Il monito
Remuzzi striglia i politici: “Un Paese che non investe sulla salute non può crescere”
Alla presentazione del suo nuovo libro, il direttore dell’Istituto Mario Negri invita a una rinnovata consapevolezza dell’importanza di destinare risorse adeguate al Sistema Sanitario Nazionale
Bergamo. “Un Paese che non investe sulla salute non può crescere”. Così il professor Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri, ha strigliato i politici invitando a una rinnovata consapevolezza collettiva sull’importanza di destinare risorse adeguate al Sistema Sanitario Nazionale.
Il monito è arrivato in occasione della presentazione del suo nuovo libro, “Le sanguisughe di Giulietta. E altre storie sul progresso (e le contraddizioni) della medicina” (Solferino Libri), che si è tenuta alla sede della Fondazione A.R.M.R. – Aiuti Ricerca Malattie Rare, a Bergamo in via Salvioni, 2. Illustrando i contenuti della pubblicazione, davanti a un folto pubblico, il professor Remuzzi ha spiegato: “Il titolo del volume racchiude diversi significati. Il riferimento è a Giulietta, figlia di Alessandro Manzoni (grande scrittore, poeta e drammaturgo italiano, ndr). Nel 1832 ebbe un episodio febbrile che durò parecchi giorni e venne ‘curata’ con le sanguisughe, come si faceva all’epoca. Era il tempo in cui si pensava che le malattie fossero il frutto di un equilibrio fra essere rilassati ed eccitati e se una persona era troppo eccitata avrebbe dovuto essere trattata con salassi. Sembrava che le sanguisughe potessero essere utili anche in molte altre condizioni, come stati infiammatori, mal di testa, ascessi e secondo qualcuno persino l’insonnia. Un giorno i farmacologi cominciarono a studiarle con un metodo scientifico e scoprirono che al loro interno vi erano sostanze curative molto interessanti: un anticoagulante, enzimi e altre molecole preziose che si trovano nella saliva, ricavando informazioni utili”.
Prendendo le mosse da questo episodio dal valore emblematico, la pubblicazione propone un affascinante viaggio nel tempo costellato da menti illuminate e curiosi aneddoti in grado di far riflettere. Con la brillante chiarezza che da sempre lo contraddistingue, il professor Remuzzi ha evidenziato: “Questo libro parla di medicina e di scienza ma non si può fare a meno di discutere del Servizio Sanitario Nazionale, la cosa più preziosa che abbiamo, di cui dovremmo essere gelosi e che rischiamo di perdere. Istituito nel 1978 per merito di Tina Anselmi (ex parlamentare e ministra, ndr), consente a ognuno di noi di potersi curare perché si basa sui principi di universalità e solidarietà. Tutti ne parlano, soprattutto i politici, ma alla fine a fare la differenza è la concretezza, cioè devono esservi destinati fondi adeguati. Il punto è questo: se fossimo tutti d’accordo che sia la priorità, cioè la cosa più importante, le risorse si troverebbero, come avviene per altre voci di spesa. Il problema non è la mancanza dei soldi: bisogna avere persone che capiscano che un Paese non può crescere se la questione della salute non è a posto. È necessario dirlo chiaramente ed esserne consapevoli: un Paese non può crescere se i suoi cittadini sono ammalati. Sulla sanità, invece, vengono sempre fatti i tagli e le disuguaglianze si stanno accentuando: secondo gli ultimi dati disponibili, oggi 4,5 milioni di italiani rinunciano a curarsi per ragioni economiche. I governi devono mettere al centro la salute: non sto parlando specificatamente di quello attuale, ma anche di quelli passati e più in generale di tutti”.
Tornando a concentrarsi sulle tematiche trattate nel volume, poi, il direttore dell’Istituto Mario Negri ha continuato: “In questo lavoro ho scritto dei medici, di com’erano e come sono, della loro forza e del loro coraggio, ma anche delle loro paure e delle loro debolezze. Uno degli aspetti su cui mi sono soffermato è la modalità con cui dovrebbero comunicare con gli ammalati: qualcuno riesce a farlo al meglio, mentre altri meno o per nulla. Penso, per esempio, a quanto mi ha scritto una paziente: rivolgendosi a lei, la sua dottoressa le ha detto che aveva un tumore e avrebbe dovuto cercare un chirurgo. Era rimasta disorientata e non sapeva come avrebbe potuto affrontare la situazione, così mi ha chiesto alcune indicazioni e ho cercato di fornirgliele, ma mi vengono in mente tutte le persone che non mi scrivono e magari possono vivere la stessa incertezza e sentirsi sole”.
“Nel libro – ha aggiunto il professor Remuzzi – non manca il racconto di alcune imprese straordinarie di cui sono capaci dottori fuori dal comune, di chi con il bisturi sa fare miracoli e di chi ha capito per primo che operare serve a poco se poi l’ammalato muore di infezioni. Merita attenzione, inoltre, la genesi dell’anestesia e le sperimentazioni che hanno portato alla realizzazione delle trasfusioni. Guardando a queste ultime, si può sostenere che a volte la storia della medicina si colori di giallo, perché quello che è successo con le prime trasfusioni non ha niente da invidiare ai racconti di Agatha Christie. Ma se ai giorni nostri non ci fossero non si potrebbero curare moltissime patologie”.

Infine, il professor Remuzzi ha concluso: “Generalmente quando qualche scienziato fa qualcosa di nuovo la comunità scientifica lo critica. Spesso le novità vengono osteggiate facendo leva su motivazioni di carattere filosofico e morale, come nel caso delle trasfusioni che non venivano contestate per la loro efficacia ma per timori scaturiti dal contatto che avrebbe potuto esserci fra il sangue dell’uomo e quello di un animale. La paura era che se una persona avesse ricevuto sangue di un cane avrebbe cominciato ad abbaiare o viceversa il cane avrebbe parlato. Ieri come oggi, in una parte della società sorgono delle preoccupazioni, come abbiamo visto più recentemente per i vaccini. In realtà l’etica è parte integrante della medicina e prima di esprimere un giudizio bisognerebbe provare a mettersi nei panni di chi vive una determinata problematica e sicuramente si riuscirebbe a comprenderla meglio”.


