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Parking Fara, il presidio di protesta del Comitato: “Un parcheggio a ridosso delle Mura è uno schiaffo all’ambiente e alla civiltà”

Previsto durante la cerimonia di apertura della struttura, sabato 4 maggio: “Una scelta chiaramente funzionale alle politiche perpetrate negli ultimi anni dall’attuale amministrazione comunale, che hanno fatto del centro storico una risorsa da spremere il più possibile con un turismo mordi e fuggi”

Bergamo. Sabato 4 maggio, alle 11, verrà inaugurato il nuovo Parking Fara, il parcheggio tanto atteso dai bergamaschi. Una cerimonia che di fatto darà il via anche all’utilizzo della struttura che, trovando compimento, mette fine ad una vicenda lunga più di vent’anni. Soddisfazione da una parte, quella dell’amministrazione comunale che, peraltro, ha legato il completamento dell’opera anche alla rivoluzione della mobilità di Città Alta, meno dai cittadini che fanno parte del comitato “NoParkingFara” che hanno scelto di mettere nero su bianco tutte le ragioni del loro no, spiegando le motivazioni che, da tempo, portano ad un parere sfavorevole.

“Con l’inaugurazione del parcheggio multipiano sotto la Rocca, il nuovo “Parcheggio Città Alta” di via Fara, si conclude un iter amministrativo avviatosi oltre un ventennio fa: dalla prima delibera della giunta Veneziani all’avvio, con la giunta Bruni, dei lavori presto interrotti dalla frana del 30 dicembre 2008, fino alla ripresa nel 2016 fortemente voluta dal sindaco Gori – così si legge nel comunicato -.
Un’infrastruttura nata già vecchia alla sua concezione, sia per la localizzazione in un sito storicamente e geologicamente delicatissimo, sia per l’utilizzo dello strumento del project financing (che, come sottolineato dall’Anticorruzione, porta generalmente a perdite del pubblico a beneficio del privato), sia per l’idea di mobilità sottesa che permetterà, per almeno 30 anni, un flusso ininterrotto di auto private nel centro storico, annullando di fatto i provvedimenti di chiusura festiva in vigore da decenni.
Eppure non si è mai visto alcun ripensamento da parte della politica – di destra e di sinistra -, malgrado fin dall’inizio numerose associazioni cittadine ed ecologiste ne abbiano sottolineato incongruenze e dubbia utilità in quanto progetto evidentemente opposto alle politiche moderne di mobilità sostenibile.
Un iter che vedrà la sua conclusione realizzativa il 4 maggio, ma che dal 2016 in poi si è rivelato disseminato di irregolarità, alcune delle quali tutt’ora non sanate, nonché di falsità reiterate dall’Amministrazione a giustificazione di un’opera che si è voluta realizzare con pervicace determinazione, nonostante pareri autorevoli abbiano espresso dubbi e contrarietà sul progetto e nonostante le proteste di un’ampia fetta di opinione pubblica consapevole delle probabili conseguenze che l’infrastruttura avrebbe portato una volta funzionante.

LE QUESTIONI TUTTORA APERTE

Ricordiamo che a tuttoggi l’infrastruttura, come ripetutamente sottolineato da Regione Lombardia, è priva dell’obbligatoria V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale), da farsi prima dell’avvio del cantiere, la quale, se
pienamente ottemperata, avrebbe potuto impedire la realizzazione dell’opera per come la vediamo oggi. A tal riguardo la Procura della Repubblica non ha ancora chiuso il fascicolo di indagine per abuso edilizio e abuso
paesaggistico.
Ricordiamo che la previsione di realizzazione del parcheggio multipiano sotto la Rocca fu omessa negli incartamenti che costituivano il dossier di candidatura Unesco e che fu il nostro comitato, con l’adesione di
Legambiente, ad informare della questione l’ente internazionale. Tale omissione da parte dell’Amministrazione cittadina ha portato il sito Unesco ad essere tuttora sotto esame – a causa della realizzazione del parcheggio – da parte della Commissione del Patrimonio Mondiale Unesco, che da anni attende, e con carattere di urgenza (!), l’HIA (Valutazione di Impatto sul Patrimonio): procedura di studio che dovrebbe valutare l’impatto di quest’infrastruttura sul “Valore Universale Eccezionale” del sito Unesco e che va espletata prima di ogni nuova costruzione all’interno del Patrimonio Mondiale.
Il rischio, non del tutto remoto, conseguente a tante omissioni e alla deliberata inottemperanza delle soluzioni correttive suggerite dall’ICOMOS, Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei Siti, è la Danger List, l’anticamera di una possibile espulsione dalla lista del Patrimonio Mondiale. Del resto è già avvenuto per Dresda, nel 2009, e Liverpool, nel 2021, a causa della realizzazione di infrastrutture
impattanti sull’integrità e gli aspetti valoriali dei due siti.

