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Da pochi mesi Francesco Mazzucotelli è direttore di “Molte Fedi”. Per la prima volta racconta l’attesa per la rassegna che ripartirà il prossimo 10 settembre, confessa che vorrebbe tra i relatori un ospite al quale terrebbe molto e si augura che ci siano più voci femminili che trattino non solamente temi femminili

L’eredità è consistente e pesante. Raccogliere il testimone di Daniele Rocchetti ideatore e direttore per 17 anni di Molte Fedi non deve essere facile. Eppure Francesco Mazzucotelli, docente di Storia e Cultura del Medio Oriente al dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Pavia, non sembra spaventato nell’assumere quel ruolo. Anzi. Usa un termine giapponese, intraducibile se non con diverse varianti, che suona più o meno come: “fare una cosa che ti piace fare” e “fare una cosa che è utile per la società”.

“Provo molta gratitudine per questa opportunità che mi è stata offerta e certamente anche un senso di responsabilità nel raccogliere l’eredità che lascia Daniele Rocchetti – confessa Mazzucotelli ai Discorsi al caminetto –. È un’eredità impegnativa, sarebbe sciocco sostenere il contrario. Tutto ciò è anche molto motivante perché Molte fedi è una proposta culturale che giunge alla diciassettesima edizione è molto cresciuta grazie al lavoro di Daniele Rocchetti e delle Acli”.

Molte Fedi “ha raggiunto un livello di qualità riconosciuto anche al di là dei confini di Bergamo, in un mondo che dal 2007 ad oggi è molto cambiato. Giunge alla 17ª edizione, un segno di longevità di radicamento sul territorio e anche di sostenibilità di questo progetto”.

Mazzucotelli rimarca: “Dal 2007 ad oggi sono successe molte cose nel mondo: ci sono state crisi economiche e finanziarie, diseguaglianze economiche che sono cresciute, crisi ambientali e psicologiche, la famosa terza guerra mondiale a pezzi… insomma, si tratta ieri come oggi di prendere per mano la comunità che vive nella bergamasca e accompagnarla a conoscere queste differenze. Non ci sono solamente io, ma c’è un gruppo di persone che partecipa a pensare e realizzare questa proposta”. Ci saranno dei cambiamenti? La risposta è quasi implicita. “Oggi pensiamo che sia necessario fare un po’ il punto sui passaggi, sulle trasformazioni rispetto alle quali siamo di fronte. È necessario ascoltare i punti di domanda e le paure che queste trasformazioni stanno generando, occorre fermarsi un attimo ad ascoltare queste paure riguardo alle guerre, alla crisi economica, alla crisi ambientale e cercare di riflettere”.

Il neo direttore di Molte Fedi non nasconde che avrebbe il desiderio di portare, tra i tanti maestri ospiti negli anni scorsi alle conferenze, anche un nome di un personaggi che ammira molto. Non svela il nome, ma ammette che ci sta lavorando per portarlo a Bergamo.
Il programma che si sta definendo e che sarà presentato a giugno potrebbe riservare qualche sorpresa, Mazzucotelli ammette che “Ci piacerebbe anche diversificare la platea di persone che vengono a parlare. Vorremmo un equilibrio di genere: che ci siano più donne che parlano e non solo di temi femminili. Vorremmo avere più persone giovani che parlano, non per rincorrere una moda di giovanilismo ma per ascoltare quanti più punti di vista possibili. E riconoscere che possono esserci sensibilità diverse perché è giusto, utile, opportuno riuscire ad ascoltare una platea quanto più diversificata possibile”.

Mazzucotelli pensa che sia tempo che ci siano “luoghi di culto riconoscibili e dignitosi per tutte le confessioni religiose. Crediamo sia assolutamente un obiettivo giusto e possibile”.

Non manca lo sguardo sulla guerra in Ucraina, l’analisi sulla situazione delicatissima in Medioriente e non crede che il possibile cambio di inquilino alla Casa Bianca determini il cambio degli equilibri per le guerre. “India e Cina osservano questi conflitti con altre logiche, il mondo è ben più complesso di come è stato finora descritto tra buoni e cattivi. Non possiamo pensare che gli equilibri del mondo siano governati da pochi leader così come è sbagliato leggere quello che sta accadendo nel mondo in maniera troppo schematica: è assolutamente controproducente”.