L'”Energia Popolare” dell’Europa, Gori: “Servono politiche di rilancio e investimenti per demografia e sanità”
La convention organizzata da Davide Casati, nuovo referente regionale insieme a Anna Scavuzzo per l’area Bonaccini, ha chiamato a raccolta molti dei politici del Pd per ragionare su welfare, demografia e immigrazione
Milano. La convention di “Energia Popolare”, la mozione del presidente del Pd Stefano Bonaccini, sbarca a Milano, precisamente all’auditorium Testori di Piazza Lombardia e lo fa per raccontare dell’Europa che il mondo Dem immagina e per la quale lavora. “L’Europa che vogliamo”, questo il titolo della mattinata dedicata al tema, nella quale si sono alternati molti voti noti della politica nazionale e che sono stati guidati al ragionamento, raccontato da più punti di vista, da Davide Casati,consigliere regionale e fresco di nomina, insieme ad Anna Scavuzzo, vice sindaco di Milano, come referente regionale della mozione Bonaccini.
“L’obiettivo è quello di non disperdere le energie del Partito Democratico rispetto ad un argomento mai come oggi importante e determinante – così Casati –, con l’intenzione di confluire pensieri e parole dei nostri rappresentanti in una logica positiva e propositiva, portando proposte e non in contrapposizione. Non disperdere così le risorse umane e le riflessioni di chi ha scelto, l’anno scorso, di sostenere la mozione di Bonaccini. La volontà è dunque quella di tenere unite queste persone che hanno concorso a dar vita ad “Energia Popolare” e di farlo regione per regione. Si tratta di un patrimonio umano e valoriale decisamente importante, che come tale non va disperso. Ecco perché abbiamo scelto di dar vita a questa iniziativa che dà un sostanziale contributo valoriale dal punto di vista politico”.
Sul palco, nel corso del secondo panel di lavoro, “La società che cambia: lavoro, welfare e migrazione”, anche il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, candidato in pectore alle Europee, chiamato a portare l’analisi e le riflessioni sui fattori che più degli altri possono determinare il cambiamento: “Sono molteplici, ma quello di maggior impatto è la crisi demografica che investe e insiste in Europa in maniera non uniforme – così Gori -. In alcuni Stati lo fa in maniera sufficiente, ma in altri no. Basti pensare che, come dato generale, la previsione racconta di una popolazione che, nel 2100, diminuirà di 30 milioni di abitanti, riversata sulle fasce più giovani e con un aumento esponenziale di quella anziana. Quella ad esempio degli Over 80 sarà il doppio e quella centrale, da lavoro, subirà un crollo di 55 milioni, al netto degli attuali flussi migratori. L’Italia è l’epicentro del fenomeno, si trova nelle posizione peggiore, è il terzo Paese più vecchio del mondo, tanto che la percentuale degli Over 60, nel 2050, passerà dal 24% al 36%”.
Il tema è certamente legato anche alla denatalità: “Si fanno meno figli, certo. Ma anche in questo caso, la percentuale è distribuita in maniera non omogenea: cresco la Francia e la Germania, mentre l’Italia è all’ultimo posto ma tra i primi per l’allungamento della vita. Una combinazione che produce una contrazione negativa per la fascia della popolazione producente, oltre che quella relativa alla base fiscale, con un forte incremento dei costi della sanità, rispetto proprio all’invecchiamento. Il nostro sistema sanitario, del resto, è sotto finanziato e la proiezione è preoccupante: oggi abbiamo 134 miliardi di spesa, ma con un futuro legato a 4 milioni in meno di occupanti, arriveremo a 211 miliardi, senza contare l’argomento pensioni. Capite che il nostro welfare è concretamente minacciato da questi numeri. Parliamo molto della crisi climatica, ed è giusto farlo, e in questo senso l’Europa ha fatto e sta facendo molto. Ma l’emergenza è anche sanitaria, materia che necessita con urgenza di grandi investimenti.
Spingere sulle politiche legate alla natalità rappresenta una delle priorità e sappiamo bene come queste siano connesse al lavoro delle donne, alla carenza di infrastrutture che conciliano vita e lavoro, alla parità di genere. Serve una maggiore partecipazione al lavoro anche per i giovani e per gli anziani. Mi rendo conto che è un ragionamento impopolare e difficile, ma il mercato del lavoro non può prescinderne, non può farne a meno.
Oggi la nostra politica promette pensionamenti anticipatici, mentre in Norvegia l’età pensionabile è stata portata a 72 anni. Per far ciò dobbiamo garantire un buon invecchiamento, una buona longevità, con politiche attive che partano dalla città fino ad arrivare alle aziende. Altro punto è quello dell’immigrazione che non è una minaccia, un pericolo o un ostacolo. Il ragionamento va ribaltato. Dobbiamo parlare e pensare a flussi legali e sicuri, programmati e governati, che rassicurino il cittadino.
E per far ciò è necessario l’aiuto dell’Europa. Vedo già gli accenni di una competizione tra i Paesi per attrarre quella più qualificata. L’Italia è frenata da una zona grigia legata al lavoro nero. L’ultimo capitolo del ragionamento riguarda la tecnologia: intelligenza artificiale può mitigare la mancanza di lavoro, ma ricordiamoci che gli algoritmi non pagano le tasse e chiediamoci chi veramente si accaparra il suo beneficio economico. Deve essere la politica, tocca noi, al Pd , ai democratici e socialisti far sì che i benefici della modernità siano a favore della comunità”.




