Logo

Temi del giorno:

Al Gres Art industria, finanza e università in dialogo per uno sviluppo sostenibile, Sestini: “Crediamo nel binomio azienda-futuro”

L’evento ha analizzato risultati, obiettivi e sfide del percorso di efficientamento energetico, anche alla luce delle esperienze maturate in diversi contesti internazionali

Bergamo. Quale è il passo da seguire per una corretta efficienza energetica delle nostre industrie? Come ridurremo il consumo di CO2 nell’aria? Quali sono le previsioni per le vecchie e nuove generazioni? Queste le domande alle quali l’evento ‘Industria e finanza in dialogo per uno sviluppo sostenibile’, organizzato da Fondazione Pesenti e Fondazione Corriere della Sera, ha tentato di rispondere attraversi una tavola rotonda e un’attenta analisi della proiezione futura tramite il binomio industria e sostenibilità.

Il luogo in cui si è svolto l’evento non è per nulla casuale: si tratta del polo culturale Gres Art 671, un nuovo centro d’arte e cultura, nato a Bergamo su iniziativa di Italmobiliare e Fondazione Pesenti Ets, con l’obiettivo di riattivare e restituire alla cittadinanza un’area industriale inutilizzata e conferendone una memoria storica e una corretta utilità.

“Vorrei ricordare – sottolinea Carlo Pesenti, presidente della Fondazione Pesenti Ets – come venti anni fa fu sviluppata la nostra Fondazione secondo il volere di mio padre, nascendo con un’ambizione esclusiva, lavorando e operando per lo sviluppo sostenibile. Il luogo in cui ci troviamo è una delle testimonianze concrete del percorso fatto in questi anni, grazie al recupero di uno spazio attivo di arte e cultura per condividere così la nostra missione, sulla base di due progetti: Bergamo 2035, per studiare le proiezioni nel futuro nel mondo del smart city, e Gres Art, un modello di sviluppo rigenerativo integrato con le comunità adiacenti. Gli obiettivi delle nostre agende non possono essere raggiunti solo con l’impegno dei singoli, bensì un percorso condiviso tra industria e finanza”.

La tavola rotonda è stata aperta da una lectio magistralis di Enrico Giovannini, co-fondatore e direttore scientifico di Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS) ed ex Ministro delle Infrastrutture nel Governo Draghi. Nella presentazione è raccontato come, dal punto di vista economico, può essere necessario rallentare la produzione oppure accelerarla, spostando il tutto su un piano dal breve al lungo termine e basandosi su un approccio sistemico. “Sono convinto della situazione in cui ci troviamo da 57 anni, quando studiando presi coscienza di quello che diceva la scienza all’epoca. Due i problemi fondamentali: non c’è un reale concetto di soglia e il tutto viene compreso con modelli lineari non efficaci. Il numero delle crisi aumenta, non siamo sicuri dove sia il limite, per questo è il momento di alzare l’attenzione. La giustizia tra le generazioni è il punto chiave. Possiamo definire lo sviluppo sostenibile come ciò che permette a una generazione di soddisfare i propri bisogni senza impedire alle generazioni future di fare lo stesso. Guardando agli scenari al 2030 e al 2050 appare evidente l’assoluta necessità per il mondo, per l’Europa e soprattutto per l’Italia di accelerare la transizione ecologica, utilizzandola come occasione per innovare l’intero sistema economico”.

‘Industria e finanza in dialogo per uno sviluppo sostenibile’

Durante il Festival per lo sviluppo sostenibile 2024 sono stati analizzati tanti concetti fondamentali per un futuro coerente con il naturale corso del tempo. L’Italia non è su un sentiero di sviluppo sostenibile; in 6 indicatori su 17 la Nazione è messa peggio del 2010. Addirittura, nel 2030, gli studi prevedono una perdita del Pil del 10%.

