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Cari genitori, ci sono tutti gli ingredienti per uno svezzamento spettacolare?

L’interesse verso l’alimento in sé è secondario a tutta una serie di altri fattori come l’apprendimento e l’acquisizione del linguaggio

Parlare di svezzamento, al pari di altre argomentazioni sulla genitorialità (come l’allattamento naturale/artificiale) è diventato difficile quanto camminare su un campo minato.

Per questa ragione, vale la pena fare una premessa: non leggerete di “metodologie”, né di fusilli, né di pappe pronte (ritengo che se ne parli già abbondantemente) ma proverò ad incoraggiarvi a vivere con serenità questa fase di sviluppo del bambino e tenterò di spingervi a guardarci dentro le innumerevoli possibilità e le conquiste che tale esperienza, se arricchita dagli ingredienti giusti, può garantire ai vostri figli (e alla famiglia intera).

La ricetta di uno svezzamento spettacolare prevede di avere in dispensa: tempo, capacità di osservazione, pazienza, atteggiamento sereno, voglia di gioire delle nuove conquiste. Scopriamone di più!

Partiamo dal presupposto, credo facilmente condivisibile, che i bambini apprendono le regole sociali, le modalità di interazione e la comunicazione, osservando gli adulti e relazionandosi con essi. Quando è il momento di aprire le porte allo svezzamento, di solito i bambini sono anche cognitivamente pronti ad assimilare questo gran numero di informazioni. Inoltre, le emozioni positive correlabili a quest’entusiasmante cambiamento, favoriscono l’apprendimento. Così, se alla famiglia sarà possibile rallentare un momento, ridurre il numero di pasti consumati sulla strada per raggiungere l’ufficio o quantomeno garantirsi quotidianamente alcuni momenti attorno alla tavola, al bambino verrà offerta un’immensa possibilità: respirare la convivialità, condividere, osservare, imitare, apprendere le modalità di relazione, imparare le azioni correlate ai pasti, acquisire il linguaggio.

Sembra incredibile pensare a quante opportunità siano intrinsecamente correlate al momento dei pasti!

Il passaggio da un’alimentazione a base esclusivamente di latte ad un’alimentazione sempre più simile a quella adulta prevedere una quantità infinità di scoperte per il bambino.

Se si osserva un bambino nelle primissime fasi dello svezzamento, ciò che balzerà immediatamente all’occhio è che l’interesse verso l’alimento in sé come fonte di nutrimento e sostentamento (ne è complice il prosieguo dell’allattamento) è secondario a tutta una serie di altri fattori, enormemente più incuriosenti. In questa cornice, possiamo facilmente visualizzare il frame di un bambino che tira fuori il cibo che gli è stato imboccato per osservarlo e studiarlo da vicino, oppure il bambino che lo sputa fuori, al sol fine di scoprire cosa succedere, il bambino che maneggia un pezzo di pasta per interi minuti o lo spalma sul seggiolone o lo lascia cadere ripetute volte in terra per testare la forza gravitazionale. Osservare ed assecondare questo momento di scoperta permette di riconoscerne il significato ed il valore e parallelamente di supportare un bisogno primario del bambino: l’apprendimento.
Lo svezzamento, inteso in questi termini come esperienza multisensoriale (ad essere coinvolti, infatti, sono i sensi del gusto, dell’olfatto, del tatto, della vista) e, in quanto tale, come un’occasione incredibilmente arricchente, riacquisisce la propria dignità e la propria importanza.

E non è finita qui. Il momento dei pasti, nella cornice comunicativo-relazionale descritta prima, può costituire anche una preziosa “palestra per l’acquisizione del linguaggio”.

Vi offro almeno un paio di motivazioni per avvalorare tale tesi.

Un po’ come accade in altri momenti routinari della quotidianità (come il bagnetto o il cambio pannolino), il pasto prevede una sequenza più o meno simile di azioni, l’utilizzo ripetitivo di oggetti, il ricorso ad espressioni ridondanti (es.: “vuoi acqua?”, “ne vuoi ancora?”, “è caldo, soffio?”, “com’è morbido!”, “ti pulisco le mani”, “asciughiamo il viso”). Questo tipo di esperienze e l’esposizione ripetuta a tali stimoli favorisce la comprensione di un buon numero di vocaboli e la successiva comparsa delle prime parole.

Inoltre, l’esperienza di contenimento e gestione del cibo nella bocca, l’azione meccanica di sminuzzamento e la masticazione, permettono l’allenamento delle strutture anatomiche che saranno chiamate a svolgere proprio la funzione fonatoria e, dunque, permetteranno al bambino di imparare a parlare. Come vi dicevo, un vero allenamento, proprio come in palestra!

Alla luce di tutto ciò, vi ripropongo la domanda iniziale: nella vostra casa, sono dunque presenti tutti gli ingredienti per uno svezzamento spettacolare? Se, per le più svariate ragioni così non fosse, spero di avervi fornito qualche spunto, augurandovi di godervi tale spettacolo per il sol piacere di farlo, sottraendovi o non lasciandovi ingannare da un’ulteriore richiesta di performance.

In bocca… al lupo!