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“Bridgerton”, il nuovo fenomeno televisivo

Come racconterebbe la nuova stagione di Lady Whistledown? Lo scoprirete leggendo l’articolo

Cari gentili lettori,

Mi è giunta voce che la tanto attesa seconda parte della terza stagione della nota serie “Bridgerton”, sia finalmente disponibile sulla piattaforma Netflix.

La serie, tratta dalla saga di romanzi rosa scritti da Julia Quinn, debuttò per la prima volta, ormai, quasi quattro anni fa, diventando fin da subito un grande successo. Successo che potrebbe essere paragonabile solo ad un’altra serie TV in costume britannica, “Downton Abbey”. Entrambe le serie, seppur ambientate ad un secolo di distanza e strutturalmente completamente diverse (la prima un romanzo rosa, la seconda più storica), sono le uniche due serie che possono vantare un consenso di pubblico e critica, così elevato da essere fortemente entrate nell’immaginario collettivo.

Il cast multietnico presente in “Bridgerton” all’inizio spesso criticato per essere irrispettoso e storicamente non accurato, è in realtà una delle caratteristiche che ha reso la serie così amata, popolare e riconoscibile. “Bridgerton” infatti non è una serie in costume che ha la pretesa di raccontare pedissequamente fatti storici, bensì prende spunto dall’Inghilterra del periodo Regency, costruendone la propria versione (in pieno stile ucronico).

Non è infatti raro ritrovarsi ad ascoltare brani pop contemporanei riarrangiati in versione orchestrale, ulteriore prova del taglio moderno, senza tempo e “fiabesco” della narrazione. La serie si è distinta anche per aver scelto di dare spazio al desiderio e al piacere femminile, mostrando così il “female gaze”, lo “sguardo femminile”. Il “female gaze” si contrappone allo sguardo maschile, definito “male gaze”, che mostra i personaggi femminili solo come “oggetti” del desiderio, mai come soggetti desideranti.

Se nelle prime due stagioni (dedicate rispettivamente alle storie d’amore dei fratelli Bridgerton Daphne e successivamente Anthony), i sentimenti prevalenti erano il desiderio e la passione, in questa terza stagione, dedicata al terzo fratello Colin e a Penelope Faetherington, l’erotismo assume delle connotazione più romantiche e delicate.

Grazie al personaggio di Penelope la serie fa un ulteriore passo in avanti, dando spazio ad una protagonista dalla corporalità curvy, che si allontana dagli standard tossici della società odierna. Rispetto alle altre stagioni però, questa terza forse cade nell’errore di sviluppare al meglio solo uno dei due protagonisti (in questo caso Penelope) lasciando Colin, più in disparte e poco definito.

Pur essendo una serie che ha fatto della rappresentazione uno dei suoi punti di forza, molti spettatori (compresa la sottoscritta) si sono chiesti come mai non fosse stato ancora mostrato un personaggio principale queer. Nella prima stagione sembravano esserci stati dei piccoli riferimenti mai più ripresi fino ad ora, che hanno portato questa autrice a pensare che si potesse parlare di “queerbaiting”. Con “queerbaiting” si indica una pratica attuata da molte serie e film, che attraverso dialoghi e situazioni possono fare intendere la possibile queerness di un personaggio, senza però esserlo davvero, ingannando così il pubblico.

Per fortuna questa terza stagione ci ha dimostrato non essere questo il caso, e potremmo finalmente vedere questo aspetto trattato ancora di più (sperando adeguatamente), nelle stagioni successive. Adesso inizia la ricerca, su quale fratello Bridgerton sarà incentrata la prossima storia d’amore; Eloise, Benedict o Francesca? L’autrice pensa che si tratterà proprio del secondogenito, Benedict.

Sembrerebbe però che per poterci gustare la quarta stagione, dovremo aspettare fino al 2026…

In attesa di una notizia ufficiale cari lettori, questa autrice rimarrà in allerta, sorseggiando una buona tazza di tè.

Sinceramente vostra,

Elena Cosentino