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Cerca soldi per la droga e perseguita la madre: condannato a 3 anni per maltrattamenti

La donna, esasperata dalle telefonate del figlio, dagli insulti e dagli appostamenti, ha cambiato più volte numero di telefono e abitazione, ma lui l’ha sempre rintracciata

Treviglio. Tre anni di reclusione per maltrattamenti nei confronti della madre, costretta per anni a subire le angherie del figlio, alla costante ricerca di denaro per acquistare sostanze stupefacenti del quale era dipendente. Il giudice ha stabilito anche un risarcimento di 10mila euro per la parte offesa.

Sono due le denunce che la donna, 72 anni, esasperata dai comportamenti di suo figlio, di 49 anni, ha presentato ai carabinieri. Una ai militari di Treviglio, quando ancora viveva nella cittadina della Bassa, l’altra a Milano, dato che il 7 luglio 2022, per tentare di ricostruirsi una vita lontano dal ragazzo, si è trasferita a Cassano d’Adda.

“L’ho lasciato in mezzo a una strada a Treviglio, non ce la facevo più e mi sono trasferita. Lui prima è andato a vivere con un amico, poi è venuto ad abitare a Cassano con la sua nuova compagna”, ha raccontato la donna.

Lei ha tentato in tutti i modi di non fargli sapere dove viveva: “Non ho nemmeno messo il nome sul citofono, sul campanello, sulla cassetta delle lettere. Ma lui mi ha trovato lo stesso e, con la scusa che voleva vedere le sue figlie che stanno con me, ha ricominciato a presentarsi a tutte le ore del giorno e della notte e a chiedere soldi”.

“Io mi vergognavo del suo comportamento. Mi citofonava sempre, anche a mezzanotte, era insistente, mi seguiva con la macchina, quando uscivo di casa me lo trovavo fuori dal cancello. Io avevo paura. Quando abitavamo insieme la notte mi chiudevo a chiave in camera da letto”, ha spiegato al giudice la signora, costretta a subire le angherie del figlio per ben 17 anni.

“Non mi ha mai picchiata, non ha mai alzato le mani, ma era molto violento verbalmente, mi insultava e lanciava tutto ciò che trovava, rompeva oggetti, cercava di tirarmeli addosso. Io per paura gli davo i soldi, 50, 70 euro alla volta. Non so cosa ne facesse, probabilmente acquistava la droga. Una volta ho provato a dirgli che non volevo dargli i soldi e che avrei chiamato i carabinieri, ma lui ha iniziato a picchiare i pugni sul tavolo, sulle pareti e alla fine mi ha tirato il cellulare”, ha raccontato la donna.

Alla fine del 2012, alla morte del padre, il giovane aveva accettato di entrare in una comunità per disintossicarsi: “A Pontirolo è stato per ben due volte. Poi nel 2013 si è rivolto ad una comunità di Milano e quando è uscito io l’ho ripreso in casa. Ma ci è ricascato. L’ultima volta che si è ricoverato è stato nel settembre del 2023, ma non è servito”.

Il pubblico ministero ha chiesto una condanna a 3 anni di reclusione, e nelle sue conclusioni ha citato anche le dichiarazioni della cugina dell’imputato: “Ha riferito dei timori della zia, del malessere generato dal comportamento del figlio, tanto da indurla a cambiare più volte numero di telefono e addirittura abitazione all’insaputa del ragazzo”.

Il difensore ha chiesto il minimo della pena. Il giudice ha accolto la richiesta dell’accusa.