LE PROMESSE MANCATE, LE BUGIE, LA PROPAGANDA

Alle irregolarità nel percorso amministrativo, alcune delle quali sottolineate anche dall’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), questi ultimi anni hanno visto sommarsi una pletora di promesse mancate, deliberate imprecisioni di comunicazione, se non addirittura dichiarazioni menzognere a sostegno di una narrazione funzionale a giustificare la realizzazione dell’infrastruttura. A partire dalla promessa elettorale goriana del 2014 di realizzare un parcheggio di dimensioni ridotte, destinato esclusivamente a residenti ed operatori del quartiere, il che avrebbe potuto dare un senso al progetto.
Promessa disattesa, visto che ora abbiamo un parcheggio addirittura maggiorato nella capienza rispetto al primo progetto, con 469 stalli di sosta destinati per la maggior parte alla sosta a rotazione dei visitatori.
Fra le tante, non possiamo non citare la vicenda delle favolose “penali stellari”, millantate in Consiglio Comunale nel 2016, alla ripresa dell’iter autorizzativo, per tacitare le voci contrarie e dire che non si poteva in alcun modo tornare indietro, se non con un ingente danno economico per il Comune: queste penali non sono mai esistite, e sono state smentite in modo definitivo dall’ANAC, che, al contrario, ha riscontrato il diritto da parte del Comune a richiedere un risarcimento per danni e gravi inadempienze del concessionario dopo la frana del 2008.
Incredibile anche la dichiarazione del Primo Cittadino di Bergamo che, in risposta ad un articolo critico, il 9 settembre 2017 scrisse su Repubblica di un parcheggio che « l’Unesco – puntualmente informata sulla previsione – non ha giudicato in alcun modo in contraddizione col prestigioso riconoscimento che ha voluto attribuire alle nostre
Mura ». O quella rilasciata dall’assessore Brembilla al Consiglio Comunale meno di un anno fa: “L’Unesco non ha detto nulla sul Parking Fara”. Smentite sia da Icomos sia da Unesco, che hanno più volte lamentato la mancata segnalazione da parte del Comune e prospettato il rischio di ricadute negative del progetto sull’Eccezionale Valore Universale del sito.
Va poi ricordato che nel novembre del 2017 il Consiglio Comunale votò all’unanimità una delibera che impegnava l’Amministrazione all’avvio di un percorso partecipato con la cittadinanza, atto a valutare soluzioni alternative o forti correttivi al progetto proposto. In quel momento il cantiere era ancora in una fase iniziale (con la sola esecuzione di poco più di un terzo dello scavo necessario) e quindi ancora reversibile, se solo vi fosse stata una reale volontà politica, a soluzioni diverse. Di tale impegno con i cittadini si è persa ogni traccia; da allora nessun Assessore né Consigliere Comunale lo ha mai richiamato, in nessuna sede.

LE CONSEGUENZE SULLA MOBILITÀ ENTRO LE MURA VENETE E SUL CENTRO STORICO

L’apertura dell’infrastruttura comporterà la possibilità di accesso attraverso porta Sant’Agostino 24h al giorno per 365 giorni all’anno per i mezzi privati che volessero raggiungere il centro storico; un flusso, quello dovuto al parcheggio di via Fara, stimato da Icomos in non meno di 5000 veicoli privati passanti sotto la storica porta. E con la messa in rete degli altri due parcheggi del centro storico – quelli di porta S.Alessandro e Via Tre Armi –
svanirà anche la promessa che le auto sarebbero andate solo ed unicamente in direzione di Via Fara. Ciò comporterà un salto indietro di 40 anni, depotenziando – di fatto, annullando – la vecchia ztl e vincolando
ogni scelta ulteriore in materia di mobilità sostenibile, per i prossimi 30 anni almeno (tanto dura la convenzione in vigore) agli interessi privati che sottendono in tutta evidenza alla realizzazione di questo parcheggio.
Cioè a favore della multinazionale Best In Parking costruttrice dell’infrastruttura. Crediamo che ciò costituirà un danno alla mobilità del centro storico, ma di riflesso anche a quella sulle direttrici che portano verso Città Alta, a partire dal centro cittadino.
Una scelta chiaramente funzionale alle politiche perpetrate negli ultimi anni dall’attuale amministrazione comunale, che hanno fatto del centro storico una risorsa da spremere il più possibile con un turismo ‘mordi e fuggi’, a favore di alcune realtà commerciali, quelle legate alla ristorazione e al commercio turistico, nonché con l’esplosione incontrollata del fenomeno dei B&B.
Politiche indifferenti alla tutela di un equilibrio già fragile (come richiamato anche dall’Unesco) che il fenomeno della ‘gentrificazione’ sta da tempo compromettendo; lo vediamo anche più clamorosamente in città turistiche più grandi della nostra (Venezia, Firenze, Roma …) ormai travolte dal fenomeno e che ora, con grande ritardo, cercano di trovare soluzioni tampone.

IN CONCLUSIONE

Un parcheggio a ridosso delle Mura Veneziane della città fortificata patrimonio UNESCO è un oltraggio alla città e al suo patrimonio mondiale. Portare le auto nei centri storici è uno schiaffo all’ambiente e alla civiltà: invece di limitare l’inquinamento atmosferico favorendo il trasporto pubblico, si incrementa il traffico privato. Aver ignorato gli appelli e i suggerimenti dei cittadini, anche quelli che vivono e operano in città alta, è stato
un segno di arroganza e di asservimento a interessi economici privati, incuranti del bene comune. Il comitato NoParkingFara non cesserà di monitorare nel prossimo futuro le criticità aperte, come non cesserà di
informare i propri concittadini riguardo alle eventuali novità che dovessero presentarsi, controllando quelle che saranno le reali ricadute a seguito dell’apertura dell’infrastruttura”.