Siamo un paese senza materie prime e la lotta al cambiamento climatico sta diventando una vera e propria questione di sicurezza nazionale. Tra le proposte dell’ASvis sono presenti l’accelerazione dell’Agenda 2030, la realizzazione della transizione ecologica e una politica industriale come motore della transizione per un’Europa competitiva.

Partendo da questi spunti si è poi articolata la tavola rotonda, mediata e introdotta da Ferruccio de Bortoli, presidente della Fondazione Corriere della Sera: “A volte ho la sensazione che il mondo delle imprese, in relazione alla sostenibilità, sia più avanti di quanto esse comunicano. La società è più avanti della sua rappresentazione politica, non saremmo una potenza dell’economia circolare e questo è dovuto ad un’educazione civica di base, a dispetto di tutto quello che si dice”.

Secondo recenti dati, non sono mai state consumate così tante risorse fossili come in quest’anno. Rimane quindi necessario e centrale la ricerca e lo ‘sfruttamento’ di risorse rinnovabili soprattutto per imprese altamente impattanti. Così Nicola Monti, Amministratore Delegato del Gruppo Edison: “La nostra industria si sente una grande responsabilità e la presa di coscienza l’abbiamo innalzata da tanti anni. La consapevolezza che la transizione vada fatta è di tutti, anche se non in egual modo. Il fulcro consiste nel cercare quei settori industriali con nuove tecnologie, come il nuovo nucleare, dalle quali partire per dare una visione alla transizione in modo accelerato, creando occupazione lavoro e arrivando a de-carbonizzare entro i limiti del 2050″.

Tra gli elementi necessari alla costruzione di un corretto binomio ‘azienda-futuro’, il tema Green Deal. “L’industria è cosciente e sta facendo tantissimo per seguirlo, con settori che risultano più favoriti di altri – dichiara Bernardo Sestini, vicepresidente di Confindustria Bergamo -. Veniamo da cinque anni con parecchie difficoltà, dalla pandemia alla guerra e purtroppo gli ostacoli rimangono sempre gli stessi: tempi, autorizzazioni e una questione filosofica. Non dimentichiamo il capitolo delle risorse umane; trovare nuovi incaricati è molto complicato anche perché i giovani faticano ad entrare in questo mondo. Anche la finanza deve supportare l’industria; trovo assurda la speculazione sui prezzi delle materie prime, come quella sul metano. Non dimentichiamo che il nostro Paese è fatto da piccole e medie imprese, le quali fanno ormai molta fatica”.

Come rappresentante del mondo della finanza, Marta Testi, amministratore delegato del gruppo Euronext, ribadisce come: “Fare impresa vuol dire avere una responsabilità legata alla prossimità. L’impatto sul ruolo che le piccole e medie imprese possono avere è enorme. C’è sicuramente bisogno di equity in relazione anche alle grandi aziende; diventa così necessario introdurre anche temi comportamentali in grado di regolare anche la pianificazione strategica delle aziende. Tutto questo ha anche a che fare con i processi decisionali, per cui la finanza può fare tanto attraverso tanti nuovi strumenti in grado di aumentare la conoscenza, dando più capitali di competenze, prima che finanziari, aumentando la trasparenza dei passi fatti in proiezione verso una sostenibilità del futuro”.

Inoltre, in una società che invecchia velocemente, è necessario avere sempre una maggior tempestività di intervento, sviluppando politiche a favore dell’inclusione per i giovani e portando una maggior preoccupazione all’interno delle società attuali. “Parliamo di sostenibilità in senso ampio, in un paese che è nelle prime posizioni come paese più anziano – sottolinea il Rettore dell’Università Bocconi, Francesco Billari -. Stiamo facendo gran poco di quello che potremmo fare perché non stiamo includendo in modo sufficiente le generazioni più giovani e il cambiamento della popolazione. Non siamo per nulla i numeri uno al mondo nello sfruttamento di giovani risorse, anche a causa dei pochissimi laureati. Urge un cambio di passo: includere, investire sulle nuove risorse e formarle al meglio“.