Pennacchi, suo padre e la Resistenza commuovono il Donizetti. Le gesta del partigiano Bepi emozionano i giovani
Grande successo per lo spettacolo “Mio padre. Appunti sulla guerra civile”, andato in scena mercoledì 8 maggio nella rassegna “Storia, Teatro e Società” della Fondazione Teatro Donizetti
Bergamo. Bastano un palco spoglio con le quinte nere, due musicisti, la voce e l’anima di Andrea Pennacchi per conquistare il cuore di una moltitudine di studenti delle scuole superiori. Come quelli che mercoledì 8 maggio hanno riempito la platea e i palchi del Teatro Donizetti in occasione di “Mio padre, appunti sulla guerra civile”.
Uno spettacolo sulla Seconda Guerra Mondiale raccontato da una prospettiva unica: gli occhi del combattente partigiano Bepi, all’anagrafe Valerio Pennacchi. A 17 anni è determinato seppur inesperto, coraggioso ma non consapevole di cosa significhi uccidere un uomo con un colpo di pistola a sangue freddo, anche se nemico. Bepi è anche il papà di Andrea, attore e regista, che si conferma essere una voce seria e importante sul panorama italiano.
Più volte Pennacchi “il giovane” ha dedicato il proprio lavoro alla Resistenza e alle storie di libertà conquistata. In “Mio padre” lo fa con un coinvolgimento di livello superiore che smuove lo stomaco. Del resto, siamo tutti figli di qualcuno: passiamo la vita a conoscere i genitori per poi riscoprirli quando non ci sono più. La missione civica di Pennacchi si intreccia a quella umana, personale, in una dimensione in cui dolore e ironia convivono inaspettatamente. Ai colpi di pistola e di mitragliatrici si sostituiscono le note e la voce dei musicisti, Giorgio Gobbo e Gianluca Segato.

Il volantinaggio di propaganda clandestino, le bombe sotterrate senza ben sapere come usarle, una popolazione che chiede un cambiamento. Tra aneddoti genuinamente divertenti della vita di Bepi e accadimenti storici, la narrazione continua fino al giorno X: il tradimento di un membro della banda, Pippo, porta all’arresto del protagonista che viene trasferito al campo di concentramento di Ebensee, in alta Austria, insieme ai compagni della brigata.
Qui, Valerio Pennacchi compie 18 anni. L’inesperienza della giovinezza si scontra con la gratuità del male, con la necessità di sopravvivere per tornare a casa.
“Mio padre, appunti sulla guerra civile” merita di essere visto, ma non solo per la memoria della Resistenza. È l’atto di bellezza e coraggio con cui un figlio cerca, davanti a tutti, di far pace con il padre e con se stesso.
Basta una storia vera, raccontata meravigliosamente, per ricordare. Andrea Pennacchi ha centrato l’obiettivo, ancora una volta.


