“E se fossi venuto a mancare ieri?”
Se io voglio tutelare il mio compagno/a e fare in modo che, nel caso in cui io venga a mancare, a lui/lei vada parte (o tutto) il mio patrimonio, posso ad esempio utilizzare lo strumento della polizza
Oggi condivido con voi quanto emerso durante un appuntamento della scorsa settimana, con una coppia diventata mia cliente da meno di un mese.
Inizialmente mi hanno chiesto quali tipi di investimento ritenevo più opportuno fare con quanto avevano depositato per proteggere il loro patrimonio, dalle oscillazioni, dagli imprevisti di mercato ma anche dalle situazioni esogene che possono minacciarlo. Facendo qualche domanda in più, maggiormente mirata, ho capito che in effetti la loro preoccupazione principale non erano tanto le eventuali oscillazioni di mercato, quanto piuttosto cosa sarebbe successo all’altro/a nel caso in cui uno dei due fosse venuto a mancare.
E voi? Vi siete mai posti questa domanda:
“Cosa sarebbe accaduto al mio patrimonio se fossi venuto a mancare ieri?”
“Quali sarebbero le conseguenze (anche) economiche sulle persone a me care?”
La risposta è, come spesso accade, dipende.
Dipende dal tipo di relazione della coppia: sposati? Conviventi? Coppia di fatto?
Dipende dal tipo di investimenti scelti: Fondi? Titoli? Gestioni patrimoniali? Polizze?
Se la coppia è unita da matrimonio le dinamiche successorie in caso di dipartita di uno dei due coniugi sono già previste nel codice civile (successione legittima). Se però si desidera che le ripartizioni siano fatte in modo differente rispetto a quanto previsto per legge, è necessario mettere nero su bianco le proprie volontà, fare cioè testamento (successione testamentaria).
E se invece, caso della coppia di cui vi sto raccontando, non si è sposati?
Purtroppo, ad ora, la legge non prevede ancora alcuna tutela dei diritti di natura patrimoniale. Grazie alla Legge n.76 del 2016, nota come Legge Cirinnà, è possibile registrare la convivenza in Comune ed avere così tutelati alcuni diritti in ambito sanitario, ad esempio il diritto ad assistere il compagno/a in caso di ricovero e/o decidere le cure nel caso in cui non sia in grado di esprimere le proprie volontà. La registrazione della convivenza però non prevede però il riconoscimento di diritti patrimoniali per il compagno/a, dunque è fondamentale pensare per tempo quali scelte fare e quali strategie mettere in atto perché venga tutelato/a e quelli che sono “desideri” possano diventare realtà.
In questi casi a mio parere è ancor più necessario redigere testamento ma soprattutto affiancare a quest’ultimo un ragionamento specifico su quali tipi di investimento scegliere.
Se io voglio tutelare il mio compagno/a e fare in modo che, nel caso in cui io venga a mancare, a lui/lei vada parte (o tutto) il mio patrimonio, posso ad esempio utilizzare lo strumento della polizza. Il migliore sarebbe una polizza vita intera in cui io sono contraente ed assicurato e come beneficiario metto lui/lei. In questo modo quanto investito in polizza passerà direttamente, in caso di mia morte, al beneficiario individuato e non rientrerà in successione. Posso infatti decidere di selezionare più beneficiari e la percentuale per ciascuno di loro.
Molto interessanti sono anche i vantaggi in termini di tempo di liquidazione e di tassazione, questi importi infatti sono esenti da imposte di successione. Per questo motivo lo strumento della polizza lo consiglio anche per quanti desiderano stabilire percentuali diverse per i vari soggetti beneficiari posto che – aspetto fondamentale da ricordare – bisogna fare attenzione se possibile a non ledere la legittima. Quanto in polizza esce dall’asse ereditario, ma se un erede legittimo scoprisse di essere stato leso nella propria quota, potrebbe contestare.
Alla fine del nostro appuntamento io e la coppia di miei clienti abbiamo ragionato su come il tema successorio, come d’altronde molte altre tematiche, abbraccia aspetti finanziari, giuridici, patrimoniali e quindi il mio ruolo da consulente è proprio quello di capire esattamente qual è la situazione del cliente che ho di fronte per riuscire a dare consigli “ad hoc”. Ultima precisazione: in questi casi le conseguenze di un consiglio sbagliato potrebbero essere molto più pericolose di una discesa dei mercati, in quanto qui dobbiamo tutelare un soggetto nel momento in cui si dovesse trovare in una situazione di difficoltà emotiva ed economica.
* Sofia Baggi, donna, mamma e libera professionista. Laureata in Economia e Commercio ho poi conseguito un Master in Microfinance che mi ha consentito di fare una delle esperienze più significative della mia vita: un progetto di quasi 3 mesi in Etiopia, per studiare la loro forma di microinsurance e valutare se fosse o meno sostenibile. Dal 2005 sono Consulente Finanziario e, rendendomi conto che la richiesta più forte da parte dei miei clienti era quella di proteggere il proprio patrimonio ed i propri cari ho deciso di approfondire le mie conoscenze conseguendo un Master in Consulenza Patrimoniale con l’Università Cattolica, convinta che solo unendo più discipline (economica e giuridica) sia possibile rispondere alle esigenze di chi si affida a me. Nel 2022 ho conseguito un altro Master in ESG, perché il tema della sostenibilità, i tutte le sue sfaccettature, rappresenta il presente ma soprattutto il futuro. Quel che più mi appassiona nella mia professione è la forte valenza sociale. Ritengo sia fondamentale per ciascuno di noi, fin da giovane, individuare i propri obiettivi abbiamo e capire come è possibile raggiungerli attraverso un’attenta pianificazione. Assegnando le corrette priorità, facendo scelte ragionate che devono poi essere monitorate nel tempo. “Il futuro appartiene a chi crede nella bellezza dei propri sogni” (Roosvelt) – io ci credo e mi piace poter aiutare ciascuno dei miei clienti a realizzare questi sogni. Adoro leggere, viaggiare, nuotare e ascoltare musica.


