Il presidente e fondatore dell’Istituto Mario Negri: “Avere corrette abitudini e un sano stile di vita aiuta a vivere più a lungo e a godere di buona salute. Non è una novità, lo evidenziano molte ricerche”
La longevità non dipende solamente dalla genetica. La conferma arriva da uno studio internazionale pubblicato sulla rivista BMJ Evidence – Based Medicine, che evidenzia l’importanza di avere sane abitudini per vivere più a lungo e godere di buona salute.
Da questa ricerca è emerso che la longevità può essere il frutto di un determinato e favorevole patrimonio genetico, ma corretti stili di vita possono comunque avere un ruolo fondamentale, anche in chi non ha tale predisposizione, consentendo di vivere fino a 5 anni in più. In altre parole, adottando e mantenendo comportamenti virtuosi si possono compensare gli svantaggi legati a una predisposizione genetica non ottimale in termini di longevità. Quindi, anche le persone dotate di un profilo genetico che le espone a un rischio più elevato di morte prematura, possono arrivare ad “allungare” la propria vita.
L’importanza di avere uno stile di vita sano è da sempre uno dei cavalli di battaglia del professor Silvio Garattini, presidente e fondatore dell’Istituto Mario Negri. L’oncologo, farmacologo e ricercatore bergamasco, con una lunga esperienza nel mondo della ricerca, in numerose occasioni si è soffermato su questo tema: lo abbiamo intervistato per saperne di più.
Come ha affermato più volte nel corso degli anni, la longevità non dipende solo dalla genetica
Si, non è una novità. Diversi studi hanno evidenziato che le abitudini incidono sulla longevità e sullo stato di salute. La genetica ha un suo influsso, ma lo stile di vita della persona può modificarlo. Contano entrambi gli aspetti, ma i nostri comportamenti incidono anche in modo significativo: costituiscono una garanzia della possibilità di vivere più a lungo e in salute.
Ma incide maggiormente la genetica o lo stile di vita?
Contano tutti e due, in misura diversa a seconda delle caratteristiche del singolo individuo. Facendo riferimento allo studio pubblicato sulla rivista derivata dal BMJ, dipende dalla popolazione che è stata selezionata per prendervi parte. La ricerca ha coinvolto oltre 350mila persone, classificandole sulla base del loro profilo genetico e dello stile di vita. È emerso che le abitudini hanno un peso maggiore della genetica sull’aspettativa di vita: gli individui con comportamenti dannosi avevano un rischio di morte prematura (prima dei 75 anni) del 78% più alto rispetto a quelli con stili di vita sani. La genetica, invece, aumenta solo del 21% le probabilità di morte precoce. Ma è risultato anche un altro dato significativo: quando una persona con una genetica non favorevole aderisce a stili di vita sani il suo rischio si riduce del 54%, percentuale che equivale a 5,2 anni di vita in più.
Ma cosa s’intende esattamente per “stile di vita sano”?
Non fumare, non assumere droga ed evitare di consumare alcol. Inoltre, avere un’alimentazione varia e moderata: non bisogna mangiare troppo perché, come dicevano i nostri nonni, “bisogna alzarsi dalla tavola avendo ancora un po’ fame”. L’indicazione è quella di evitare gli eccessi di cibo in modo da non ingrassare e mantenere un peso corporeo ideale.
Ma mangiare è uno dei piaceri della vita…
Si, ma si possono mangiare buone pietanze senza necessariamente eccedere nella quantità di cibo che si consuma. Parallelamente è importante fare movimento, praticare attività motoria regolarmente, dormire almeno sette ore al giorno e stare a contatto con le altre persone. Essere attivi e coltivare i rapporti sociali, infatti, aiuta a tenere il cervello in allenamento. A questi aspetti se ne aggiungono altri che riguardano l’organizzazione del Sistema Sanitario.
Ci spieghi
Effettuare le vaccinazioni fa parte delle buone abitudini di vita, così come eseguire gli screening per la prevenzione dei tumori, come quelli al colon, al polmone e al seno. Un cancro che viene diagnosticato allo stadio iniziale, infatti, è più curabile rispetto a uno che è già giunto in fase avanzata.
Lei incarna perfettamente queste indicazioni: a 95 anni è ancora sulla cresta dell’onda della scienza e in forma. Come fa?
(sorride) Mi tengo sempre attivo: sto continuando a lavorare e partecipo a molti convegni. Per quanto riguarda le abitudini e lo stile di vita, non ho mai fumato e bevo poco alcol. Dal punto di vista dell’alimentazione, va premesso che al di là delle indicazioni di carattere generale, ogni individuo ha esigenze peculiari. Ogni organismo è diverso, così come ogni situazione risulta differente dalle altre. Io mangio relativamente poco…
E che cosa mangia?
Al mattino faccio colazione bevendo un caffè o altro accompagnato da due biscotti, mentre a pranzo mangio pochissimo, optando per una spremuta d’arancia o un frutto. A cena, invece, generalmente consumo un piatto di pastasciutta o comunque una singola pietanza. È sempre importante la quantità: per fare un esempio, una porzione di 100 grammi di pasta può andare bene, ma sarebbe meglio mangiarne 80.
Pratica attività motoria?
Cammino parecchio: ogni giorno percorro 5 km. Mi piacerebbe fare passeggiate in montagna, ma in genere per essere più comodo rimango in città.
Per concludere, in varie occasioni si è espresso criticamente sull’eccessivo consumo di farmaci e ha detto che sul mercato ci sono troppi medicinali. Lo conferma?
Si, secondo me vanno assunti quando servono. È inutile prenderne tanti quando non ve n’è la necessità, come si dice spesso per esempio per gli antibiotici: se si consumano in misura eccessiva si creano resistenze che non vanno bene né per il singolo né per la collettività perché ne ridurrebbero l’efficacia.