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|L’atletica italiana da record agli Europei: “È il successo dei territori e delle piccole società”
Gianni Mauri, presidente FIDAL Lombardia, commenta l’exploit di Roma: “Risultato straordinario, ma non arrivato all’improvviso: è il frutto di continuità nel lavoro e di una preparazione mirata”
24 medaglie: 11 ori, 9 argenti e 4 bronzi. 8 in più della Francia, 11 più della Gran Bretagna, il doppio di Olanda e Germania. Questo è lo straordinario bilancio dell’Italia agli Europei di atletica leggera che si sono svolti a Roma. Si tratta di un primato storico che finisce per stracciare quello precedente, risalente al 1990, quando a Spalato, in Croazia, arrivarono esattamente la metà dei podi, 12.
Di quella delegazione faceva parte anche Gianni Mauri, oggi presidente di FIDAL Lombardia, allora allenatore delle marciatrici azzurre: “C’erano Russia e Bielorussia, le potenze erano la Germania, la Francia, la Gran Bretagna, realtà che oggi sono ai minimi termini. Ma non cambia la sostanza: chi vince ha sempre ragione e questo è un grossissimo risultato per il nostro movimento”.
La Lombardia ha contribuito in maniera sostanziosa al gruppo di 115 atleti (un terzo totale) e i meriti partono soprattutto dalla base della piramide. “Si tratta di una vittoria per l’Italia, ma soprattutto dei territori” afferma, “ci sono ragazzi che vengono anche da quello bergamasco come Rigali, dalla Brianza come Tortu, da Desenzano come Jacobs, dal Milanese come Trapletti. Per non parlare dei nostri giovani, come Luca Sito, che ha soltanto 21 anni. Per questo motivo è un successo che attribuisco ai territori, e in particolare alle nostre società che con tanti sacrifici riescono a crescere questi ragazzi: tutto nasce da loro”.
“Un campione si costruisce con un lavoro che va dagli 8 ai 12 anni” prosegue, “quando si ha un giovane di talento bisogna saperlo crescere e non è per niente semplice: dietro c’è un lavoro impegnativo e costante, lungo anni, oltre che dei costi da sostenere”.
Le società, secondo il presidente Mauri, “fanno miracoli”, perché “con pochi soldi e tanta passione riescono a mandare avanti le loro attività, grazie a giovani splendidi, con i tecnici, i comitati regionali e provinciali”. A ciò si uniscono le iniziative di Fidal Lombardia: “Diamo borse di studio ai giovani migliori, li seguiamo, c’è un percorso di crescita completa, corsi specifici. Nella nostra regione c’è un tessuto di tante persone che lavorano bene, sono dei professionisti con stipendi da dilettanti che affrontano con competenza le loro sfide”.
Il contributo della federazione al successo si misura anche in investimenti, oltre che in una struttura che funziona in tutte le sue dimensioni professionistiche: “Quali nazioni hanno tutti i gruppi sportivi su cui contiamo noi in Italia? Rispetto a gran parte del resto d’Europa c’è una grossa professionalizzazione, oltre che lavoro di individuazione dei talenti. E poi c’è un investimento di quasi 10 milioni di euro l’anno sugli atleti di eccellenza nazionale, circa un terzo del bilancio della Federazione”.
Ogni atleta, poi, si costruisce il proprio staff personale: “Anche a loro va dato grandissimo merito”, oltre che alla continuità di “una struttura tecnica mantenuta da circa 8 anni, frutto di una buona programmazione, guidata dal professor Antonio La Torre, che sta dando continuità con il lavoro fatto in passato”.
L’exploit di Roma anche in questo senso è il riflesso di una crescita di tutto il movimento, oltre che il risultato di un lavoro anche di preparazione fisica svolto in funzione dell’Europeo: “C’era l’intenzione di voler fare bene, essendo in casa. Si è fatta una programmazione mirata”. Con un piccolo dispiacere: “Non sempre abbiamo avuto un grande pubblico e questo mi rammarica, c’è stato qualche intoppo organizzativo, ma riempire l’Olimpico al 100% nella capienza dei 40mila era difficile e si sapeva”.
La mente ora non può che andare a Parigi 2024, a cui la squadra azzurra arriva con una grandissima carica: “L’obiettivo adesso sarà riuscire a mantenere questo stato di forma anche nella prima metà di agosto ed è la sfida più grande che devono affrontare gli atleti, oltre che la chiave determinante”. E anche il livello inevitabilmente salirà, perché l’atletica è un “fenomeno universale, ha una platea di oltre 200 nazioni, un livello pazzesco dove alcuni di questi azzurri riusciranno ad andare finale, ma sarà completamente diverso”. L’auspicio è quello di continuare a vincere: “Per portare ancora più in alto il movimento”.


