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Piogge abbondanti a Bergamo, l’esperto: “Il 22 maggio caduti in poche ore i quantitativi previsti in un mese”

Il meteorologo Edoardo Ferrara (3BMeteo): “La mancanza dell’alta pressione al Nord favorisce l’ingresso di perturbazioni atlantiche”. Rinaldi (Orto Botanico): “Rilevante impatto sulle piante coltivate”

Bergamo. Accumuli record di precipitazioni hanno caratterizzato il mese di maggio nel territorio bergamasco. Con una primavera segnata da abbondanti piogge, il territorio bergamasco affronta il passaggio verso l’estate con speranze di un clima più clemente. Tuttavia, le previsioni suggeriscono che l’instabilità meteorologica continuerà a caratterizzare questo periodo di transizione.

“Le piogge hanno superato di 200-300 millimetri la media mensile attesa – racconta Edoardo Ferrara, meteorologo di3BMeteo  -, causando notevoli disagi e allagamenti, come accaduto anche mercoledì scorso nella parte ovest di Bergamo, dove in poche ore sono caduti quantitativi di pioggia pari a quelli previsti per l’intero mese”.

Le precipitazioni hanno interessato principalmente le pianure, pur registrandosi anche nelle zone montuose, sebbene in misura inferiore ma comunque in linea con le previsioni stagionali. “Le cause di questa eccezionale pioggia non sono legate all’inquinamento atmosferico, bensì a due fattori meteorologici chiave – dichiara Ferrara -. Da marzo ad oggi, infatti, stiamo assistendo ad una mancanza pressoché totale dell’alta pressione al Nord, un fenomeno che favorisce l’ingresso di perturbazioni atlantiche che generano temporali e rovesci. L’aria proveniente dal Mediterraneo che alimenta tali perturbazioni è carica di umidità ed è più calda del normale: questo contribuisce ad un aumento dell’energia disponibile per i fenomeni atmosferici che di conseguenza risultano più intensi”.

Le temperature sotto media che si stanno registrando nelle ultime settimane non sono dunque dovute alla mancanza di aria “calda” bensì alle copiose precipitazioni che continuano a verificarsi in tutta la Bergamasca. “Nonostante le frequenti piogge – sottolinea l’esperto -, le temperature possono raggiungere o superare i 27 gradi non appena spunta il sole, creando un forte contrasto termico che genera sensazioni di freschezza solo durante le precipitazioni”.

Come noto i fenomeni atmosferici condizionano in modo rilevante anche la qualità dell’aria. La situazione anticiclonica che si era verificata lo scorso inverno si era portata con sé una carenza di precipitazioni significativa: a causa della mancanza di pioggia e vento le polveri sottili rimanevano concentrate nelle aree più inquinate, senza venir ripulite dall’atmosfera. Nei mesi caldi, al contrario, il riscaldamento dell’aria favorisce le turbolenze atmosferiche determinando un ricircolo dell’aria quanto meno parziale.

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Le previsioni dell’inizio di giugno indicano un meteo ancora piuttosto instabile, con giornate soleggiate interrotte da temporali occasionali: solamente verso la fine del mese si dovrebbe verificare una progressiva stabilizzazione delle condizioni meteorologiche.

Considerando attentamente gli effetti differenziati che questi eventi climatici possono generare sul variegato paesaggio bergamasco, le riflessioni del direttore dell’Orto Botanico di Bergamo, Gabriele Rinaldi, indagano le interconnessioni tra le piante spontanee e coltivate e le conseguenze delle recenti precipitazioni.

L’approccio multidisciplinare fornisce un’opportunità per approfondire la comprensione dell’impatto complessivo delle condizioni meteorologiche anomale sul tessuto naturale e agricolo del territorio. Come punto di partenza è necessario distinguere questi due settori intersecabili, ma ben distinti: le piante coltivate e le piante spontanee.

“Le piante spontanee hanno una lunga storia evolutiva che le rende particolarmente resilienti alle variazioni meteorologiche, anche significative – sottolinea Rinaldi -. Le piogge recenti non stanno influenzando direttamente questa specie, ma stanno avendo effetti indiretti sull’intero ecosistema”.

“Ad esempio – prosegue – si osserva un aumento nel numero delle lumache, che possono influenzare il benessere delle piante, e, in ambienti poco inquinati, queste potrebbero favorire la presenza di lucciole, le quali a loro volta parassitizzano le lumache. Un clima caldo e umido crea le condizioni ottimali per la diffusione delle malattie fungine. Si osserva un aumento nella proliferazione di funghi, inclusi quelli dannosi sia per le piante coltivate che per quelle spontanee, sebbene quest’ultime dimostrino una maggiore resistenza agli attacchi fungini”.

Sebbene le conseguenze di queste piogge abbondanti sulle piante naturali sono limitate, poiché non compromettono i loro cicli vitali, si prevede invece un impatto maggiore sulle piante coltivate, le quali potrebbero subire danni significativi.