La pluricampionessa di snowboardcross si racconta tra i ricordi del passato (“a due anni e mezzo sulla neve, la prima gara la finii nelle reti…”) e il futuro: “Sto seminando per il post carriera”
Bergamo. “Freddo? Io?”. MichelaMoioli è abituata a stare a temperature talmente glaciali che la leggera brezza che rinfresca l’aria di inizio primavera non la tange più di tanto. Anzi. La pluricampionessa mondiale di snowboardcross inaugura la seconda stagione di “Un drink con…” — con un cambio di sede: all’aperto.
Michela è appena tornata stabilmente a Bergamo al termine di una stagione di Coppa del Mondo che ha chiuso al terzo posto. Lo scorso weekend a Colere ha avuto l’ennesima affermazione a livello nazionale vincendo i campionati italiani, ma soprattutto nel post gara ha… cantato. Per forza: la canzone “La Michela”, scritta col Bepi e che vede anche la voce dalla ventottenne di Alzano, è un po’ una sorta di inno.
“È più facile vincere una medaglia”, commenta sorridendo. Viene da un’annata che ha segnato il suo rientro in pista dopo un anno di stop per infortunio: fino all’ultima è stata in grado di competere per quello che sarebbe stato il suo terzo sigillo: “Riprendere i ritmi non è stato facile, ma sono contentissima del terzo posto finale: partivo con l’idea di fare tutte le gare e stare bene”, Missione compiuta.
L’esperienza del recupero l’ha già vissuta con la rottura di un crociato, ma non solo. È entrata nel circuito a 17 anni, già dai 15 gareggiava. Precocità: “A due anni e mezzo sciavo agli Spiazzi di Gromo, poi ho cominciato a rompere le scatole a mia mamma per provare lo snowboard”. Non l’ha ha più mollato. E per fortuna.
10 stagioni portate a termine in Coppa del Mondo: 3 primi, 3 secondi e 4 terzi posti. “La prima gara è finita alla prima curva nelle reti”. Era il dicembre 2012, a Montafon: “Il mio allenatore mi aveva detto di frenare, io non ho frenato”. Trauma cranico facciale: “Ma non mi son fatta nulla…”.
Cadere e rialzarsi, il ciclo di vita di chi fa sport a livello agonistico. “La cosa importante è che ci sia sempre la passione, unita al divertimento, perché quando ci mettiamo il cuore siamo disposti a stare anche ore”. Per Michela è un mantra che l’ha portata molto lontano. La sala trofei di casa è piena di medaglie e trofei (“Quante? Non le ho mai contate”), compreso l’oro olimpico del 2018 e l’argento del 2022. In quest’ultima edizione è stata anche portabandiera.
“Super emozionante: faceva freddissimo, ma sudavo da morire. Avevo paura che si attorcigliasse la bandiera…”, ricorda. Poi è seguito dopo l’Olimpiade il discorso davanti a Mattarella: “Me lo dissero solo un quarto d’ora prima, ma alla fine è uscito bene”.
A tal proposito, lo stimolo di Milano-Cortina 2026 è forte: “Sarà una grandissima opportunità: gareggiare in casa sarà un sogno e speriamo che vada bene. Sarà la mia quarta olimpiade e forse la vivrò con uno spirito diverso. Voglio godermela e dare il meglio”.
Il post carriera resta un discorso già aperto: “Sto seminando verso il futuro: sto portando avanti l’università, lavoro con una scuola di sci, voorrei rimanere nel mondo sportivo o nell’esercito”.
Questo e molto altro nella puntata numero 14 di “Un Drink Con…“. realizzata come sempre all’Hortus, in via Tasso 88 a Bergamo: il video completo è disponibile nell’apertura dell’articolo, sul nostro canale YouTube , in podcast su tutte le piattaforme, da Spotify ad Apple Podcast.
E, come sempre, salute.