Più costi sul bilancio per il 74% delle aziende. La via del rilancio? L’86% investirà nel “green”
È quanto emerge dalla ricerca effettuata su oltre 350 imprenditori della pianura del nuovo Osservatorio “PiaNetA” di Pianura Network diretto da Aldo Cristadoro di Intwig, presentato giovedì sera
Nell’affascinante location del Convento dei Neveri a Bariano, in provincia di Bergamo, Pianura Network ha lanciato giovedì sera 4 aprile il nuovo Osservatorio socio-economico “PiaNetA”, presentando una ricerca su come le aziende della pianura stanno affrontando la transizione ecologica. Il direttore scientifico dell’Osservatorio, Aldo Cristadoro di Intwig, ha illustrato i dati, ricavati dalla rilevazione che ha coinvolto oltre 350 imprenditori, partendo dall’outlook 2024.
La fiducia regge, nonostante l’orizzonte resti punteggiato d’incognite. Per il 46,1% degli imprenditori il 2023 è stato un anno positivo per la propria azienda e in miglioramento rispetto al 2022, mentre per un altro 30,8% il 2023 è stato stabile ma comunque positivo. Guardando al futuro, il 50,5% stima nel 2024 un miglioramento nell’andamento della propria impresa e il 37,7% prevede una performance in linea con l’anno appena concluso; quanto alla congiuntura dell’intera economia italiana, il 33% presume una tendenza favorevole nei prossimi tre mesi e il 44,5% indica una situazione stazionaria.
L’aumento dei costi
“Le previsioni delle imprese sono positive, con importanti elementi fiducia per il 2024 – sottolinea Aldo Cristadoro, direttore scientifico di PiaNetA -. Allo stesso tempo, per le aziende i maggiori elementi di timore si confermano quelli che più hanno segnato gli ultimi anni: l’aumento dei costi, sia energetici sia delle materie prime, e le difficoltà nel reperimento di lavoratori”.
L’aumento dei costi ha infatti impattato sul bilancio del 74,3% delle imprese (3 su 4), portando i management ad adottare strategie differenziate: è prevalsa la riduzione dei consumi (praticata dal 77,9% delle imprese, con un picco del 91,5% nel commercio e nella ristorazione), il monitoraggio dei dati di consumo (71% delle imprese) e l’efficientamento degli impianti produttivi (66,6% delle imprese, ma il 75% nell’industria). La consapevolezza è solida (il 71,6% del campione guarda alla transizione ecologica come un cambiamento necessario e urgente per fermare la crisi climatica, con un consenso del 90,9% tra le imprese oltre i 250 dipendenti) e si coniuga ad azioni concrete: il 68% delle aziende ha investito nella sostenibilità negli ultimi cinque anni, l’84,6% lo farà nei prossimi cinque anni.
La sostenibilità: cosa si fa, cosa si farà
Il 79,3% delle aziende ritiene già oggi importante affrontare il tema della sostenibilità. “Emerge però una forbice significativa tra le piccole e le grandi aziende, legato ai costi degli investimenti, alle risorse umane necessarie per giocare questa partita, alla capacità di fare sinergia”, annota Cristadoro: se il 91,8% delle aziende con oltre 250 dipendenti considera importante affrontare la sfida della sostenibilità, nelle micro-imprese (fino a 9 dipendenti) si appunto scende al 70%.
Perché investire nella sostenibilità? Un ritorno c’è, e appare concreto: aumenta la competitività sul mercato (è d’accordo l’86,5% del campione), permette all’azienda di crescere (lo rileva l’89,1% degli intervistati, con un consenso che sale al 95,6% nell’industria e al 94,7% tra chi opera nei servizi alle persone), accresce la fiducia dei clienti e la reputazione (91,8%). Non solo, perché l’investimento nella sostenibilità consente anche di intercettare candidati in cerca di lavoro (lo sostiene l’81,5% degli intervistati, con punte ancora più alte tra le aziende dei servizi alla persona), contribuendo così a contrastare una delle criticità oggi più note – la carenza di manodopera – tra chi fa impresa.
