Terzo mandato ai sindaci? No, alla democrazia servono trasparenza, crescita politica e ricambio
M. Carla Rocca, già Sindaca di Solza, spiega perché è contraria al terzo mandato
Terzo mandato sì o no? Tra pochi mesi ci saranno le elezioni in molti comuni, tra cui Bergamo, e come tutti sappiamo il sindaco uscente, dopo dieci anni di amministrazione, non potrà più ricandidarsi, perché la legge prevede un limite di due mandati di 5 anni per i sindaci dei grandi comuni e per i presidenti delle regioni.
Ma perché il dibattito politico si scalda su questo argomento, che sicuramente sembra non incidere sulla quotidianità dei cittadini?
Personalmente ho fatto il sindaco per 15 anni in un comune di 2000 abitanti, ho avuto modo di fare anche il terzo mandato e un’idea me la sono fatta.
Il sistema elettorale dei sindaci prevede un’elezione diretta: in pratica si vota il candidato sindaco con la lista di consiglieri collegata, lo stesso vale per i presidenti di regione.
Ciò significa che è il sindaco/presidente a essere votato direttamente dai cittadini e a lui o lei spetta di assegnare le deleghe agli assessori e ai responsabili degli uffici. Per formare l’amministrazione sicuramente si sono stretti accordi con le liste e i partiti, ma le deleghe sono dei decreti sindacali, cioè sono atti che il sindaco firma e che ha il potere di revocare. Si può facilmente capire che il sindaco o il presidente di regione hanno un grosso potere rispetto a tutti gli altri eletti; infatti, se il sindaco o presidente di regione decade o si dimette, automaticamente decadono tutti i consiglieri e si scioglie l’amministrazione.
Naturalmente questo squilibrio è maggiore nei consigli regionali, tenuto conto delle responsabilità e delle risorse economiche che le regioni hanno a disposizione, direi che il potere dei presidenti è spropositato rispetto a quello delle altre cariche del Paese. Negli anni di governo, infatti, può accadere che si consolidino sistemi di potere anche legati ad interessi personali ed è per questo che esistono i limiti di mandato. Basta considerare il caso degli Stati Uniti d’America, una repubblica presidenziale nella quale il presidente è eletto direttamente ed ha un potere enorme.
Per equilibrare questo grande potere, il suo mandato è di solo 4 anni con possibilità di rielezione per altri 4 anni, in seguito ai quali non può più ricandidarsi a nessuna carica politica. In Italia per i consiglieri comunali o regionali così come per i parlamentari non esistono limiti di mandato, i limiti sono solo le regole che i partiti si danno, proprio perché il compito di queste cariche è consultivo e propositivo e non hanno facoltà deliberativa: cioè controllano e propongono alla giunta che poi delibera decreti leggi ecc.
Il terzo mandato, in Italia, è stato introdotto per la prima volta per i piccoli comuni fino a 3 mila abitanti, perché troppo spesso in questi comuni non si trovavano candidati a sindaco oppure si presentava una sola lista con il rischio di non arrivare al quorum. Se nei piccoli comuni si fa palestra di democrazia e spesso gli amministratori rasentano il volontariato, non è così per i grossi centri dove la competizione è molto sentita e non mancano di certo i candidati!
La richiesta di estendere tale facoltà alle grandi città e regioni ha come risvolto quello di tenere bloccati in quei ruoli i sindaci e presidenti ed evitare che possano crescere ed occupare altre posizioni politiche, inoltre rende molto difficile che quelle amministrazioni possano cambiare colore politico, insomma l’assoluto contrario di ciò di cui ha bisogno la democrazia: la trasparenza, la crescita politica e il ricambio!
M. Carla Rocca Ex Sindaca di Solza


