A Bergamo Next Level il valore dell’Africa nel futuro dell’intera società
In relazione alla costituzione del Piano Mattei una serie di analisi sottolineano l’importanza del continente africano e come l’Italia stia cercando di valorizzarne le potenzialità, anche grazie alle imprese bergamasche
Bergamo. Nelle ultime settimane, in un periodo fatto di scontri su diversi fronti, si è parlato tanto dell’importanza e della centralità di un continente come quello africano, argomento prioritario anche delle politiche del Governo italiano. Durante la rassegna di Bergamo Next Level, nella mattinata di venerdì 19 aprile, è stata ampiamente ribadita la virtuosità che può scaturire una maggior interazione tra Africa ed Europa, con un ampio sguardo al futuro.
Un evento di grande importanza che ha visto la presenza di notevoli personaggi e relatori di rilievo, in grado di offrire spunti personali interessanti sul tema: tra gli interventi più significativi quelli del Rettore dell’Università di Bergamo Sergio Cavalieri, il sindaco Giorgio Gori e il Presidente della Commissione Politiche dell’Unione europea del Senato della Repubblica, Giulio Terzi di Sant’Agata.
Un focus mirato anche a risvegliare le coscienze sulle manovre attuate recentemente dall’Italia, con lo sviluppo del Piano Mattei, che ha visto protagonista in questi giorni anche la Premier Giorgia Meloni, in prima linea in Tunisia.
Ad aprire l’evento anche il saluto del Presidente attuale del Senato, Ignazio La Russa, il quale ha ribadito come “Il Piano Mattei è stato fortemente voluto dal Governo italiano dando una corretta misura della centralità attribuita al continente africano; è un piano molto ambizioso e non potrà funzionare senza il corretto coinvolgimento di tutto il sistema paese”.
Un contributo sostanziale quello dell’Università che da qualche anno opera anche in Africa e su diversi ambiti. Nel 2016 alcuni studenti del corso magistrale in ‘Cooperazione Nazionale e Management’ hanno visitato l’Etiopia, analizzando e conoscendo le realtà di quel territorio, incontrando i colleghi etiopi, grazie ai quali è stato possibile ampliare lo sguardo su zone sconosciute e sviluppando una maggiore circolarità tra i paesi.
“Il convegno si incardina all’interno di questa rassegna che si è consolidata come evento virtuoso per parlare e discutere delle grandi sfide attuali – ha specificato il Rettore Sergio Cavalieri -. È importante suscitare consapevolezza dei rapporti con un continente vicino come quello africano che ha un ruolo strategico anche a livello politico e che è in grado di portare sviluppo a livello globale. Un Africa con grandi potenzialità di crescita, ricca di persone che costruiscono nuove relazioni fondamentali a mantenere un equilibrio che crei un mondo proiettato a superare ogni tipo di barriera”.
“Il tema dei profughi ha posto una visione unidimensionale dell’Africa – ha analizzato Gori -; un concentrato di problemi e tragedie che nasconde la realtà di un continente molto promettente, all’interno del quale stanno cambiando molte cose, tra cui una maggior scolarizzazione femminile e un’urbanizzazione delle città. In questo quadro si colloca anche la fine delle sicurezze, soprattutto in tema energia, scaturite dalla guerra in Ucraina: è anche per questo che nasce il Piano Mattei, in modo tale da cercare di creare nuovi rapporti con gli stati, disegnando soprattutto relazioni con i paesi nordafricani. A mio avviso è un errore guardare a tutto ciò con sufficienza; superando la dialettica politica è importante sfruttare le diverse potenzialità, senza fermare le immigrazioni e contribuendo allo sviluppo dei vari paesi e anche del nostro. Un piano che non va sviluppato in solitudine ma anche attraverso il ‘Global Gateway’ europeo, che ha a disposizione ben 150 miliardi di euro per l’Africa. Tra qualche anno la forza lavoro di questo continente sarà cinque volte superiore rispetto a tanti altri stati, proprio per questo l’Italia può e deve convincere l’Europa a guardare più a sud”.
L’analisi di Terzi di Sant’Agata
“Essere qua oggi significa avere un contributo diretto di quello che può dare il Piano Mattei – ribadisce Terzi di Sant’Agata -. Quando si parla della politica estera italiana spesso si ricorre all’immagine di tre cerchi che si incrociano: atlantismo, europeismo e dimensione mediterranea; è l’intreccio di queste appartenenze che guida il nostro modus operandi, quelli che molti chiamano i valori occidentali. Se siamo un crocevia di civiltà e cultura, ne dobbiamo essere consapevoli, fiduciosi delle enormi opportunità che ciò rappresenta. Parliamo oggi di un’Africa che è e sarà sempre più protagonista, in grado di soggiogare il futuro nostro, così come quello dei paesi più influenti nella geopolitica globale”.

“Si racconta spesso di una terra investita da corruzione e guerre civili, ma credo che, invece di concentrarci su ciò, dobbiamo collegarci alle sue opportunità: una massa straordinaria e diversificata, con una popolazione che cresce più di tutti; tutto questo è una grande ricchezza che spesso viene solo considerata come il 30% delle risorse minerarie dell’intero pianeta, più della metà delle risorse agricole e il 60% dell’energia solare potenziale – prosegue il politico bergamasco -. Il Piano Mattei accoglie tutto questo, staccandosi da un sensazionalismo pauperistico e catastrofista che è privilegiato da molti media; così come questo territorio non può essere ancora sofferente per una colonizzazione superata da ormai sessant’anni, ma che fa parte della narrativa della disinformazione della realtà, in un’azione specifica come strumento di influenza e a danno delle nostre iniziative”.
“La rappresentazione che fa di tutta l’erba un fascio, quando si parla del continente africano, deve essere diversamente compresa – sottolinea -. Io personalmente vedo il Piano come un impulso nel conoscere e afferrare i tanti diversi mondi dell’Africa; paesi desiderosi di una generosa collaborazione. C’è una volontà di non far sentire più i nostri vicini africani come oggetti di politiche espansionistiche, guidate da azioni neocoloniali, con il dispiegamento di forze militari per favorire colpi di stato o l’impossessamento di grandi risorse minerarie. Ad esempio, la Cina gestisce più del 60% delle risorse minerarie in Congo, non attribuendo un valore aggiunto alle popolazione congolesi; per questo ci troviamo in una politica ben lontana di quella proposta dall’Europa e dall’Italia”.
“Sul tema della disinformazione è impressionante come in Africa ci siano delle intese tra i mezzi di informazioni russi con grandi catene televisive locali, tali da diffondere notizie costruite ad hoc dai russi – conclude -. Per questo ne suggerisco un’attenta analisi, come è stato evidenziato nel primo paragrafo del vertice di Bruxelles, finito ieri. È quindi parte di un percorso complessivo quello avvenuto pochissimi giorni fa con la visita del Presidente Meloni in Tunisia, per un accordo bilaterale tra i due paesi. L’Università conta moltissimo, con i bergamaschi e i lombardi in prima fila anche tramite importanti imprese in quei territori, rientrando in una visione di insieme molto dinamica e proiettata al futuro”.


