archivio

Un rapporto, quello con i bambini, che si è sempre più rinsaldato tantoché, se dovesse profilarsi lo scenario delineato, per i cittadini sarebbe come una vera e propria sconfitta. C’è chi li accoglie a braccia aperte, chi ha costruito veri e sinceri rapporti di amicizia e chi, ancora, ha sviluppato veri e propri progetti; è il caso della signora Mariarosa di Rota Imagna, che, da più di un anno, è riuscita ad avvicinare e ad appassionare i ragazzi all’arte: “Il nostro obiettivo è quello di dare un’opportunità liberatoria a loro, dalla pittura alla scultura, ma non solo: nei fine settimana organizziamo anche picnic e loro sono entusiasti di questo. I più piccoli sono molto integrati anche grazie al fatto che passano del tempo nelle case delle famiglie del Paese, mentre qualcuno più grande prova una forte nostalgia che li invoglia a tornare indietro, però poi sopraggiunge la paura, la stessa che abbiamo noi di fronte a questa situazione. Io ci ho messo l’anima, sarebbe un grosso dispiacere”.