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Europa e Bergamo: a che punto siamo?
Parlamento Europeo

Andrea Moltrasio chiede ai candidati per il Parlamento europeo: il metodo avviato con Next Generation EU, fondo da 750 miliardi, è stato capito fino in fondo e lo si vuole perseguire?

Rileggendo dopo una pausa gli appunti che scrivevo qualche mese fa, ho l’impressione che molte osservazioni e preoccupazioni su candidature e programmi nell’intreccio tra amministrative ed europee sono ancora, anzi maggiormente confermate (leggibili nella rubrica Bergamo chiama Europa di Bergamonews).

Nell’intervista di Pia Locatelli pubblicata recentemente da questa testata si capisce bene la professionalità di certi eletti di un tempo nel parlamento Europeo e il confronto con alcuni nomi che girano in queste settimane fanno obiettivamente pensare.

Anche nel mio mondo, quello dell’economia e delle imprese, per scaldare gli animi basta sparare contro l’”Europa”, contro il Green Deal, e far credere ai concittadini che basta picchiare i pugni sul tavolo della Commissione “che si cambia rotta” (per andare dove?). Intendiamoci: trattare è necessario e come dice il motto inglese “if you are not at the table you are in the menu”, cioè se non stai al tavolo finisci nel menù.

Stare al tavolo vuol dire conoscere i dossier e studiare. Mi sembra invece che la campagna locale di Bergamo ed europea, salvo eccezioni, sia partita con i raduni e gli slogan, contro o a favore di progetti esistenti e magari (vedi Montelungo) in dirittura d’arrivo e cercando vecchie e nuove responsabilità.

Le politiche europee degli ultimi anni hanno visto una svolta storica nel dopo Covid: come mai in passato, un’iniziativa di finanziamento (in parte a fondo perduto) è stata messa a disposizione dei singoli Stati con una provvista basata su debito europeo condiviso, contestualmente a riforme orientate alla modernizzazione delle amministrazioni, dalla giustizia alla digitalizzazione, dai servizi pubblici alle politiche di coesione, dalla istruzione alla transizione ecologica.
Dire che si può fare di più verso un federalismo europeo mi trova particolarmente d’accordo, ma dire che non è stato fatto niente, solo burocrazia, è populismo.

Allora parliamo concretamente di questi progetti europei per Bergamo.

Nell’ultimo rapporto di Openpolis l’attenzione è rivolta alle informazioni che i comuni pubblicano sui progetti di loro diretta competenza. Anche se il governo è responsabile della pubblicazione dei dati sul PNRR, il ministro competente si è lamentato che le amministrazioni non sono solerti nel caricare i dati. A noi interessa vedere se le informazioni sono reperibili anche per i non addetti ai lavori.

Il Comune di Bergamo espone sul suo sito almeno due informazioni: i progetti finanziati con le relative risorse e lo stato d’avanzamento: invito tutti ad entrare nel sito del Comune e vedere sotto la voce PNRR, Stato dell’arte. Certo mancano dati relativi alla localizzazione dei progetti, alle risorse spese finora, ai bandi, oltre che a mappe e grafici che aiutino i cittadini a comprendere l’impatto effettivo del PNRR sul territorio. Un esempio: dei 244,9 milioni acquisiti dal Comune di Bergamo, 181,2 milioni sono sulla rivoluzione verde e transizione ecologica, 17 interventi. Secondo l’informazione rilevabile dal sito 5 iniziative non sono state avviate, 2 concluse per 420.000 euro del PNRR, delle altre iniziative avviate non si legge a che punto sono.

Due domande ai futuri amministratori: senza la “perfida” Europa che cosa avremmo combinato tra sterili polemiche e adunate varie? Sono convinti i candidati che queste iniziative hanno una priorità, oltre ad essere finanziate?

Una domanda ai candidati per il Parlamento europeo: il metodo avviato con Next Generation EU, fondo da 750 miliardi, è stato capito fino in fondo e lo si vuole perseguire?

Andrea Moltrasio

* Andrea Moltrasio, Industriale, già presidente di Confindustria Bergamo e del Consiglio di Sorveglianza di Ubi Banca