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Wim Wenders rende omaggio ad Anselm Kiefer, uno dei più innovativi ed importanti artisti del nostro tempo. Girato in 3D e risoluzione 6K, il film racconta il percorso di vita del pittore e scultore tedesco, la sua visione, il suo stile rivoluzionario e il suo immenso lavoro di esplorazione dell’esistenza umana e della natura ciclica della storia

Titolo: Anselm
Titolo originale: Anselm
Regia: Wim Wenders
Paese di produzione/ anno/durata: Germania/ 2023/ 93 min.
Fotografia: Franz Lustig§
Montaggio: Maxine Goedicke
Musica: Leonard Küßner
Cast: Anselm Kiefer, Daniel Kiefer, Anton Wenders
Produzione: Road Movies Filmproduktion
Distribuzione: Lucky Red
Programmazione: Conca Verde Bergamo, UCI Cinemas Orio, Treviglio Anteo spazioCinema

Un confronto continuo con la Storia e l’eredità culturale della Germania, dal quale far rinascere, attraverso l’arte, l’umanità. Un impegno costante quello di Anselm Kiefer, pittore e scultore tedesco protagonista di “Anselm” di Wim Wenders, al cinema dal 30 aprile.

Un omaggio ad uno dei più innovativi artisti della nostra epoca, girato in 3D e risoluzione 6K, che racconta il percorso del pittore e scultore tedesco, immergendo lo spettatore nelle sue opere, mettendo da parte la classica narrazione cronologica frontale per muoversi invece negli spazi sterminati dei suoi studi, nei quali prende letteralmente forma la sua arte.

Dopo i ritratti dedicati a Sebastião Salgado (“Il sale della Terra”), Pina Bausch (“Pina”) e “Buena Vista Social Club”, Wim Wenders si dedica ad un artista suo coetaneo che, come lui, ha cercato di affrontare, nei propri lavori, i fantasmi mai affrontati del nazismo e della Seconda Guerra Mondiale. Entrambi sono nati nel 1945, pochi mesi dopo la fine della guerra e di un periodo che, ancora oggi, in Germania è difficile affrontare. Un periodo che si sarebbe voluto dimenticare in fretta, sul quale Kiefer è ritornato diverse volte, pur tacciato di essere un nostalgico del nazionalsocialismo, proprio per evitare l’oblio e sviluppare invece la riflessione. Diverse opere dell’artista, ripercorse anche da Wenders all’interno del film, si rifanno a quel tragico periodo: in particolare, nel film riemergono le fotografie di quando, a 24 anni, Kiefer si mostrava, vestito con l’uniforme militare del padre, in vari luoghi d’Europa interessati dalla guerra, mentre eseguiva il Sieg Heil. Immagini ritenute scandalose, che richiamavano però ad un’assunzione di responsabilità collettiva fino a quel momento negata.

Anselm Kiefer ripercorre la storia, per farne nuova umanità, fa rinascere dalla cenere poemi ed una cultura che, per molti, dovrebbe essere dimenticata in un passato da cancellare. Le sue opere vengono influenzate e si immergono in poesia, letteratura, scienza, filosofia, mitologia e religione, basti pensare ai riferimenti espliciti al ciclo dell’Anello del Nibelungo di Wagner, alla poesia di Paul Celan e Ingeborg Bachmann, a Rilke ed Heidegger, fino al misticismo religioso dell’ebraismo e della Bibbia. Riferimenti con i quali esplorare l’uomo e la Storia, attraverso un’arte che si misura essenzialmente con la Materia. Anselm Kiefer lavora la materia originaria delle sue opere fino quasi a trasformarla e distruggerla, con il fattore tempo che rivendica sempre la propria parte sul processo creativo. Cenere, piombo, sabbia, cemento, paglia, piante: i diversi elementi vengono combinati e plasmati, in una ricerca artistica che combina pesantezza materica e leggerezza formale. La materia non è solo punto di partenza, quanto elemento essenziale della creazione.

Una lavorazione che, nella monumentalità dell’arte (raffigurata splendidamente dai dolly e dai droni di Wes Anderson), riflette sempre sull’uomo, che diventa nulla di fronte ad opere fuori scala. Basti pensare ai libri in lamina di piombo, che prendono uno dei punti centrali dell’estetica di Kiefer e lo trasformano in puro significante, che rimanda ad una dimensione altra, avvicinandosi al mito ed alla storia.

Wim Wenders immerge lo spettatore nell’arte del pittore tedesco, giocando con il tempo, girando tra passato e presente, aiutato anche da suo nipote e dal figlio di Kiefer, interpreti di scene di finzione nel periodo dell’infanzia e dell’adolescenza.

L’opera, però, rimane sempre al centro, con gli atelier a fare da vero canovaccio del racconto. Il film si muove da Barjac a Croissy-Beaubourg, vicino a Parigi, luoghi d’arte immensi, dove ci si può perdere tra costruzioni architettoniche, padiglioni e cripte sotterranee. Un’arte da lavorare e smembrare, anche attraverso un lanciafiamme, che rimane comunque espressione che supera l’uomo, ma che nell’uomo deve trovare il suo riscatto.