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Passio e Miserere, l’arte come antidoto agli orrori del presente
Foto mostra di Bonfanti

Le mostre di Maurizio Bonfanti al Creberg e di Georges Rouault alla Chiesa della Grotta a Romano di Lombardia

Evitare di “soccombere alla logica delle armi” , fermare i venti di guerra “sempre più forti” , affidarsi alla via “della vita, della pace, della riconciliazione, della fraternità”. Queste le parole che Papa Francesco ha rivolto al mondo nel suo messaggio Urbi et Orbi per la Pasqua 2024, flagellata dalle guerre e della corsa al riarmo su scala mondiale.

L’arte, come la musica e la cultura, sono da sempre antidoto contro le guerre. Tanto più se l’intenzione dell’artista è una riflessione sull’umano, sulle sue debolezze, le tragedie, le responsabilità. Due mostre allestite a Bergamo e a Romano di Lombardia si pongono come meditazioni per immagini in opportuna, profonda sintonia con il momento di crisi che stiamo vivendo.

“Passio” di Maurizio Bonfanti allestita a Palazzo Creberg in Bergamo fino al 3 maggio è una attualizzazione nell’oggi della Passione di Cristo, un’efficace trasposizione di orizzonti dalla storia sacra del Redentore all’odierna vicenda dell’umano che ci portiamo addosso, vestendo panni sempre nuovi ma percorrendo ogni volta il medesimo cammino.

“Miserere. Attraversare la notte per gustare la bellezza della Luce” , allestita fino al 12 maggio nella Chiesa della Grotta a Romano di Lombardia è invece una mostra incentrata sull’arte di Georges Rouault, considerato uno dei più grandi interpreti dell’arte sacra del Novecento. Anche qui, il tema religioso del Cristo sofferente e il tema terreno incentrato sulla nostra umana vicenda si intrecciano, in un racconto reso ancora più tragico della guerra che fa da sfondo al ciclo delle 58 tavole incise tra il 1914 e il 1927.

Le due mostre propongono una riflessione universale e intima allo stesso tempo sull’umanità offesa, sul senso della colpa e del sacrificio, sul riscatto e sulla rifondazione dei valori umani a partire dal presente dell’artista, che è anche il nostro presente di osservatori costretti ad assistere ai corsi e ricorsi di un’età contemporanea che ripropone a ritmo alternato le medesime tragedie.

Le otto grandi tecniche miste su carta intelata di Maurizio Bonfanti percorrono la Passione escludendo il percorso tradizionale della Via Crucis, in una sequenza che insiste sugli interrogativi cruciali dell’esistenza. “Ultima cena”, “Getsemani”, “Il processo”, “Giuda”, “Abbraccio della Croce”, “Crocifissione”, “Deposizione”, “Resurrezione/Sepolcro” sono altrettante visioni ritmate dai colori poveri e sommessi che l’artista predilige e dalle dissolvenze di luce gestite con regia sapiente, capace di rendere insieme il senso drammatico del “qui ed ora” e il senso misterico dell’ “Altrove”.

Si tratta, nelle otto grandi opere come nei loro disegni preparatori ugualmente esposti in mostra, di una prospettiva a specchio, in cui si parte dalla Passione dell’uomo per leggervi la Passione del Cristo e ritrovare in una sintesi visiva e spirituale il tempo lento della meditazione sul nostro comune destino. La croce è presente in sole due scene, ed è evocata “in absentia” attraverso le posture recline dei primi piani di figura, in un racconto scarnificato all’essenziale. La scelta iconografica di Bonfanti, dotato di rara sensibilità espressiva su questi temi, pone al centro la dignità dell’essere uomo, nella colpa o nella pena, come risorsa imprescindibile per contrastare l’oppressione del male.

Di fronte alla forza della tradizione pittorica su tale materia, Bonfanti esprime con queste parole il senso più intimo della sua operazione artistica: “Trovare momenti di riflessione legati ai temi della fede e dare loro forma visiva avendo alle spalle un patrimonio iconografico immenso e straordinario significa prendere atto dei propri limiti e avere chiaro il grado di fallimento che il confronto con le grandi narrazioni pittoriche ci consegna. Questa consapevolezza non può però allontanarci dalle domande che da sempre l’uomo è costretto, suo malgrado, ad affrontare e che la vicenda della Passione di Cristo ci restituisce senza possibili uscite di sicurezza”.

Un cammino, quello che ha costruito in poche intense tappe Bonfanti, che “si è fatto Via Vitae”, secondo l’acuto commento di monsignor Tarcisio Tironi, che insieme ad Angelo Piazzoli ha curato la mostra.

A cura di Tarcisio Tironi è anche l’evento di Romano di Lombardia dedicato a Rouault, con cui il Macs celebra la sua centesima mostra. Il Miserere del celebre artista francese declina il peso della condizione umana , le ansie e le paure generate dalla guerra nel suo lessico fortemente contrastato e ossimorico, fatto di nette stoccate in bianco e nero e di contorni spessi che ricordano le vetrate medievali.

I volti e i corpi richiamano infatti la pittura romanica e gotica, secondo un gusto primitivo caro a Rouault, e la forza del linguaggio espressivo è sottolineata dai metodi di incisione su rame che l’artista adotta a questo scopo, dall’acquaforte all’acquatinta al brunitoio al bulino. Miseria, sofferenza, morte, sono la dolorosa cifra che definisce la suite Miserere, una sorta di racconto amplificato delle condizioni dell’umanità, che trova nella centralità del Christus patiens l’unico redentore dell’uomo dal male e da se stesso.

I soggetti, però, alternano il sacro e il profano, e la loro forza è illuminata dalla luce della speranza, come ha ben illustrato Micaela Mander all’inaugurazione della mostra: “C’è la tavola 34 dove c’è una figura di uomo peccatore che chiede la misericordia di Dio, rappresentato con il volto della Veronica; la tavola 8 con l’immagine del clown; la tavola 15 con un uomo che nutre una profonda malinconia; la tavola 13 che rappresenta l’amore di una madre e ci sono tavole che ritraggono paesaggi e soldati generici. Lo sguardo di Rouault è di profonda misericordia, empatia verso l’uomo”.

La mostra “Passio – opere di Maurizio Bonfanti”, allestita nel salone principale di Palazzo Creberg (Largo Porta Nuova, 2) è aperta fino al 3 maggio dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00. Per i visitatori è disponibile gratuitamente il catalogo con testi di Maurizio Bonfanti, Alberto Carrara, Angelo Piazzoli, Tarcisio Tironi.

Passio e Miserere, l'arte come antidoto agli orrori del presente

La mostra “Miserere” di Georges Rouault, allestita nella Chiesa della Grotta a Romano di Lombardia è aperta fino al 12 maggio nei seguenti orari: martedì e giovedì 9.30-12, venerdì, sabato, domenica e festivi 9.30-12.00 16. 00– 18.30. Sono previsti alcuni appuntamenti in musica con musicisti in dialogo con le incisioni di Rouault: venerdì 19 aprile con Roger Rota e Andrea Parimbelli (sassofoni e chitarra) e venerdì 3 maggio Giacomo e Andrea Parimbelli (duo chitarra) , con inizio alle 20.45. Per informazioni tel. 0363902507.