Logo

Temi del giorno:

“Mi hanno telefonato per dirmi: Osa ha ucciso Joy. I miei vicini, due vite difficili”

La tragedia giovedì pomeriggio in un monolocale del centro storico, vittima una 49enne nigeriana. Il compagno, suo connazionale, arrestato dai carabinieri per omicidio volontario: soffriva di disturbi psichici

Cologno al Serio. “Ero al lavoro e mi è squillato il telefono. Quando ho risposto, mi hanno detto: ‘Osa ha ucciso Joy’ “. A parlare è il vicino di appartamento della coppia: un ragazzo rincasato in tarda serata con un borsone da calcio in spalla. Si ferma nel buio cortile della palazzina a scambiare due parole con un altro residente, anche lui scosso dalla notizia. “Giuro, non li conoscevo bene, ma non li avevo mai sentiti litigare – ripete convinto -, mai”.

Il giovane misura con attenzione le parole, lasciandosi andare a qualche striminzita confidenza sulla coppia (che per ragioni di privacy, e in attesa di maggiori dettagli sulla vicenda, preferiamo non pubblicare). Quel che è certo – e che traspare anche dal suo conciso racconto – è che il contesto in cui è maturato l’omicidio è un contesto fortemente precario, sia dal punto di vista sociale che economico.

 

Il luogo dell'omicidio <br clear=all>

 

 

Aimiose Osarumwense, 45 anni, nigeriano, arrestato dai carabinieri di Treviglio con l’accusa di omicidio volontario, soffriva di disturbi psichici (in cura in un Centro psicosociale della Bassa, in passato era stato sottoposto a Trattamento sanitario obbligatorio) ed era disoccupato. Davanti ai militari e al pubblico ministero Laura Cocucci non avrebbe fornito grosse spiegazioni del perché giovedì pomeriggio (28 marzo) ha ucciso a coltellate la compagna Joy Omoragbon, sua connazionale, al termine di una lite finita nel sangue – forse – proprio a causa dei suoi disturbi; un copione che in Bergamasca si sta ripetendo drammaticamente spesso. Lei, 49 anni, con un passato tutt’altro che semplice alle spalle, provava a sbarcare il lunario come poteva.

Un altro vicino di casa ha dichiarato di averla vista piangere martedì, accovacciata nel cortile della palazzina al civico 19 di via Donizetti, pieno centro storico del paese: “C’erano anche i vigili”, ha detto. La polizia locale conferma di essere intervenuta, ma non a causa di violenze o maltrattamenti (la coppia, a quanto pare, non era nota ai servizi sociali del Comune). Forse, alla base del malessere della vittima, c’erano delle presunte difficoltà nel pagare l’affitto. “Pensavo fosse per lo sfratto, è la prima cosa che ho pensato – commenta il vicino -. Litigi tra i due? No. O, almeno, io non li ho mai sentiti”.

In realtà, come spiegato dai carabinieri, la donna aveva richiesto l’intervento delle forze dell’ordine in almeno un paio di occasioni. Dopo la recente perdita del lavoro nel dicembre 2023, i problemi del compagno si erano riacuttizati e lei stessa lo aveva accompagnato il 26 marzo in un Cps della zona.

L’allarme è scattato intorno alle 15 e i rilievi della Scientifica si sono protratti a lungo, fino alle 18,30. Poi, il monolocale al secondo piano dove i due – secondo le testimonianze raccolte – vivevano almeno da una decina d’anni, è stato messo sotto sequestro. Dall’interno sono state prelevate l’arma del delitto (un coltello da cucina) e alcuni oggetti macchiati di sangue (alcuni schizzi erano visibili anche sulla porta d’ingresso).

In tarda serata la sindaca di Cologno al Serio Chiara Drago, senza addentrarsi nei dettagli della vicenda, ha affidato al suo profilo Facebook una riflessione sul tema dei femminicidi. “Piangiamo una nostra concittadina ed è il tempo del lutto, il tempo del dolore, della rabbia e della riflessione – scrive -. Ogni giorno deve continuare a essere il tempo della reazione, il tempo di parole nuove, di rapporti diversi. Perché la cura, il disagio e la rassegnazione di fronte alle problematiche dell’altro non debbano sempre essere assorbiti dalle donne. Dobbiamo continuare a lavorare per cambiare le cose. La strada è lunga e in momenti come questo sembra che ogni piccolo passo fatto sia insignificante – conclude -. Sembra che il lavoro su noi stesse, la consapevolezza costruita a fatica, gli intrecci di relazioni, i rapporti di sorellanza, le alleanze con gli uomini contino davvero poco”.