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Da Adrara San Martino a Lucerna, Piera Lordelli ha arredato i sogni di migliaia di famiglie
Piera Lordelli con una pronipote

Nel 1927 partì in braccio ai genitori che cercavano un diverso futuro in Svizzera. Approdati nel Mendrisotto, trovarono lavoro nell’agricoltura. A 20 anni la figlia fece a sua volta le valigie per Lucerna, calzando un paio di zoccoli in pieno inverno. Qui si sposò e diede una svolta alla vita con intuizioni di successo. Il 4 giugno 2024 sarà festeggiata per i suoi 97 anni fortunati

Partì da Adrara San Martino che era in fasce e il 4 giugno 2024 compirà 97 anni. Lei è Piera Lordelli, figlia primogenita di Matteo e di Barbara nata Mussinelli. Con un viaggio di quelli detti – allora come oggi – della speranza, in cerca di un nuovo e diverso futuro, la famigliola approdò sulle rive del lago Ceresio, a Riva San Vitale, borgata del Mendrisiotto. In questo distretto, il più a sud del Cantone Ticino, furono molti i bergamaschi che arrivarono tra le due guerre mondiali del Novecento e anche dopo. Negli anni del crepuscolo della civiltà contadina furono molti che
trovarono lavoro come agricoltori e boscaioli, muratori e manovali.

Papà Matteo  alternava fatiche dalla campagna ai boschi, con primo alloggio alla “Tenuta alla Crotta”. Anni duri, di schiena piegata da stelle a stelle. Ma allora c’era appetito di futuro, alimentato dalla voglia di fare, anche perché dopo Piera nacquero Silvio nel 1930, Mario Giuseppe nel 1934, Renato nel 1935 e Erica nel 1939. Ad ogni figlio maschio Matteo si illuminava perché vedeva un forte aiuto ai suoi progetti e al suo pesante lavoro. Piera, che riusciva bene negli studi, dopo le scuole dell’obbligo dovette lasciare libri e quaderni e dopo una decina d’anni in uno stabilimento locale, poco più che ventenne, fece a sua volta le valigie, destinazione Lucerna. Fu una parenza che le avrebbe cambiato la vita.

E capirsi senza conoscere una parola di tedesco

Ricorda: “Partii che era inverno, non lo dimenticherò mai. Le scarpe allora erano un lusso che non potevamo consentirci. Portavamo tutti gli zoccoli e ad Einsiedeln, dov’ero diretta, era caduta una montagna di neve. Avevo un freddo boia, i piedi sempre gelati. Capitai in una famiglia che gestiva un ristorante, dove non si sentiva una sola parola in italiano. Tutto in tedesco. Mi sembrava di essere planata in un altro mondo”.
I primi mesi furono terribili. Dopo un annetto, nel 1948, a una festa di carnevale conobbe Josef Zehnder, l’uomo che sposò il 26 febbraio 1949. Una svolta di vita.

Dalla vendita porta a porta a un Centro del mobile
Il marito di Piera lavorava insieme con tre fratelli nell’azienda di famiglia, una falegnameria allora di dimensioni ristrette, dove lei fu messa a lucidare i mobili che i 4 fratelli realizzavano. Con il suo impegno e ancor più con il suo carattere estroverso e solare, Piera si guadagnò stima e affetto da tutti, suocera in testa, e quando la governante di casa si ammalò gravemente, le redini furono passate a lei. In parallelo la ditta stava espandendosi, gli operai erano diventati 30 e anche qui avrebbe dato il suo impulso creativo. Dapprima ecco l’apertura di un negozietto sulla centralissima Bundesplatz di Lucerna, con due vetrine. Uno degli slogan che Piera amava ripetere dal suo tavolo di comando era che “non basta sfornare il pane buono, bisogna farlo
conoscere…”. Fu così che preparò un piccolo album fotografico con il quale andava in cerca di clienti interessati, esprimendosi come poteva. Forse anche per la sua parlata lacunosa era presa in simpatia.

Dotata di intraprendenza da vendere, svelta di riflessi e con uno spiccato senso degli affari, nel 1952 Piera volle tentare un’avventura nel Ticino. Aprì un punto vendita, facendo la spola ogni settimana Lucerna-Mendrisio: andava a bussare alle porte dei parroci per conoscere in anticipo attraverso le pubblicazioni matrimoniali chi si sarebbe sposato. Passo successivo: contattava i futuri sposi proponendo offerte vantaggiose per l’arredamento. Grazie alla sua abilità, gli affari andarono a gonfie vele e nel giro di qualche anno mise in cantiere un centro-vendita allo svincolo
autostradale di Mendrisio che per quasi mezzo secolo è stato un punto di riferimento del bel mobile. Nella fase più dinamica aveva toccato quota 60 dipendenti con un volume d’affari in continua salita.

Punto d’incontro per grandi nomi dello sport
Collateralmente l’azienda si affermava anche nel mondo sportivo con generose sponsorizzazioni e con l’arrivo di campioni di svariate discipline, ciclismo in testa, grazie all’amicizia di un altro bergamasco che a Mendrisio si era affermato, Renzo Bordogna, storico presidente del locale Velo Club che nel 1971 organizzò i campionati mondiali di ciclismo, vinti allo sprint da Eddy Merckx sul nostro Felice Gimondi.
Dal Centro di Piera sono passati nomi di campioni di levatura internazionale, da Gino Bartali, uno di casa con la moglie Adriana, a Francesco Moser, Beppe Saronni per la bici, Clay Regazzoni per la Formula Uno. Ora vive la sua serena vecchiaia nella tenuta di Reblaubenweg, a Kastanienbaum (Lucerna), in un campo largo di affetti: le due figlie Margaritha e Trudi, 5 nipoti e 9
pronipoti. Morto il marito Josef, a cent’anni compiuti, Piera trascorre le sue giornate con le poche amiche rimaste, interessandosi degli 11 cavalli della sua scuderia, raccontando i suoi tempi passati ai pronipoti e giocando a carte al pomeriggio, determinata nel voler vincere, verbo che ha punteggiato la sua esistenza.

Pensa con nostalgia ad Adrara dove amava portare i suoi genitori in visita ai molti parenti: “Sono sempre stata molto orgogliosa del paese da dove sono partiti papà e mamma. Molti fecero le valigie dalla Valle Calepio e misero radici nel Mendrisiotto. È un lungo elenco di cognomi di donne e uomini che si sono affermati con il loro lavoro e la loro onestà, onorando la bergamaschità”. In virtù di questo legame, all’ultimo raduno dei bergamaschi organizzato dalla Provincia, nel 2009, l’allora presidente Valerio Bettoni la premiò con un riconoscimento al merito.