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Tenaris, nel 2023 fatturato e utile più alti di sempre: “Avanti su idrogeno, decarbonizzazione e intelligenza artificiale”

Anche se ha toccato quota 25% del fatturato, non è invece il miglior risultato di sempre per l’Ebitda. Della Briotta: “Lavoriamo sul valore aggiunto e non sui volumi. Siamo in nicchie di mercato che ci mantengono a livelli di redditività ancora buoni”

Il vicepresidente e amministratore delegato di Tenaris Dalmine, Michele Della Briotta, lo ammette senza giri di parole: impossibile, nel 2024, replicare i risultati dello scorso anno.

Più che un mettere le mani avanti, è un semplice fare i conti con la realtà: a una programmazione puntuale e a scelte impeccabili nel campo degli investimenti, infatti, si sono aggiunte condizioni economiche e geopolitiche eccezionali che hanno agito da propulsori fondamentali per mettere a bilancio un fatturato di quasi 1,8 miliardi di euro, in crescita del 20% e capace di superare il precedente record storico aziendale che resisteva dal 2008.

“Un anno fa avevamo raccontato di un 2022 con risultati positivi nonostante un contesto mondiale complesso – sottolinea Della Briotta – Ma, un po’ come l’Atalanta, continuiamo a migliorare e siamo qui a parlare di dodici mesi straordinari, in un contesto competitivo come è il settore dell’acciaio in Europa e nel mondo. Oltre al fatturato, è stato da record anche l’utile netto, a 296 milioni, e quasi triplicato il margine operativo lordo, cresciuto da 128 a 440 milioni”.

Anche se ha toccato quota 25% del fatturato, non è invece il miglior risultato di sempre per l’Ebitda che nel 2007, in un mondo completamente diverso, era arrivato addirittura al 28,9%.

Tutti numeri che, come da tradizione, Tenaris condivide generosamente con tutti i propri collaboratori, 2.129 al 30 aprile: a loro, in base alla qualifica, sono stati distribuiti premi di risultato da 12.768 euro per gli operai, 14.616 euro per i quadri e 14.902 euro per gli impiegati.

Un incentivo che rende Tenaris luogo di lavoro appetibile, da mantenere per chi sta all’interno e a cui aspirare per chi sta fuori: secondo un recente sondaggio, l’85% dei dipendenti si è detto molto soddisfatto, mentre è in costante miglioramento il dato sulla sicurezza, con un indice infortuni molto basso.

Negli ultimi tre anni sono entrate in Tenaris Dalmine 350 persone a livello di operatori, 200 dei quali hanno contratti a tempo indeterminato, mentre a livello impiegatizio c’è stato un ingresso record di giovani neolaureati (70).

“Reperire personale è comunque diventato più complicato rispetto al passato – spiega il Senior Director delle Risorse Umane, PaoloBenzi – Riusciamo ad essere molto attrattivi, però sul mercato troviamo meno disponibilità: c’è molta più attenzione all’equilibrio vita-lavoro, al lavoro nel weekend o sui tre turni. C’è stata anche qualche dimissione in più, fenomeno che in passato era pressoché inesistente”.

michele della briotta tenaris dalmineMichele Della Briotta

Snocciolando tutti questi risultati da primato, diventa quasi complicato illustrare i piani per un futuro che Tenaris ha costruito passo passo negli anni, anche grazie alla lungimiranza nell’aver saputo differenziare al momento giusto.

“I risultati ottenuti non sono figli della fortuna, benché ci siano state condizioni che hanno aiutato – evidenzia Della Briotta – Livelli di attività molto forti nell’ambito del petrolio, spinti molto dagli Usa che per noi è un mercato importante, mentre dall’altro lato la ricerca di alternative al gas russo ha stimolato gli investimenti. Noi siamo riusciti a posizionarci in catene di valore che sono difficilmente attaccabili da una concorrenza a basso costo, con l’Europa che ha contribuito in modo molto positivo: il tutto mentre rientravano i costi energetici e la domanda correva più della fornitura generale allineando i pianeti”.

Il futuro racconta di un mercato europeo che nella seconda metà dell’anno vedrà una ripresa interessante, post elezioni, mentre negli Stati Uniti le attività di estrazione hanno già conosciuto un rallentamento che, presumibilmente, si assesterà su una contrazione del 10-15% che l’azienda ha già messo in conto, ma che non creerà grossi problemi.

“Perché Dalmine è riuscita a specializzare il suo portafoglio prodotti, con nicchie di mercato che ci mantengono a livelli di redditività ancora buoni – continua l’A.D. – In particolare abbiamo due progetti molto validi, uno in Turchia che vale 180 milioni di dollari e un altro in Angola per altri 100 milioni. Poi c’è il settore del trasporto degli idrocarburi, nel quale avremo un ruolo fondamentale nei prossimi anni: abbiamo acquisito Shawcor, un’azienda che riveste tubi, con 9 impianti nel mondo, la cui gestione verrà fatta in Europa perché molto sinergica con la nostra attività. La domanda è molto forte, probabilmente in volume questi progetti entreranno nel 2025. Africa, mediterraneo e l’area sub-sahariana stanno diventando regioni interessanti, così come l’America latina, con Guyana e Suriname che hanno scoperto gli idrocarburi e avranno necessità di trasportarli. Infine l’Indonesia”.

In Europa le condizioni rimangono complicate: da un lato per il commercio sleale, soprattutto per il dumping causato dall’ingresso di tubi senza saldatura cinesi, e dall’altro per il tema dei costi energetici che, soprattutto in Italia, creano uno svantaggio competitivo significativo.

Contesti estremamente complessi, dentro i quali Tenaris Dalmine non rinuncia al suo piano di investimenti.

Dopo i 73 milioni dello scorso anno, la quota 2024 si assesta tra i 50 e i 60 milioni, 20 dei quali a livello industriale e 20 a livello ordinario, nei campi della sicurezza e dell’ambiente.

In agosto sarà completata la linea di terminazione e finitura del laminatoio primario, che garantirà una riduzione dei costi e dei tempi di produzione: si aggiungeranno 15 milioni di euro per un upgrade della linea per filettare i tubi di grandi dimensioni, 4 milioni per la finitura e filettatura dei “bomboloni” per il gas ad alta pressione idonei anche a contenere l’idrogeno. Chiudono il cerchio i tre milioni investiti su Costa Volpino, per migliorare la supply chain e interiorizzare la trasformazione dei cilindri idraulici, oggi esternalizzata.

Rilevante anche l’impegno sulla decarbonizzazione, che dopo ritardi burocratici a settembre vedrà l’avvio dei primi fotovoltaici negli impianti di Arcore e Sabbio, con 10 megawatt di potenza: “Il nostro obiettivo è ridurre le emissioni del 30% entro il 2030 – ricorda Della Briotta – Siamo a due terzi del percorso e abbiamo già in testa quello che ci manca per arrivare e superare la quota finale. Ci stiamo muovendo nel campo delle rinnovabili, su eolico e solare, sulla cattura di CO2, sul biometano e sull’idrogeno, col quale a breve faremo partire un progetto relativo al funzionamento di una parte limitata dei nostri forni”.

In fabbrica e negli uffici, nel frattempo, ha iniziato ad affacciarsi anche l’intelligenza artificiale: analisi critica dei dati, computer vision, gemelli digitali, attività predittività, software come ChatGPT e Pilot per supportare le attività impiegatizie. Un salto nel futuro che ha già i suoi effetti benefici sui processi produttivi del presente.