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Commercio al dettaglio, a Bergamo è boom delle attività che vendono solo online

Negli ultimi cinque anni diminuisce il numero di negozi: calo degli alimentari dopo il picco pandemico

Dal negozio tradizionale al web. A descrivere i cambiamenti in corso nel settore del commercio al dettaglio è la Camera di Commercio di Bergamo, che in uno studio basato su dati Infocamere-TradeView relativo all’ultimo quinquennio, quello che va dal 2019 al 2023, osserva soprattutto un aumento evidente del numero di attività che vendono esclusivamente online, che cresce dell’85%. Parallelamente, calano le attività commerciali in sede fissa, i negozi appunto, così come il commercio ambulante.

“Osservato nell’ultimo quinquennio, il commercio al dettaglio è tra i settori che hanno risentito più intensamente degli effetti della pandemia e della dinamica inflattiva – commenta il Presidente della Camera di Commercio di Bergamo Carlo Mazzoleni – Ora che si assiste a una normalizzazione il commercio tradizionale ne esce ridimensionato, soprattutto negli esercizi specializzati e nell’alimentare, ma più resiliente e innovativo. I nuovi canali di vendita vivono un vero exploit grazie all’online. Il nostro tessuto imprenditoriale si adegua ai tempi per essere più competitivo”.

SEMPRE MENO NEGOZI

Al 31 dicembre 2023 nella provincia di Bergamo si contano 13.191 negozi. Quelli bergamaschi sono l’11% di quelli Lombardia, al terzo posto dopo Milano e Brescia. Negli ultimi cinque anni a Bergamo sono complessivamente calati, anche se con percentuali ridotte rispetto a quelle registrate a livello regionale e nazionale. L’anno peggiore è il 2023, con un -2% spiegabile con la progressiva normalizzazione che vari settori stanno attraversando dopo gli anni pandemici, caratterizzati da un aumento della domanda, una crescita delle iscrizioni di imprese e un congelamento delle cessazioni dovuto alle misure di sostegno economico messe in campo dallo Stato.

A calare nel 2023 è soprattutto il numero di negozi specializzati (esclusi quindi i minimarket, i discount alimentari, gli ipermercati e i supermercati) nella vendita di ‘altri prodotti per uso domestico’ (-4%, da ferramenta e vernici a mobili, articoli per l’illuminazione e altri articoli per la casa fino ai tappeti), di ‘apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni’ (-3%,). Calo anche nel comparto ‘alimentari, bevande e tabacco’ (-3%, con una diminuzione delle attività di vendita di carne e di frutta e verdura, oltre che un forte calo di quelle dedicate alla vendita del pesce), e negli ‘altri prodotti’ (-2%, dall’abbigliamento alle calzature fino a orologi e gioielli, accanto ad un sostanzioso aumento degli articoli medicali e ortopedici, degli articoli di seconda mano e dei medicinali).

I negozi più diffusi sono quelli specializzati in abbigliamento, calzature, prodotti medicali e farmaci e, a seguire, quelli di prodotti alimentari, bevande e tabacco. Vengono poi i negozi non specializzati, cioè i minimarket, i discount alimentari, gli ipermercati e i supermercati. Infine, gli esercizi specializzati in altri prodotti per uso domestico.

COMMERCIO AL DETTAGLIO NON IN SEDE FISSA

Ben diversa è la situazione del commercio al dettaglio non in sede fissa, a cui appartengono le attività che esercitano il commercio in forma ambulante o fuori dai negozi (commercio online, a domicilio o per corrispondenza). A Bergamo, sempre riferendosi al 31 dicembre 2023, sono 2.760 gli esercizi attivi non in sede fissa, il 10% di quelli lombardi. Anche questo comparto è calato negli ultimi cinque anni, una flessione che si deve però esclusivamente al commercio ambulante, che ha perso il 21% delle attività dal 2019 al 2023. Il commercio al di fuori dei negozi, invece, ha vissuto un vero e proprio boom, crescendo di oltre il 40%. Se si guardano le diverse tipologie di questa attività, gli esercizi che vendono solo attraverso internet hanno registrato addirittura un +85% in cinque anni. Nel 2023 sono il 72% delle attività che operano nel commercio al dettaglio al fuori dai negozi, mentre le attività che vendono a domicilio il 15% e per corrispondenza il 6%.