Case abbandonate a Celadina, 5 occupanti a processo: “La nostra un’azione sociale, non risarciremo il Comune”
Palafrizzoni si è costituito parte civile, chiedendo fino a 15mila euro di danni per ogni imputato. Così Sergio Gandi: “Si è determinato un reato, quello legato all’occupazione abusiva dell’immobile. Nessuna volontà di infierire”
Bergamo. Una storia che risale a qualche anno fa, al 1° febbraio 2014, quando un gruppo di attivisti del Comitato di Lotta per la Casa occupa una palazzina a Bergamo, nel quartiere di Celadina, in via Monte Grigna.
L’occupazione prosegue fino all’arrivo della pandemia: per sei anni l’immobile di case popolari viene riaperto, riqualificato (con le forze economiche del Comitato) e ripopolato: nel corso del tempo più di 50 persone, vittime dell’emergenza abitativa, lo hanno attraversato. Ma oggi è tornato a essere vuoto.
Il Comitato è riuscito a togliere sia l’immobile di via Monte Grigna 11 che quello al civico 13 dal piano delle alienazioni che ne prevedeva la vendita. “Di qui è passata una piccola comunità, quella dell’occupazione è stata un’esperienza di relazione, attivismo e solidarietà – dichiarano i membri del Comitato -. Ci siamo presi cura di questo quartiere sotto ogni punto di vista creando una rete solidale”.
Il Comitato ha dichiarato chiusa la sua attività dopo la pandemia, ma 5 persone oggi sono sotto processo con l’accusa di invasione di edifici e terreni. Il 19 giugno la prima udienza del processo, in cui il Comune di Bergamo si è costituito parte civile, chiedendo un risarcimento fino a 15 mila euro per ogni imputato.
“La nostra presenza dal 2014 al 2020 ha riqualificato la palazzina, rendendo gli appartamenti abitabili. Le case erano vuote prima, con noi si sono riempite: la nostra è stata un’azione sociale e ci sono fotografie, video e altro materiale che documentano tutto questo. Dopo di noi le case sono rimaste vuote e non certo perché le case popolari non sono necessarie, anzi: dopo la pandemia sia nella nostra città che nella nostra provincia trovare una casa è sempre più complicato”, comunica il Comitato.
Il Comitato sostiene che la loro azione abbia paradossalmente ridotto i costi al comune evitando spese aggiuntive. “La nostra azione sociale sul territorio ha tolto al Comune stesso dei costi e questo lo testimoniano i dati del bilancio sociale di Caritas Bergamo del 2017 – dichiarano i membri -. Stimiamo che, per ogni singolo utente adulto ospitato in una struttura di accoglienza, il costo fosse di 12 euro a notte per la permanenza e per l’housing sociale il costo di un appartamento di circa 25mila euro all’anno. Bastano tre anni di occupazione per risparmiare 75mila euro per ogni famiglia accolta e 13mila euro per ogni singolo accolto”.
“Durante la campagna elettorale abbiamo visto diversi candidati di vari partiti spendersi sul tema della casa, ma cosa è stato fatto in questi anni? Ci si è accaniti su dei presunti occupanti: possibile che a fare le spese di questa situazione debbano essere coloro che sono in fragilità economica, quindi anche abitativa? Per questo chiediamo come Comitato una presa di posizione da parte di Elena Carnevali, sindaca neoeletta, su questo tema – conclude il Comitato – Le case di Via Monte Grigna 11 sono state rese abitabili, sono diventate un luogo di socialità e supporto reciproco tra chi aveva bisogno e, paradossalmente, hanno anche fatto risparmiare soldi alle realtà che, per conto dell’amministrazione, si occupano di accoglienza e supporto a chi è in fragilità abitativa. Come è possibile che da questa situazione il Comune abbia subito un danno materiale o addirittura morale?”.
“Quello che si è determinato è un reato – così Sergio Gandi -. In virtù di questo fatto, è ovvio che il Comune ha dovuto prendere una posizione, anche perché ha subìto un danno legato all’occupazione abusiva degli immobili. Nessuno vuole infierire su una situazione di difficoltà. Stiamo esercitando un obbligo che è dovuto. E se non fosse così, saremmo soggetti anche ad una sanzione da parte della Corte dei Conti”.




