Europee ed amministrative 2024: cosa deve cambiare per i giovani dopo il voto?
Sabato e domenica si andrà a votare per il rinnovo del Parlamento Europeo e per eleggere il nuovo Sindaco di Bergamo, oltre ad a quelli di altri 164 comuni della provincia. Come si sono avvicinati i giovani a questo appuntamento e con quali speranze?
Che volto avranno l’Europa e la Bergamo di domani? Le elezioni europee ed amministrative di sabato 8 e domenica 9 giugno cambieranno gli equilibri delle attuali istituzioni. E parlando di futuro, quali desideri della popolazione under-35 potranno trovare una minima concretezza nel prossimo quinquennio?
Che cosa chiedono i giovani ai politici che saranno eletti questo fine settimana? Factanza (@factanza) e 20e30 (@20e30) hanno lanciato la campagna “Vota per il non voto” che ha cercato di intercettare i bisogni, i desideri e anche la rabbia di una generazione perennemente fuori, o scarsamente rappresentata, negli organi istituzionali.
Non si può non partire dal tema lavoro. Eurostat e CNG riportano – dati 2022 – come quasi la metà dei ragazzi e delle ragazze tra i 19 e i 25 anni lavori con contratto a termine, e il 25% percependo meno di 1000 euro al mese. Agire a livello europeo per dare stabilità lavorativa ad una generazione, smettendo di mischiare per convenienza “gavetta” con “sfruttamento”, è il primo tema da mettere al centro della discussione politica per gli under-35.
Sempre l’iniziativa di Factanza e 20e30 annota come difesa e potenziamento dell’istruzione di qualità, alzando la spesa in materia dato che l’Italia è sestultima a livello europeo, e lotta al cambiamento climatico, per rendere meno inquinate le città in cui viviamo, sono altri due temi focali. L’aspetto ambientale è molto importante anche per la nostra città, adagiata al confine nord della Pianura Padana: questo febbraio infatti anche Bergamo ha registrato picchi preoccupanti di concentrazione di polveri sottili nell’aria.
Chiude il quartetto delle tematiche più care alla generazione under-35 la questione dei diritti. Omotransfobia, razzismo e sessismo sono tutte parole che i giovani vorrebbero non dover più sentire. Si chiedono politiche più decise nella direzione dell’inclusività e della parità di genere.
I partiti politici si sono presi in carico queste istanze? Leggendo i programmi elettorali per le prossime elezioni europee si vede a colpo d’occhio come nessun partito abbia abbracciato tutte e quattro le cause sopracitate. Ci sono proposte per il mondo del lavoro, dal salario minimo all’abrogazione degli stage non retribuiti, il rafforzamento del sistema di welfare e il potenziamento della formazione scuola-lavoro. C’è poi un partito che la parola giovani nel proprio programma non la contempla nemmeno, rivolgendosi unicamente all’elettorato over-50 che, come riporta Will Media (@will_ita) è quasi il triplo di quello under-35: 27 contro 10 milioni.
Rimane di conseguenza un’ultima domanda da porsi: quanto potranno incidere i giovani con il voto? Saranno le prime elezioni – solo per il voto europeo – che vedranno gli studenti fuori sede alle urne nella città dove studiano, senza costringerli a rientrare nella loro città d’origine. Una misura a lungo invocata, ancora ampiamente perfettibile, e che sembra abbia comunque fatto un buco nell’acqua. Potevano usufruire di questa opportunità 590 mila studenti, invece a richiedere di votare nel comune di domicilio è stato solo il 4%: 24 mila.
C’è poi la questione candidati: in Italia solo il 7,6% dei candidati alle prossime elezioni europee ha meno di 35 anni. E il Parlamento uscente, quello eletto nel 2019, aveva al suo interno solo lo 0,75% di componenti under-35. Questo aumenta il senso di impotenza e di incomprensione da parte dei giovani.
Un’indagine della rivista Scomodo (@leggiscomodo) in collaborazione con Campo Ricerca (@camporicerca) riporta come solo il 19% dei giovani italiani, che hanno risposto al sondaggio, ritiene che il Parlamento Europeo risponda alle esigenze della propria generazione. Il che è molto significativo considerando che sempre Scomodo, in un’altra indagine, ha rilevato come solo il 2% dei giovani ha più fiducia nelle istituzioni italiane rispetto a quelle europee.

Ci sono tante aspirazioni che la popolazione under-35 ha per l’Europa e, nel caso specifico, per Bergamo. Il tutto passa in primis dalla partecipazione al voto, per cancellare il 40% di astensionismo nella fascia 18-35 delle ultime europee – e, per inciso, anche il 53% previsto per questa tornata elettorale come riportato da VD News – e cominciare a tirare la giacca dei governanti per dire “Noi ci siamo”.


