Relazione clandestina in azienda: titolare condannato a un anno per stalking
Dovrà anche seguire un percorso di recupero in un centro specializzato. Rinviati gli atti al pm per valutare se procedere nei confronti di un amico dell’imputato che avrebbe reso falsa testimonianza a processo
Condannato ad un anno di reclusione per stalking con pena sospesa, subordinata alla partecipazione a un percorso di recupero in un centro specializzato, e al pagamento di una provvisionale da 2800 euro.
È quanto ha stabilito il giudice nei confronti del socio titolare di un’azienda dell’hinterland, accusato di perseguitare una dipendente con la quale aveva intrapreso una relazione clandestina.
Non solo, su richiesta dell’avvocato di parte civile Marcella Micheletti, che assiste la vittima, il giudice Beatrice Purita ha rinviato gli atti al pm per procedere per falsa testimonianza nei confronti di un teste, amico dell’imputato. Il quale aveva dichiarato di aver prestato la casa all’imprenditore per permettergli di consumare un rapporto con la dipendente alla fine del mese di luglio, che li aveva visti arrivare mano nella mano e che ad agosto lei si era presentata sotto casa della madre di lui perché voleva raccontarle della relazione. L’avvocato ha però prodotto messaggi e telefonate che smentiscono queste due circostanze.
Il giudice ha quindi creduto alla versione fornita dalla donna, che non ha mai smentito la relazione, nonostante lei avesse un compagno e due figli e l’imputato una moglie e una figlia, dai quali alla luce dei fatti si sono separati. Ha raccontato di un rapporto travagliato, fatto di alti e bassi, durato 11 mesi. Quando lei lo aveva lasciato lui aveva iniziato a mandarle continui messaggi, a minacciarla, a telefonarle. Aveva addirittura messo una cimice sulla scrivania davanti a quella della ragazza per poterla spiare. Era anche sottoposto alla misura cautelare del divieto di avvicinamento alla donna.
Lui si è difeso smentendo queste circostanze, dicendo che la cimice era la sua ma non funzionava e non l’aveva piazzata lui, che i messaggi che le mandava erano in risposta a quelli della donna e che lei aveva un altro uomo oltre a lui. Ferito, aveva reagito male mandandole dei whatsapp pesanti, ma non voleva né perseguitarla né farle del male e non ha praticato nessuno stalking.
Il giudice non ha però creduto alla sua versione di fatti.