L’esperienza quotidiana racconta però anche di ostacoli, seppur segnalati da una parte circoscritta delle imprese: il 21,2% delle imprese (una su cinque all’incirca) considera un impegno burocratico molto dannoso le regole per la sostenibilità, analogamente al 25,9% (un’impresa su cinque) che ritiene l’investimento nella sostenibilità vantaggioso solo se in presenza di una agevolazione in termini di tassazione o sussidi.
Sostenibilità sociale, i passi ancora da compiere
Nell’ambito della visione ESG (Environmental, Social and Governance) che sempre più va a consolidarsi anche nello scenario economico italiano, occorre concentrare l’attenzione anche verso una cultura della responsabilità sociale dell’impresa. Pur con alcuni esempi positivi, solo il 23,7% delle imprese supporta attività di associazioni di volontariato, e in appena il 17,1% delle aziende esiste una figura specificamente dedicata alla responsabilità sociale (incidenza che scende al 9,4% nelle microimprese); ancora, solamente il 18,7% delle imprese promuove alleanze con altre realtà imprenditoriale ed è solo il 19% delle imprese a dedicare attenzione ai rapporti di età, genere, etnia e disabilità nell’organico e solo il 22,7% incentiva misure a sostegno della genitorialità.
Fare rete: dalla filiera al network
“Un passo ancora da compiere – riflette Cristadoro – è quello di rafforzare le reti in cui sono inserite le imprese. La ricerca evidenzia come la gran parte delle imprese agisca in maniera isolata per quanto riguarda le iniziative sulla sostenibilità: è invece necessario rafforzare i legami, le sinergie e le collaborazioni. A beneficiare dei network sarebbero soprattutto le imprese di più piccola dimensione”.
Il plauso alla ricerca da parte delle autorità
Il Ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin: “È sempre importante confrontarsi con il sistema imprenditoriale, il motore sano e vitale del Paese. Il governo è impegnato ad accompagnare voi che siete i talenti dell’imprenditoria e le attività economiche nella transizione ecologica perché avete un ruolo da protagonisti. È una trasformazione che non vogliamo subire, vogliamo raggiungere gli obiettivi ambientali per garantire competitività alle nostre imprese. Ho letto con soddisfazione i risultato della vostra ricerca, gli imprenditori che avete interpellato esprimono una preziosa e ferma determinazione. Da parte del governo abbiamo reso un po’ più veloci le autorizzazioni sul fronte energetico della transizione. Sostenibilità e transizione energetica sono un’opportunità che dobbiamo cogliere insieme, anche per arrivare primi. È una sfida e la vogliamo vincere”.

Il presidente del Gse, Paolo Arrigoni: “Per garantire lo sviluppo sostenibile del Paese, il Gse supporta le imprese con la gestione della Transizione 5.0 e con un focus sulle Cer quale meccanismo per diffondere la cultura della sostenibilità. Per raggiungere questo obiettivo è determinante considerare i punti di vista di coloro che operano in diversi settori come avvenuto nell’incontro con gli imprenditori di Pianura Network”.

La presidente di Arpa Lombardia, Lucia Lo Palo: “Arpa Lombardia, l’Agenzia che presiedo, non vuole essere un organo punitivo ma un organismo vigilante e positivo. Siamo tutti chiamati ad una grande sfida: Arpa come ente tecnico formato da migliaia di professionisti di Regione Lombardia e gli imprenditori come protagonisti di questo cambiamento, un cambio di paradigma affrontato con decisione, competenza coraggio e amore”.
L’assessore di Regione Lombardia Paolo Franco: “Regione Lombardia ha varato un pacchetto di misure, in particolare la ‘Linea green’, per aiutare le piccole e medie imprese a ridurre l’impatto ambientale dei sistemi produttivi. Eventi come quello di Pianura Network sono importanti per attivare collaborazioni e affrontare sfide comuni: dobbiamo avere la capacità, in modo sempre più sistematico, di fare rete tra mondo dell’imprenditoria, enti e istituzioni, per rafforzare la solidità e la competitività del nostro magnifico territorio”.




