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“Sotto la parete che ha schiacciato Livio potevo esserci io. Stavamo lavorando, ma a quell’ora non potevamo accedere”

In aula il racconto del collega che, il 15 maggio 2019, ha assistito alla morte di Olivio Torri in un capannone della Comac. Il titolare ha ricordato in lacrime il suo dipendente

Bonate Sotto. “Potevo esserci io sotto quella parete. Mi sono girato un attimo per andare a prendere il trapanino per avvitare i pannelli e ho sentito una bomba. Livio era sotto la parete crollata”. A parlare è Fausto Rota, 65 anni, ex operaio della Comac, l’azienda di Bonate Sotto dove il 15 maggio 2019 ha perso la vita Olivio Torri, 61enne, operaio che sovrintendeva le manutenzioni dei 4 stabili della ditta.

A processo per omicidio colposo ci sono Elio Cisana, titolare della Cisana Srl incaricata dei lavori nel capannone, Giorgio Donadoni, legale rappresentante della Comac, Cristian Forlani, responsabile della sicurezza e Roberto Locatelli, l’operaio che aveva eseguito il taglio della parete.

“Quella mattina Livio mi aveva chiesto di dargli una mano a sistemare dei pannelli sul foro della parete e sono andato anche se secondo me era un lavoro inutile, dato che c’erano gli antifurto. Ma lui si era fissato che lo voleva chiudere, ha fatto tutto di testa sua. C’era una procedura con orari da rispettare ma se lui si metteva in testa una cosa non c’era nulla da fare. Siamo entrati nel capannone in un orario in cui non si poteva accedere e a me è sembrato strano perché so che il nostro titolare è un rompiscatole per quanto riguarda la sicurezza, a volte è perfino assillante. Tant’è che ho chiesto a Livio: “Ma sei sicuro che possiamo entrare? Perché conoscendo il Giorgio… (Donadoni ndr)”. Ma lui mi ha detto di non preoccuparmi e, dato che era il mio superiore, ho fatto quanto mi ha chiesto”, ha proseguito il teste in aula.

Quando la parete è caduta addosso a Torri, Rota ha cercato di soccorrerlo: “Ho visto Livio lì sotto, stava già morendo. La parete l’aveva schiacciato per metà e una gamba era fuori, così sono andato a prendere il muletto perché volevo sollevare il pannello per tirarlo fuori da lì, ma mi hanno detto di non fare nulla perché avrei potuto peggiorare la situazione”.

Roberto Locatelli lavora per la Cisana da 30 anni: “Le procedure di taglio sono sempre quelle, l’ho fatto centinaia di volte – ha dichiarato -. Il primo giorno abbiamo effettuato un primo foro, che poi è stato chiuso con un cassone. Il secondo giorno abbiamo praticato il secondo taglio, abbiamo messo i cunei per stabilizzare la parete prima di rimuoverla. Dopo aver smontato il macchinario, lo stavo pulendo con la canna quando ho sentito un forte rumore e ho visto che era crollato tutto”.

Il responsabile della sicurezza Cristian Forlani ha ripercorso quella mattinata rilasciando spontanee dichiarazioni. Lo stesso ha fatto Giorgio Donadoni, amministratore delegato della Comac, che non è riuscito a trattenere le lacrime durante la sua deposizione: “Voglio innanzitutto onorare la memoria di Livio, che non era solo un nostro dipendente da 20 anni, era un amico. Dieci anni fa mi ha salvato la vita, mi ha trovato riverso sulla scrivania, in preda ad un infarto e mi ha soccorso. Con lui ho passato tanti momenti, era un mio uomo di fiducia”.

Donadoni si è detto, come lo hanno definito numerosi testi, “molto severo sul fronte della sicurezza. Abbiamo un codice etico e abbiamo istituto anche dei premi aziendali ma, se qualcuno non rispetta le regole sulla sicurezza, scatta una penale e gli vengono tolti dei punti, quindi decurtati dei soldi”.

Nella prossima udienza, fissata per il 3 ottobre, verranno sentiti i consulenti della difesa.