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Il direttore generale dell’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo, ospite al Caminetto, sottolinea le eccellenze proprie dell’ospedale cittadino e affronta i problemi più attuali della sanità lombarda

Bergamo. La visione di un professionista del settore ospedaliero che non tenta di nascondere i grandi problemi della sanità lombarda ma cerca piuttosto di indicare soluzioni pragmatiche che portino ad un miglioramento strutturale che ponga al centro la salute delle persone. Francesco Locati, dal 1° gennaio 2024 direttore generale dell’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo, è l’ospite della nuova puntata dei Discorsi al Caminetto.

Dopo aver ricoperto per sette anni (2016-2023) il medesimo ruolo nell’Asst Bergamo Est – che comprende, tra gli altri, i poli di Seriate e Alzano Lombardo – Locati arriva al Papa Giovanni XXIII con un bagaglio professionale di rilievo, costruito non solamente sulle competenze ospedaliere ma anche su valori come il lavoro di squadra e la capacità di mettere al primo posto la qualità del servizio che la sua azienda ‘vende’ ai cittadini.

Un’azienda, il Papa Giovanni XXIII , che rappresenta una realtà importante nel panorama sanitario nazionale che ogni anno si migliora raggiungendo traguardi e stabilendo record (come ad esempio quello relativo ai trapianti, con un balzo del 18% nel 2023 e un totale di 185 organi trapianti , uno su cinque su bambini), ma che allo stesso tempo deve affrontare grandi problematiche, come la carenza di medici e le lunghissime liste d’attesa che in alcuni casi i pazienti devono subire per visite e controlli specialistici.

“Il nostro ospedale possiede un grado di attrattività importante ma nonostante ciò il tema della carenza è estremamente attuale – afferma Locati -. Si tratta di un problema affrontabile attraverso la programmazione, un’impostazione che sia aderente al fabbisogno reale delle aziende sanitarie. Il Piano Triennale dei Fabbisogni di Personale, approvato annualmente da Regione Lombardia, è uno strumento utile in questo senso. Dobbiamo consentire ai giovani di iscriversi agevolmente ai corsi di laurea, investendo sulla formazione che deve partire da esperienze nelle scuole superiori”.

Il direttore identifica il contenimento delle liste d’attesa come uno degli obiettivi primari del suo mandato, da raggiungere attraverso la creazione di sedute aggiuntive per i ricoveri di interventi chirurgici, incentivazioni del personale e azioni mirate a creare dei percorsi strutturati di presa in carico dei pazienti cronici, che assorbono il 60% delle risorse, avvicinando le persone con questo tipo di problematiche ad un percorso unitario con attenzione all’appropriatezza degli esami che vengono svolti.

Obiettivi di mandato che, oltre al tema delle liste d’attesa, includono una serie di linee strategiche che mirano al miglioramento di quei settori già trainanti per l’azienda sanitaria: dai già citati trapianti all’area ematoncologica, passando per le neuroscienze e la cura delle malattie cardiovascolari, in cui è ormai entrato nella pratica clinica l’utilizzo del cuore artificiale in attesa del trapianto di organo.

Senza dimenticare la ricerca, settore in cui il Papa Giovanni XXIII appartiene alla ristretta cerchia di strutture con attività fortemente consolidate. Solamente lo scorso anno sono stati avviati quasi 200 tra studi clinici e sperimentazioni, anche grazie alla collaborazione ormai ultradecennale con l’Istituto Mario Negri e a quella più recente con la Fondazione From.

Ricerca clinica che deve muoversi di pari passo con gli interventi legislativi, come la legge regionale di riforma n° 22 del 14 dicembre 2021, che ha ridefinito le linee d’indirizzo per l’organizzazione della sanità territoriale, ponendo in capo alle Asst i dipartimenti di cure primarie – in cui fanno riferimento i medici di medicina generale, i pediatri e i medici di continuità assistenziale – e, di conseguenza, riducendo in parte il gap tra la medicina ospedaliera e la medicina del territorio.

ospedale Papa Giovanni XXIII

Novità degli ultimi tempi la collaborazione con la Casa di Cura San Francesco, che ospita nei suoi spazi le terapie di pazienti oncologici che altrimenti non avrebbero la possibilità di ricevere una risposta adeguata nei tempi previsti: una cooperazione frutto di una “forte condivisione di protocolli” tra il Papa Giovanni XXIII e la clinica, continuando a mantenere gli standard di qualità elevati che contraddistinguono il lavoro dell’azienda.

Un’azienda che guarda al futuro, immaginando la possibilità di imporsi sempre di più come punto di riferimento in una dimensione nazionale che sia in grado di rispondere ai bisogni più “impellenti” dei cittadini. Perché, come ricorda il direttore Francesco Locati, “il Papa Giovanni XXIII rappresenta uno dei presidi bergamaschi più importanti per preservare il bene che riteniamo essere più prezioso: la salute”.